Francesco Guccini: Io faccio canzoni, non poesie

La dichiarazione è del diretto interessato, ma leggendone i testi non siamo proprio sicuri che sia così

Quella che segue è la cronaca di una serata all'insegna del ricordo, dell'ironia e della inconfondibile voce del cantautore, purtroppo negli ultimi anni sempre meno cantante, ma ancora in grado - e siamo certi che lo sarà per molti anni ancora - in grado di incantarci con la sua lucida e profonda opera culturale in versi (questo perché non osiamo contraddirlo, altrimenti avremmo scritto più semplicemente poesie musicali).

La canzone sta a Guccini come la poesia sta a Francesco. Un'equazione più che corretta nonostante il cantautore "montanaro" continui a schernirsi, sostenendo che poesia e canzoni siano generi diversi e che lui ha sempre fatto canzoni, non poesie. "Tranne alcune in gioventù... ma per mia fortuna nessuno se ne ricorda", è il suo pensiero ad alta voce e immaginiamo tutti andare alla ricerca di questi versi giovanili. Noi al momento della stesura di getto di questo articolo non lo abbiamo ancora fatto, ma lo faremo e magari dedicheremo un ulteriore approfondimento al Guccini poeta.

In una fresca serata "non" a tema, se non il piacere di ascoltarlo parlare, Francesco Guccini ribadisce  la sua convinzione, nonostante sia stato ampiamente "smentito" dalla performance che lo ha appena preceduto, nella quale due attori (Matteo Cotugno e Alessandro Calò) e un fisarmonicista (Antonio Macaretti) hanno recitato alcune delle sue canzoni.

La suggestiva quanto incompleta (per necessità temporale) scaletta comprendeva: “L’isola non trovata” (1970), “Asia” (1970), “Addio” (1990), “Odysseus” (2004), “Bisanzio” (1981), “Bologna” (1981), “Piccola città” (1972), “Aemilia” (1988), “L’ultima Thule” (2012), “Un altro giorno è andato” (1970) , “Libera nos Domine” (1978), “Su in collina” (2012), “L’avvelenata” (1976), “Cirano” (1996), “Il testamento di un pagliaccio” (2012) e il divertente valzer "I fichi" (1996).

"Ascoltare questi versi è un po' strano... è come se all'improvviso ti mettessero davanti tutte le nefandezze fatte nella vita" - ha tenuto subito a precisare Guccini, salutando l'amico/moderatore Roberto Armenia e il pubblico presente (molto numeroso, ma non ne avevamo dubbi). Certo, se tutti facessero "nefandezze" come le sue, la musica italiana godrebbe di ottima salute invece di fare - sue testuali parole - "Canzoni, brutte, ma soprattutto inutili", canzoni che diventano quasi come un "fazzoletto usa e getta". E in proposito ci rende edotti di una pillola della storia della musica che tutti ignoravamo, a proposito del "genere rap" che "è nato a Borgo Panigale, lo sapevate?", ma lo ha detto ridendo, quindi potrebbe essersi burlato di noi, in ogni caso l'applauso è fragoroso.

Una serata all'insegna dei ricordi: "È affascinante dire che sono nato nella prima metà del secolo scorso..." - ma senza malinconia, anzi, con uno sguardo al futuro; Guccini racconta dalla genesi di "Dio è morto", brano censurato dalla Rai ma trasmesso da Radio Vaticana; gli scherzi architettati con Carlo Petrini (il fondatore di Slow Food) a danno di alcuni ragazzi romani che volevano, da Bra, arrivare in Francia a piedi. "Abbiamo detto loro che per entrare in Francia avrebbero dovuto sostenere un esame, che abbiamo preparato ponendogli delle domande assurde, e chiedendo loro di portare un chilo di terra italiano in Francia e viceversa. E sono tornati con il chilo di terra francese!".

Una serata tra amici, tra cui Valerio Massimo Manfredi, dove gli aneddoti vengono svelati anche da Guido De Maria, celebre anche per essere stato il papà televisivo di Supergulp, che ha ricordato, in un divertente siparietto, la pubblicità di Carosello nel quale hanno lavorato insieme: quella del pirata Salomone per Amarena Fabbri (allo stesso spot ha lavorato anche Bonvi). Da notare che lo sponsor della serata è un diretto concorrente, ma non crediamo che nessuno se ne sia avuto a male.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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