Ugo Dighero è un Mistero Buffo (intervista)

Ugo Dighero e Mistero Buffo sono una "fabulazione" teatrale che affascina da più di 30 anni

Ugo Dighero
m&s - Ugo Dighero (foto © Bepi Caroli)

Se il mondo dello spettacolo (meno quello teatrale) ci ha abituati ai rapporti lampo, lo stesso non succede fra attore e testo. Ed è infatti quello che accade al rapporto costruito tra Ugo Dighero (attore e regista) e Mistero buffo (di Dario Fo e Franca Rame), visto che si continua felicemente assieme e si ha intenzione di continuare ancora a lungo. Abbiamo colto l'opportunità di poterne parlare con Ugo Dighero in occasione di un suo passaggio sul palcoscenico con l'opera del Premio Nobel per la letturatura (assegnato nel 1997). Un'opera molto amata - non solo da lui, viste le tante e reiterate richieste del pubblico - e rappresentata da circa 30 anni, ovviamente assieme a molte altre.

In Mistero Buffo, come è noto, si fa uso di un linguaggio scenico, il grammelot, che unito alle capacità attoriali (anche a quelle fisiche dell'unico interprete) rende i monologhi irrestistibili. Una lingua straniera (che in realtà non si conosce) con cadenza quasi musicale, piena di miscugli dialettali in prevalenza nordici, di parole inventate (per lo più prive di senso) e figure onomatopeiche. A rendere comprensibile il tutto, donando alle parole maggiore enfasi, sono la mimica e l’allegra gestualità di un Ugo Dighero che diviene inarrestabile. Perché il pubblico si diverta "basta" questo. Ne abbiamo chiesto conferma ad Ugo Dighero stesso nel corso di una breve intervista.

Il testo ha una grande forza, ovviamente, ma c'è dietro anche una grande forza, la sua, come interprete
Io lo faccio da 30 anni ed è sempre una meraviglia per un attore utilizzare quello che ha inventato Fo, questo sistema di fabulazione per cui si ricreano tutti i personaggi, le atmosfere, la scenografia veramente senza niente e senza bisogno di nulla. Solo con un funambolismo attoriale. Per questo è sempre così appassionante e così divertente.

E anche uno spettacolo che mette alla prove le corde attoriali, visto che si struttura solo su di lei
E' proprio questo aspetto che mi affascinò da ragazzo, quando lo vidi per la prima volta. Ed è anche un senso profondo del teatro, il riuscire con la tecnica dell'attore a intrattenere il pubblico utilizzando l'immaginazione del singolo spettatore, simulando nel modo giusto per dare tutti gli elementi e poi la storia o le scene è lo spettatore ad immaginarsele come vuole. E' come quando si legge un libro: non si può essere delusi dal film che ne viene tratto, come capita spesso. Quindi un meccanisco sicuramente molto efficace, bisogna però saper ben guidare la macchina, la macchina attoriale.

Nei suoi 30 anni di Mistero Buffo ha avuto un'evoluzione, anche nel modo fisico di proporlo?
Il tentativo che ho fatto dall'inizio è stato quello di "abbandonare" Fo, perché è una gara persa. Il Maestro lo faceva in maniera efficace e io ho cercato di cogliere altri aspetti di questo testo potentissimo. Quando un attore hai in mano un testo così, può veramente lavorarci bene. Ho scelto di lavorare sui personaggi e mi sono ovviamente allontanato dal modello originale, cercando di farlo mio il più possibile e questa scelta ha funzionato. Lo stesso Dario Fo è venuto a vederlo, molti anni fa al Modena (Teatro Nazionale di Genova, ndr), e funziona, funziona proprio perché non è un'imitazione, ma uno straordinario testo teatrale che consente a chi voglia "funamboleggiare" di provarci e... funziona veramente.

Da Mistero Buffo a Spoon River di Tennesse Williams e Tango del calcio di rigore di Gallione. Sfide sempre nuove?
In realtà quello che un attore vorrebbe sempre fare, interpretare sempre ruoli diversi, fare esperimenti diversi. Ovviamente in questo paese non paga assolutamente. Noi siamo specializzati nelle etichette: quello è un comico, quello è un drammatico e così via. Il fatto di essere eclettici in Italia non solo non paga ma è anche penalizzante. Il mio percorso si è costruito così, sono riuscito a fare dal pupazzo Gnappo a Don Puglisi su Rai 1, ho fatto tante cose diverse e per me è la cosa più divertente che possa accadere ad un attore. La scuola della comicità è poi una scuola grande, il controllo dell'ironia e della comicità danno un'enorme potenza anche sul drammatico , molto spesso non è vero il contrario. La comicità è spesso senza rete, se non si riesce a far ridere è un disatro, invece sul drammatico si può provare a costruire una finta tensione e lo spettacolo riesce ugualmente ad andare avanti. Invece la comicità è una cartina di tornasole immediata, quindi una scuola straordinaria che io frequentato tantissimo, sia in teatro che in televisione e questo mi dà la possibilità di essere eclettico e che mi diverte molto.

Quindi Mistero Buffo farà parte dei suoi percorsi teatrali ancora per molti anni
Finché io tengo, ho voglia di farlo, perché è un impegno fisico non indifferente. Sono due pezzi molto impegnativi, a volte ne faccio anche tre, aggiungendo "La resurrezione di Lazzaro", ed è molto impegnativo fisicamente. Finché tengo botta... E' una galoppata veramente tosta!

In conclusione, Mistero Buffo a parte, riprenderà qualcosa o ha nuovi progetti in vista?
Sì, riprendiamo Alle 5 da me. Poi avevo due nuovi progetti, ma al momento tutto è scomparso, per quello che è successo. Le produzioni che dovevano partire con l'inizio della stagione (2020/2021, ndr) si sono completamente fermate. Farò un po' di televisione, in attesa di buone notizie da parte del teatro.

E unendoci alla speranza - no, certezza - che tutti riusciremo a superare questa empasse, non ci resta che ringraziare Ugo Dighero per la sua disponibilità e Tommaso Caldarelli (ufficio stampa) per aver reso possibile questo incontro. L'appuntamento con Mistero Buffo è nei teatri italiani ancora per molti anni, perché Ugo Dighero terrà sicuramente "botta".

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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