Con una qualità vocale forse unica, almeno per l'Italia, e una intelligenza artistica incredibile e veramente fuori dal comune, Mina ha ampiamente dimostrato che non occorre apparire per essere Mina.
Mina. La voce del silenzio: presenza e assenza di un'icona pop è il titolo del convegno internazione organizzato dall'Università degli Studi di Torino, dedicato alla più importante voce della canzone popolare italiana ancora in attività. Una due giorni di studi che avrebbe dovuto svolgersi nel marzo 2020, per celebrare le 80 primavere dell'artista, ma che, causa Covid-19, ha dovuto attendere un anno per essere ricalibrato e adattato all'online, acquisendo però così ancora più pubblico, non costituito dai soli esperti e musicologi, ma anche da quello zoccolo durissimo (di diamante) che continua e continuerà ad acquistarne i dischi (72 finora gli album in studio pubblicati), sapendo già - per lunga esperienza di ascolto - che ogni nuova pubblicazione sarà sicuramente diversa dalla precedente, che potrà anche non piacere (non tutto riesce bene, è fisiologico), ma che in ogni caso porterà con sé quel segno particolare di un'Artista che continua a divertirsi in prima persona e, allo stesso tempo, ha pieno rispetto verso chi le dedica una sana attenzione, anche economica (non che ne abbia troppo bisogno).
Un parterre "scientifico" di tutto rispetto (15 atenei italiani, uno inglese e uno australiano) che ha visto alternarsi molti temi tra loro collegati o paralleli, ma che in estrema sintesi hanno dimostrato quanto Mina sia (stata? ma proprio per niente!) fondamentale per l'intrattenimento cultural-musicale italiano, a partire dagli anni '60. Una grande trasversalità di linguaggi e settori affrontati, anche quando - con il senno di poi - vengono non disconosciuti, ma semplicemente reputati non di qualità (ci riferiamo ai 13 musicarelli girati tra il 1959 e il 1967) e quindi tutti "buttabili". Anche se i relatori riconoscono qualche merito in più a "Urlatori alla sbarra" (1960) di Lucio Fulci, dove Mina interpreta sé stessa, a prematura conferma di essere in grado di brillare in solitaria, malgrado l'esile racconto cinematografico, quasi inutile sequenza di battute tra una canzone e la successiva.
Più incisiva la sua partecipazione televisiva ad alcuni grandi show televisivi (principalmente diretti da Antonello Falqui), dove una Mina elegante e sicura di sé (ci ha evocato alla memoria lo stile di Diana Ross) duetta, presenta e intrattiene con la perfetta semplicità di chi sa di saperlo e poterlo fare, e che l'importante non è finire, ma giocare. Chi scrive ricorda quando da bambino rimase letteralmente incantato, pur comprendone poco il significato, dalla canzone "Parole, Parole", sigla conclusiva del varietà Teatro 10, un mix tra recitato (di Alberto Lupo) e cantato, dove nessun elemento sovrastava l'altro, ma entrambi ne contribuivano al successo. Esaltante, per chi ama la musica, il racconto di Gianni Dall'Aglio (allora batterista della band di Lucio Battisti) di quello che oggi si chiamerebbe sound check, che in realtà si traduceva nell'incontro di due grandi professionisti, ancora forse poco consapevoli di quello che avrebbero significato l'uno per l'altro. Musica dal vivo, applausi veri e trasposizione di un breve concerto in televisione: allora sì e oggi no (e ci fermiamo qui per non prendere la deriva della polemica che ci porterebbe a perdere di vista il vero argomento di questo articolo).
Ci sono solo grandi affermazioni nella carriera di Mina? No, visto il vergognoso comportamento di certa "stampa" (in realtà i termini che avevamo scelto per indicare le testate sono diversi, ma avevamo la certezza che il nostro direttore non li avrebbe consentiti), troppo appassionate dalla volgarità e probabilmente non in grado di distinguere fra gossip, trash e canzone. Un fenomeno solo di allora? purtroppo no: cambiano le epoche, ma la pochezza mentale rimane la stessa, sia da parte degli "operatori" che dal pubblico più becero, quello poco avvezzo alla musica, ma più attento alla propria affermazione - inutile e non richiesta - del sé (due nomi su tutti: Adele e Vanessa Incontrada, a dimostrazione che gli idioti non conoscono confini territoriali). Atteggiamenti che non abbiamo certezza abbiano contribuito all'abbandono visivo da parte della cantante, ma che sicuramente ne hanno provocato una reazione.
Particolarmente toccanti le due testimonianze di Massimiliano Pani e di Ivano Fossati, fondamentali e intimi partner artistici di Mina, che ampliano la visione di una carriera che torniamo a ripetere è unica. Mina viene definita come "una musicista in ricerca permanente" o anche "la più famosa sconosciuta d'Italia", ma siamo tutti concordi nel considerarla come una reale (e rara) intelligenza totale nel settore discografico, in grado di accorgersi, prima di chiunque altro, di come si debba costruire una canzone, o una collaborazione. Lei sa come si devono mettere le mani nella musica, sarà istinto o (più facilmente) esperienza e preparazione, ma lei sa come si deve fare. In conclusione dei tanti interventi e delle suggestioni che abbiamo ricevuto, possiamo affermare che Mina (come Madonna e Aretha Franklin) sia tra le rarissime figure professionali consapevole che è il successo a rincorrerla e non il contrario (il pensiero è di Ivano Fossati e chi siamo noi per contraddirlo?). Grazie Signora Mazzini del suo splendido contributo alla cultura. Da ossequiosi rimaniamo in attesa di essere nuovamente stupiti dal suo prossimo disco, senza fretta, solo quando e se lei vorrà.







