Grace Hall è il nome d'arte di una giovanissima e solare attrice romana - all'anagrafe si chiama Emma Nitti - che porta il burlesque italiano con orgoglio (e professionalità) sui palcoscenici del mondo. L'abbiamo intercettata dopo un tour in Canada e negli Stati Uniti e il successo ottenuto al Summer Jamboree Festival di Senigallia, probabilmente la più importante manifestazione al mondo dedicata agli anni '40 e '50 (350.000 presenze in questa edizione).
Anche in Italia esiste quindi attenzione per il burlesque
Dobbiamo fare una premessa, in Italia ancora non si sa bene che cosa sia questo "burlesque". Io ho iniziato in tempi non sospetti, quando ancora nemmeno si sapeva cosa significasse la parola. E' un varietà, un susseguirsi di numeri come quello che una volta si chiamava "rivista" in Italia. Poi, complici alcuni fatti di cronaca, la forma artistica è stata deviata dal suo significato reale che è e rimane quello di uno spettacolo a tutto tondo, che include diverse abilità.
Un varietà non affidato alle battute, ma all'esternazione fisica. Possiamo definirlo così?
In Italia a livello mediatico grande impulso lo ha dato l'esibizione di Dita von Teese al Festival di Sanremo, ma si fa ancora confusione. E' un varietà che contiene vari elementi, tra i quali anche quello dello spogliarello, ma è un pretesto per raccontare a livello performativo un personaggio. C'è quindi uno studio sul gesto, sulla personalità ed è importante il dialogo con il pubblico, il "teasing", l'ammiccare per provocare, che comunque si coniuga con diverse abilità, nel mio caso - per esempio - il canto. Poi ci sono artiste che ci mettono il circo, con acrobazie e quindi un lavoro specifico sul corpo...
Sono molte le sfaccettature?
È un contenitore molto vasto, meraviglioso. Io sto girando adesso un documentario sul burlesque che uscirà il prossimo anno, sul quale sto lavorando da circa un anno e mezzo. Nei miei tour ho raccolto molto materiale che sto rielaborando per mostrare alla gente quante declinazioni ci sono nel burlesque. In più Ho una scuola a Roma dove mi piace insegnare questa forma d'arte.
In questo caso (insegnamento) è più una forma di attività fisica o artistica?
Sicuramente è una forma artistica, dove bisogna interpretare, ma si lavora con il corpo. Non è importante essere delle acrobate o delle ballerine, a volte la ballerina eccessivamente brava o impostata distoglie dalla dialettica del teasing che deve sempre essere predominante. Si lavora sulla musica e sulla danza, ma non è un ballo, bisogna lavorare sulle attese, bisogna stuzzicare il pubblico, bisogna lavorare molto sul gesto e sul controllo del proprio corpo.
Con una forte consapevolezza di sé...
Assolutamente. In questo caso la donna diventa soggetto e non oggetto, questo è molto importante. Chi va sul palco senza preparazione e si toglie semplicemente i vestiti, pensando che quello sia burlesque, in realtà fa altro. C'è un enorme lavoro dietro un numero che dura una manciata di minuti, si riesce a capire solo studiandolo. Ho allieve, nei miei corsi, che non hanno nessuna aspettativa di salire su di un palcoscenico, ma vogliono semplicemente acquisire consapevolezza, amare di più e accettare meglio il proprio corpo.
Ringraziamo Grace Hall e la lasciamo perché abbia il sufficiente tempo per cambiarsi e prepararsi a salire in scena. Noi ci accostiamo al palco per assistere al suo show. La sua esibizione è esattamente la sommatoria di tutto quello che ci ha così entusiasticamente raccontato. C'è ammiccamento, attento studio di ogni gesto, anche il più banale, controllo della situazione e padronanza del palco. Ma soprattutto c'è un gioioso e giocoso divertimento dove l'artista sa di condurre un seducente gioco e il pubblico, principalmente quello maschile, accetta di buon grado di farsi sedurre. Condensando tutto in un'unica parola, è burlesque!








