Conosciamo già questa forma di intrattenimento, vedi Grace Hall interpreta la giocosa seduzione del burlesque (intervista), spesso declinata da bellissime ragazze non eccessivamente vestite. In realtà. almeno secondo Treccani, è uno spettacolo satirico nato per sbeffeggiare e ridicolizzare gli altri generi di rappresentazioni teatrali, maggiormente paludate. Il passaggio di attenzione verso la società bacchettona della fine del Settecento è stato di conseguenza rapido. Il burlesque si è poi costantemente messo in gioco come strumento seduttivo, ma maggiormente come palestra di maggiore conoscenza e accettazione di sé per ragazze e signore. Una vera e propria scuola dove, in primis, divertirsi e divertire. Ma è così ancora oggi? Ne parliamo al telefono con una delle performer più interessanti e conosciute del panorama burlesque italiano, Giulia Di Quilio, in una pausa tra uno spettacolo e il successivo.
Lo spettacolo di burlesque deve sempre attenersi a dei canoni già fissati o c'è libertà di improvvisazione?
Il burlesque ha un suo codice, che è quello con cui si comunica con il pubblico, questo anche per via di certi accessori, per fare un esempio i ventagli o i corpetti. Tutto questo identifica molto il burlesque, però poi all'interno della performance c'è qualsiasi cosa, per quello è considerata un'arte performativa.
È quindi una sorta di contenitore generale
Volendo sì. Nell'arte performativa si può mettere qualsiasi cosa, così nel burlesque. Si trovano elementi di body positivity (accettazione di ogni aspetto fisico, ndr), esaltazione dell'identità di genere, si lega a tante tematiche diverse e dentro ogni artista mette il proprio mondo. Non ci sono dei particolari limiti, ci sono delle performer americane che fanno satira alla società contemporanea americana. In uno spettacolo di burlesque può entrare veramente di tutto. Si presta a grande creatività e probabilmente è anche questo il motivo del suo successo.
Il burlesque contemporaneo si fonda ancora sul classico, per fare un esempio, Lido di Parigi, o è andato oltre?
Per quanto mi riguarda io cerco sempre di inserire gli elementi classici, i ventagli di piume, i continui cambi di costumi che riempono la scena, che sono fondamentali. Dovendo fare uno spettacolo dove è forte la presenza dello strip-tease, il valore simbolico del costume, che via via si toglie è fortissimo, fondamentale.
Immagino, a questo punto, che i costi di allestimento vadano molto oltre il semplice monologo...
Nel mio spettacolo io non sola, ma sono accompagnata da una band di quattro elementi che propongono dal vivo tutti gli accompagnamenti musicali. Nel passato le performer non si esibivano sulle tracce mp3 e per restituire i fasti di quel passato abbiamo pensato di mettere dentro anche la band. I costumi sono tanti e molto ricchi e c'è anche una bella scenografia. Insomma lo spettacolo è abbastanza importante. Nel mio piccolo cerco di riproporre una piccola Broadway ogni volta che vado in scena, almeno tento di restituire quel clima.
Il suo spettacolo è un excursus storico sul burlesque
Presento in scena le performer che hanno reso grande questa disciplina, ma che in Italia, dove il burlesque è arrivato abbastanza di recente, sono sconosciute. In America, invece, agli inizi del '900 c'è stata la Golden Age, quindi il massimo splendore. Sono storie pazzesche che io ho scoperto studiano direttamente le fonti originali quando nel 2013 ho scritto il mio libro sulla storia del burlesque. All'epoca la donna media americana era una casalinga, al massimo la maestra o la segretaria. E chi si approcciava al burlesque diventava una star, era la seconda industria dell'intrattenimento dopo Hollywood, ma sempre con lo stigma sociale perché si spogliavano. Ho portato in scena questo mondo, anche tragico, ma non molto diverso da quello di oggi.
Che pubblico di riferimento ha il burlesque? Lo immaginiamo come adulto, in coppia e amante di ogni forma di arte. È così?
È sicuramente così, il mio pubblico è maturo, più o meno parte sempre dai 30 anni a salire. E devo dire che il burlesque piace tantissimo alle donne. Alla fine degli spettacoli, sono proprio le donne che mi si avvicinano e che sono maggiormente incuriosite. Non a caso vanno fortissimo i corsi, perché essendo il burlesque un'arte prettamente femminile, poi piace proprio alle donne, che lo vivono in maniera molto empatica.
Non mi dica che sono gli uomini quelli portati in teatro e non i promotori...
Non dico questo, è ovvio che questo spettacolo piace molto anche agli uomini, ma le donne apprezzano la visione della performer che si libera e si compiace, anche di un corpo non sempre perfetto, in qualche modo questa esposizione libera il corpo anche delle altre donne. La donna apprezza le sfumature del femminile.
Gli uomini guardano e non si pongono domande: non indagare come lo fanno, ma goditi i risultati *
Generalmente i complimenti arrivano più dalle donne. Gli uomini rimangono più intimoriti di fronte a una donna consapevole, anche eroticamente, invece le donne si avvicinano estasiate.
Un'ultima domanda, nel 2022 c'è ancora bisogno di affermare la libertà del corpo femminile?
Assolutamente sì, e lo dico anche nello spettacolo. La domanda che mi fanno più spesso è "ma che ne dice tuo marito del tuo lavoro" (siamo sgarbati, la interrompiamo per commentare che sia un'affermazione da medioevo, ndr). Me lo chiedono continuamente, anche giornalisti e persone del mondo dello spettacolo. Significa che ancora sottopelle, nella nostra società esiste il condizionamento per il quale una donna appartiene a un uomo e che non è possibile che nessuno non debba dire nulla se una donna si spoglia.
E con un'affermazione, altrui, così cretina che più cretina non si può, ringraziamo Giulia Di Quilio per il tempo che ci ha dedicato e suggeriamo al nostro pubblico, maschile/femminile e soprattutto intelligente, ad assistere a un suo prossimo spettacolo. Ci congediamo, anche dai lettori, con una seconda citazione, sempre dallo stesso film di prima (* da Operazione sottoveste di Blake Edwards del 1959): Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma le opinioni che essi hanno delle cose: lo stesso atteggiamento di chi pontifica senza conoscere.








