Pavarotti e il suo teatro. I 9 do di petto

I 9 "do di petto" di Luciano Pavarotti guidano i visitatori alla scoperta di un tesoro modenese: il teatro comunale

Fino al 31 ottobre del corrente anno, in occasione delle celebrazioni per l'ottantesimo compleanno di Luciano Pavarotti e in concomitanza con l'Expo 2015 di Milano, è possibile visitare una piccola mostra dedicata al grande tenore. L'occasione è ghiotta anche per approfittare della visita guidata al Teatro Comunale, gioiello culturale e architettonico nel centro storico di Modena, in via del Teatro, uno scrigno di tesori che poche persone in Italia (e forse anche a Modena) conoscono.

Se all'ingresso dalla biglietteria l'impressione è che il teatro, progettato nel 1938 per volontà del marchese Ippolito Livizzani - nella veste di podestà di Modena all'epoca del duca Francesco IV di Modena che contribuì alle spese di costruzione - sia di piccole dimensioni, già dal foyer, lanciando un'occhiata verso la platea si capisce le "misure" non sono proprio da piccolo teatro. Anche perché, come ci ha spiegato la preparatissima guida del Fondazione Teatro Comunale, per poter dar vita all'area di duemila trecento metri quadrati dell'allora Teatro dell'Illustrissima Comunità di Modena furono demolite tredici abitazioni, una delle quali abitazione di Carlo Goldoni.

Il teatro fu costruito in tre anni e inaugurato la sera del 2 ottobre 1841 con l’opera Adelaide di Borgogna al Castello di Canossa, un nuovo melodramma in tre atti composto, per l'occasione, da Alessandro Gandini, compositore di Corte, su libretto di Carlo Malmusi, poeta ducale. Con cinque ordini di palchi, l’ultimo dei quali destinato a loggione, ed una platea discretamente vasta il Comunale raggiunge la capienza complessiva di novecentocinquanta posti.

Il "gioiello" modenese ha ancora qualche parte di arredo originale nonostante abbia avuto momenti di splendore alternati a momenti drammatici come l'essere adibito, tra il 1915 ed il 1923, a magazzino militare per la prima Guerra Mondiale. L'Atrio di forma ovale presenta la prima particolarità: sembra abbia pareti di marmo e invece è gesso, manipolato, trattato e dipinto da artisti carpigiani in modo da simulare il marmo colorato. La platea, di forma ellittica, ha un pavimento ligneo che poteva alzarsi sino al palcoscenico per ottenere un’ampia sala da utilizzare in occasione delle feste da ballo grazie ad un argano sottostante. Durante i lavori di restauro conservativo del  Teatro (realizzati in due anni grazie al Comune di Modena, con il contributo della Comunità Europea e della Regione Emilia-Romagna e terminati nel 1998) l'argano è stato provato ed è risultato funzionante. 

Dietro il velario tradizionale un altro tesoro: il sipario storico del pittore modenese Adeodato Malatesta, direttore dell’Accademia Atestina di Belle Arti, sul quale è raffigurato Ercole I d’Este in visita al teatro da lui fatto erigere a Ferrara nel 1486. Il restauro di questo sipario ne permette l'utilizzo durante l'esibizione dei solisti lirici.

Dallo scalone dei palchi, in corrispondenza del terzo ordine, si accede alle sale del Ridotto, con pavimento ligneo originale e con, nelle zone antistanti, i "nove do di petto" di Pavarotti. A ispirare il titolo è l’esibizione del 1966 alla Royal Opera House di Covent Garden di Londra in cui il tenore si esibiva nella “Figlia del reggimento” di Donizetti. Nell'opera c'è un difficile passaggio che i tenori tentano di evitare perché in una cinquantina di misure l'artista dovrebbe emettere otto do di petto. L’esperto di lirica Rodolfo Celletti, racconta come Pavarotti “non solo sparò gli otto do di petto uno dietro l’altro, ma ne aggiunse un nono in regalo, alzando di una quinta il fa conclusivo”.

E il percorso allestito al Comunale richiama appunto quella vicenda, mettendola idealmente in parallelo con la carriera di Pavarotti: ad ogni nota viene associata una significativa tappa biografica e quindi si trovano fotografie scattate con il padre (anch'egli cantante) l'inizio della carriera nella corale Rossini, alcuni oggetti in "prestito" dalla casa museo, il dvd non acquistabile - e quindi preziosissimo - con la registrazione del concerto in occasione dei 40 anni del Maestro.

Collegata al palcoscenico, l'ultimo dei tesori del comunale: la zona che raramente è accessibile al pubblico, cioè la sala di scenografia - uno dei luoghi più affascinanti del Teatro - la quale è stata restaurata e dotata di impianti di sicurezza e di una nuova illuminazione. La sala di scenografia del Comunale è rimasta l’unica in funzione nei teatri storici della regione (ed anche di molte altre regioni di tutta Italia). E' la sala dove gli scenografi possono dipingere i fondali e le scene delle opere (anche quelle che non necessariamente rimangono legate al Teatro stesso). Abbiamo avuto la fortuna di vedere all'opera giovani scenografi dipingere uno dei fondali di un prossimo "Ballo in maschera" ed anche di vedere le locandine originali degli spettacoli di inaugurazione ottocentesca perché "incollati" al legno da allora.

Un'opportunità da sfruttare, quella della mostra, ma soprattutto quella della visita al teatro, che sarà usufruibile anche dopo la chiusura dell'esposizione su Pavarotti, tramite prenotazione. Un'opportunità che ci auguriamo venga colta non solo dal pubblico, ma anche dagli addetti ai lavori. Chissà che qualche altro teatro (sono in buon numero, ma ancora non abbastanza) non apra le sue "porte" su esempio del Comunale di Modena? 

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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