Un incontro musicale coinvolgente, una sorta di "diario musicale" raccontato e cantato, nel quale i ricordi, le esperienze, i treni che passano "... ma bisogna avere in mano il biglietto per salirci" hanno messo in luce non solo il grande chitarrista ma anche e soprattutto l'uomo.
Jeans e polo nera, in mano la chitarra ed ecco i primi accordi, canzoni accennate che fanno immediatamente scattare gli applausi. “Ho iniziato a suonare a 5 anni, chiedendo una fisarmonica a mio padre… dopo sei mesi di insistenze mi portò a casa lo strumento e cominciai a studiarlo seriamente. Un po’ più grande misi la stessa caparbietà nel volere e poi suonare la chitarra e grazie al grande Valerio Negrini (storico paroliere dei Pooh, scomparso lo scorso anno) che mi vide, appena quindicenne, suonare in un pub, qualche anno dopo entrai nei Pooh”.
Una storia raccontata semplicemente, accentuata da piccoli incisi e da accordi, dagli arpeggi che lo hanno reso celebre e dall'interpretazione dei grandi brani del suo sterminato repertorio, sia in gruppo che da solista: "Parsifal", "Vale" (dedicata all'amico Negrini) "Va bene, va bene" di Vasco, fino a "Dove comincia il Sole" e i grandi successi, ovviamente, dei Pooh. Una storia "cantata", da chiedersi addirittura se più con la chitarra o con la voce. Un uomo, un artista, che intrattiene sul palco gli spettatori per oltre due ore e mezza, raggiunto nell'ultima parte dagli amici della Official Tribute Band "Palasport" di Taranto che, dopo averlo accompagnato in tournèe quest’estate, lo supportano nell'esecuzione della tanto attesa "Uomini Soli" e che invita tutti ad attenderlo all'uscita per foto e autografi ai quali non intende assolutamente sottrarsi perché "è bello il contatto vero con il pubblico, non solo vederlo che ti ascolta!"
Una carriera quarantennale. C'è ancora "qualcosa" che vorrebbe fare o che ancora non ha sperimentato? Un sogno nel cassetto?
Nella mia carriera, quasi cinquantennale - sottolinea ridendo - ho fatto praticamente tutto quello che desideravo ed ora... sì, la domanda capita a fagiolo (ride di nuovo) perchè sto realizzando un sogno. Un progetto con il grande chitarrista Tommy Emmanuel. Stiamo registrando un disco pop con impressioni rock e la cosa che più mi fa felice è che con questo progetto discografico faremo una tournèe che girerà non solo l'Europa ma anche l'Italia. Sì, è un sogno che si realizza, una gioia immensa poter suonare con lui.
Sempre più spesso sta tenendo corsi, seminari, stage, incontri... Il rapporto è docente/discente o preferisce avvicinarsi ai giovani?
Incontri è effettivamente la parola più esatta e non credo di dover insegnare nulla a nessuno (crediamo proprio il contrario!). Anzi, nel momento in cui insegni, anzi mostri, racconti a qualcuno qualcosa di te o della tecnica, impari a tua volta perché mostrando agli altri si mostra a se stessi. Sia che sia di tecnica compositiva, che chitarristica che artistica in senso più ampio cerco di raccontare la mia musica e il mio metodo. Quindi non è un seminario, ma un racconto in musica che amo condividere con gli amici. La condivisione è una cosa importante, sia quando mi trovo a suonare davanti a migliaia di persone che a poche centinaia, Anzi! Preferisco evitare servizi d'ordine ed è per quello che a fine di ogni incontro mi fermo con tutti coloro i quali desiderano una foto, un autografo o uno scambio di parole.
Quasi 50 anni di carriera quindi. Un ricordo indelebile, che sia un evento o una canzone...
La nascita dei miei figli! Eh sì, anche quando mi arrivò la lettera in cui mi comunicavano che una rivista tedesca mi aveva assegnato il premio come miglior chitarrista europeo. A distanza di qualche tempo arrivò anche un'assegnazione italiana... Forse si erano accorti di me - sorride.
Visto il successo e l'affetto del pubblico riteniamo che non ci sia bisogno alcuno di commento alla svista. Capita, anche se non dovrebbe.








