Francesco Guccini e il Locomotiva Day

E corre, corre, corre la locomotiva... per fermarsi alla Stazione Guccini

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore / mentre fa correr via la macchina a vapore / e che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva, come una cosa viva...

La piccola frazione di Sambuca Pistoiese (in provincia di Pistoia) ha visto, per un'intera giornata, le strette vie inerpicate su per i colli riempirsi di circa 500 educati "Romantici Rottami", giunti nel paese di Francesco (sarebbe Guccini, ma nel paese il cognome non è mai usato... tanto si sa, si parla di "quel" Francesco) per la prima edizione del Locomotiva Day, evento in collaborazione con la proloco locale e il Comune di Porretta, che celebra in questi giorni il 150° anniversario della tratta ferroviaria porrettana.

Ed ecco quindi che grazie all'impegno degli organizzatori, dell'entusiasmo (ma anche della sana e genuina follia) che percorre l'animo dei Romantici e grazie alle potenti vie dei social (ovviamente), un treno a vapore TV 640, con cinque carrozze di tipo "centoporte", è partito dal capoluogo emiliano, carico di persone pronte a festeggiare Francesco, con la flebile scusa della "locomotiva". E a chi importa se la canzone sia del 1972 e non del 1974 o che la locomotiva sia un altro modello.

Chitarre, macchine fotografiche pronte, magliette ricordo per una manifestazione che, oltre a festeggiare l'amatisssimo cantautore, è servita anche a finanziare la costruzione della nuova sede della proloco, distrutta in un incendio e che ha visto partecipanti da ogni dove. Abbiamo incontrato persone provenienti da Firenze, Roma, Milano e Rieti. Ma sentendo parlare attorno a noi, riteniamo si scendesse ancora parecchio lungo l'Italia, una folla festante per un evento che non si poteva e doveva mancare.

E di questo si è trattato, una vera e propria festa per un artista, ma ancora di più per un uomo, resa ancora più intesa dall'intervento del diretto interessato che, con il suo solito humor, ha tenuto a precisare: "Sono felice e vi ringrazio di essere qui ma vorrei raccontarvi una cosa: a Chacarita di Buenos Aires è sepolto Carlos Gardel e la sua statua, a dimensioni naturali, è meta di pellegrinaggi e doni. A Parigi lo stesso per quella di Jim Morrison e così quella di Augusto Daolio a Novellara... Ma io sono ancora vivo, non sono morto... sempre che distratto come sono non me ne sia accorto... c'è ancora tempo per i pellegrinaggi!". Questo prima di "ritirarsi" per un caffè con gli amici dell'Associazione e tornare a casa.

Inutile raccontare come le sue parole siano state accolte nel silenzio più assoluto, quasi religioso, e poi fragorosamente applaudite, rigorosamente tutti in piedi. Un intervento breve com'è nel suo costume, nello stile epico del "mi disseto e poi andiamo a cominciare" con cui era solito aprire molti concerti. Ci rimane difficile, svestendo i panni dei cronisti (d'altra parte non siamo riusciti ad indossarli nemmeno per un minuto), capire quale motivo spinga così tante persone, di età e cultura così diversa, a stringersi con affetto "vero" attorno a una persona che è sempre stata schiva del successo e dell'attenzione mediatica.

Accostarsi a Francesco Guccini, a quanto ha messo in musica o scritto nei libri ha il significato di qualcosa di reale, senza aromi artificiali, senza mediazioni, è il pensiero "contadino" di un uomo, ma che ti fa tornare a quando i contadini conoscevano a memoria la Divina Commedia e con il vestito della festa andavano all'opera ad ascoltare Verdi. È quell'uomo che poco gradisce il pellegrinaggio continuo degli appassionati (probabilmente il termine "fan" gli si addice poco) e per questo suo giusto e legittimo atteggiamento un'intera comunità gli fa cordone attorno, affettuosamente, in maniera ancora più efficace di tante guardie del corpo.

Ecco, forse Francesco Guccini rappresenta ancora questo, è il simbolo in musica e poesia (anche se ha detto di non essere un poeta) di chi ancora non rinuncia alla propria dignità e non lo ha mai fatto, dal tempo lontano in cui indossava un eskimo che, siamo sicuri, ha ancora nel guardaroba. Una dignità che prima di essere artistica è umana e non ha bisogno di dichiararla, se ne sente fortissima la presenza tutta attorno a lui.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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