Charity Shop: il riuso che fa del bene

Se avete già visitato una qualsiasi città britannica, dovreste aver notato questi particolari negozi

oggetti esposti in vendita
m&s - oggetti esposti in vendita in una Charity (foto © media & sipario)

Sono "monomarca" e dentro ci si trova praticamente di tutto. Sono in alcuni casi anche specializzati, principalmente in mobili o elettrodomestici (soprattutto per la gestione degli ingombri), ma più facilmente generalisti e variegati nell'esposizione. Al 90% e più offrono prodotti usati, anche se è facile trovare "pezzi" che non hanno mai sentito battito cardiaco (cit.). I brand rappresentati sono rigorosamente catalogati e controllati dalle solerti autorità di vigilanza britannica, molto poco inclini a non accorgersi di eventuali furbetti e intervenire drasticamente e velocemente, di conseguenza il cliente/donatore ha la certezza quasi assoluta che il suo denaro/oggetto prenderà la strada corretta, ossia verrà investito in ricerca scientifica, il più delle volte, o comunque impiegato sempre a fin di bene per chi ne ha bisogno (essere umano o animale che sia). Anche il cortese personale di ogni negozio è totalmente volontario e si pone al servizio della comunità senza pretendere nulla in cambio, probabilmente riceverà un "grazie" e sicuramente una tazza di tè o caffè (vedi cartello nella galleria fotografica a fondo articolo), forse un ulteriore piccolo sconto sugli oggetti entrati nel negozio.

Le charity sono dovunque, in rappresentanza di conosciute fondazioni nazionali e istituti di ricerca scientifica quelle più grandi, ma anche meno blasonate, ma ugualmente di supporto economico di piccole realtà, comunque tutte sempre molto ben organizzate e con logistica da impresa. Una volta varcata la soglia del negozio, si trova più o meno di tutto: dagli abiti usati alle scarpe, libri di qualsiasi genere e dvd, dischi e cd, piccoli oggetti di arredamento e quadri, ma anche grandi elettrodomestici o mobili, piatti, tazzine e bicchieri, e molto, veramente molto altro ancora. Entrare in una charity significa anche venire a contatto con la curata e diffusa passione per il collezionismo dei sudditi di Sua Maestà.

Il concetto alla base di tutto è che quello che si porta alla charity viene donato e deve essere in buone condizioni, così da poter essere catalogato (tutti i negozi che abbiamo finora visitato in molti anni di acquisti e in molte città sono dotati di un efficiente sistema di archiviazione elettonica, codice a barre e pos, direttamente collegato alla cassa). Dall'altra parte chi acquista, dopo aver verificato lo stato e la taglia dell'oggetto desiderato (tutti i prezzi sono chiaramente esposti) riesce a far suo un "second hand" ancora perfettamente operativo, contribuisce a fare del bene con il suo denaro (la richiesta economica non è mai esagerata) e a dare un'altra vita a qualcosa che non serve più a qualcuno, ma non per questo deve finire al macero.

In alcuni casi si entra anche nella vita del proprietario originale, ovviamente senza sapere chi sia, visto il maniacale rispetto britannico della privacy, e ci si chiede cosa sia successo, per fare un esempio, alla persona che su un CD (acquistato per 35p) ha scritto: "31 gennaio XX - 31 luglio XX. Esattamente 6 mesi fa alle ore 11 ci incontravamo per la prima volta. Grazie per ogni minuto. Firma". Considerando che il compact disc è stato poi portato a una Charity (dove lo abbiamo preso facendoci qualche scrupolo per la violazione dell'intimità di chi lo aveva donato), la storia sentimentale di questa coppia deve essersi interrotta e nemmeno nel modo migliore, ma anche questa è una nostra ipotesi, che non troverà mai risposta.

In conclusione, quando si entra in un Charity Shop si contribuisce a fare del bene agli altri e allo stesso tempo ci si assicura un reale risparmio sull'acquisto di qualcosa che ci è necessario. E se non fosse così? Che problema c'è: basta portarlo o riportarlo in una Charity, verrà rimesso in circolo e probabilmente a qualcun altro potrà servire, noi il nostro contribuito comunque lo abbiamo dato.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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