Quelle Canaglie di Carrozzeria Orfeo

Un'appendice formale di Carrozzeria Orfeo per portare spettacoli, ancora più visionari, in altre realtà

una scena dello spettacolo
m&s - animazione de Le Canaglie (foto media & sipario)

Chi apprezza - noi in primis - la drammaturgia contemporanea, tagliente e incisiva, conosce sicuramente i Carrozzeria Orfeo, nome dietro il quale un manipolo di teatranti butta in faccia al pubblico italiano, ma anche alla società in determinata dissoluzione, tutti i suoi errori, trasformandoli in acute analisi, alias spettacoli, di costante e crescente successo. Quello che, almeno noi, non sapevamo è che al fianco di Carrozzieria Orfeo si posiziona anche un'altra compagine, maggiormente votata alla performance visiva e musicale, dal nome Le Canaglie. Ad entrambe fornisce il proprio apporto Gabriele Di Luca, che abbiamo intervistato.

La prima domanda non può non riguardare Le Canaglie: chi sono?
Le Canaglie è una costola di Carrozzeria Orfeo. Giacomo Trivellino e Federico Bassi hanno sempre curato tutta la parte grafica di Carrozzeria Orfeo, dalle locandine ai disegni per le magliette, a volte le copertine dei libri, mentre Massimiliano Setti (codirettore artistico di C.O., attore e regista) e soprattutto in questo caso compositore, ha sempre curato tutta la parte musicale. C'è stata la volontà, a partire da sette/otto anni fa, di provare a lavorare su un nuovo genere, che era una diversificazione, ovvero l'illustrazione dal vivo degli spettacoli con le musiche dal vivo. Così sono nate Le Canaglie, costola che crea questi tipi di spettacoli, più performativi.

Le Canaglie corrispondono allo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson per i Pink Floyd...
Esatto (sorride, ndr), mi piace molto come definizione e un po' è così. Per questa messa in scena è stata ripresa una drammaturgia del 2011/2012, scritta da me, che è stata rivisitata, riscritta e riletta appositamente per Le Canaglie.

Una proposta strutturata per questa stagione?
È stato ripreso due anni fa, sulla base di due esigenze fondamentali: uno, creare un nuovo contesto per Le Canaglie e due, dopo anni di spettacoli dall'allestimento molto impegnativo, volevamo fare qualcosa di più "piccolo" che potesse andare a intercettare tutti quegli spazi che facevamo nei primi anni della nostra carriera e dove non entriamo più fisicamente con gli spettacoli più recenti, perché hanno degli allestimenti oramai troppo impegnativi. Volevamo fare qualcosa che potesse andar bene anche per i festival estivi, per spazi più piccoli e all'aperto. È uno spettacolo molto trasversale, che può essere fatto anche in dopo festival. Andava quindi a esaudire queste due esigenze.

Dagli stabili all'off o, rimanendo in ambito musicale, un ritorno ai club...
Sì, diciamo in parte. Continua la produzione di spettacoli grossi, allo stesso tempo vogliamo tenere nel nostro repertorio, com'è stato con lo spettacolo di stand up comedy Stupida Show!, anche qualcosa di più piccolo, che possa entrare in tutti quegli spazi in cui con gli spettacoli più grossi non si può andare. Ogni anno abbiamo molte richieste da spazi più piccoli, ai quali magari dobbiamo dire che con questo spettacolo non ci stiamo, ma abbiamo Robe dall'altro Mondo. E sono due anni che sta girando e anche in questa stagione faremo una ventina di repliche.

Un chiarimento: è una questione di budget o di dimensioni?
Mi riferisco al palcoscenico. Faccio un esempio: Salveremo il mondo prima dell'alba ha sei attori in scena e grandi scenografie che hanno bisogno di uno spazio adeguato, altrimenti l'allestimento non ci sta proprio dentro il teatro. Con palchi piccoli (7x8 metri) o festival all'aperto, che possono essere in alcuni casi limitanti, non possiamo andare, invece con Robe dell'altro Mondo, sì.

Dopo 12 anni cosa è cambiato (se lo è) nella società che accoglie gli alieni dello spettacolo?
Questa è stata la cosa incredibile. Quando ho ripreso in mano il testo e ho dovuto riadattarlo, mi sono accorto con stupore, ma anche con una certa dose di felicità, che lo spettacolo non era invecchiato, perché parlava di paure metropolitane che nella realtà negli anni si sono acuite e che forse oggi sono ancora più attuali che ieri. Quando ho iniziato a scriverlo, si iniziava a dibattere sulla rabbia e sulle collisioni sociali, oggi, paradossalmente, è quasi più attuale, ovviamente se visto dall'occhio dell'autore. Ma anche io ho 12 anni di più, ho più esperienza e per questo spettacolo ho fatto delle modifiche, corretto delle cose e migliorato altre, però il sunto, la base, il nucleo più emotivo del lavoro, è rimasto intatto.

Non abbiamo quindi scampo: possiamo solo che peggiorare...
I miei testi partono dal presupposto che siamo 8 miliardi ma, come autore, io mi concentro sulla singolarità, quindi vengono messi in campo dei personaggi che rappresentano sia gli esseri umani che le loro funzioni sociali. A cercare, l'elemento di speranza c'è sempre, ma si concentra nella nostra responsabilità individuale, nel modo in cui possiamo affrontare le piccole cose di tutti i giorni, con maturità. Il mondo è in mano alla scelta individuale. Prima di poter risolvere i grandi problemi della collettività, c'è bisogno di tornare al rapporto 1:1, a come mi pongo con te in questa intervista o a come ci poniamo alla cassa del supermercato o in auto in mezzo al traffico. C'è una speranza di cambiamento in tutti quei personaggi all'interno degli spettacoli che stanno lottando e ci stanno provando a essere migliori. Ovviamente c'è anche il ritratto di una società che è certamente preoccupante e pericolosa.

E sulla base di questa lievissima speranza di miglioramento dell'umanità (sulla cui possibilità abbiamo abbastanza dubbi), ringraziamo Gabriele Di Luca della sua disponibilità e lo lasciamo al suo lavoro, sollevandolo dalle altre decine di domande che la nostra piacevole conversazione hanno stimolato.

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Robe dell'altro Mondo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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