Ugo Dighero in Mistero buffo (recensione)

Ugo Dighero dà voce e corpo a “Il primo miracolo di Gesù bambino” e “La parpàja topola” 

Ugo Dighero in scena
m&s - Ugo Dighero in scena (foto © Bepi Caroli)

Attore e autore di testi satirici, scrittore ed autore di testi teatrali e musicali, ma anche regista, scrittore, illustratore, pittore e attivista. Dario Fo (indissolubilmente legato a Franca Rame) ha riempito i suoi anni di tutte le sfaccettature artistico-comunicative, con un occhio di riguardo per la commedia dell'arte, il meta-teatro e la risata come unica risposta possibile a qualsiasi domanda.

Un "clown", ma anche un menestrello, un cantastorie, un giocoliere delle parole che ha spesso, anzi, sempre, scelto come palcoscenico non quello canonico, ma le piazze, le fabbriche, le case, giocando con le parole come con le note, e con i comportamenti delle persone esasperandoli, "satirizzandoli" (il neologismo potrebbe piacergli) e facendone parodie, per prendere in giro soprattutto i "borghesi" e guardando con ammirazione, imparando da essi, ai grandi del passato, primo fra tutti Charlie Chaplin. 

Da sempre grande studioso, anche senza aver mai concluso gli studi universitari, Fo nel 2006 ha ricevuto la laurea "honoris causa" dall'Università La Sapienza di Roma. La corona di alloro più importante è stata ovviamente quella ricevuta con il Premio Nobel per la letteratura nel 1997, perché “seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. Un evento di alto prestigio, minimamente offuscato da una piccola minoranza, becera e poco avvezza alla Cultura, che trovò molto da ridire sull'assegnazione, confondendo l'espressione artistica con quella politica (non frequentano i teatri, non dobbiamo eccessivamente biasimarli per questo). Tra le sue opere più importanti resta e probabilmente lo sarà per sempre quel "Mistero buffo" che Ugo Dighero, allo stesso tempo, contribuisce a far più conoscere e omaggia, con questa sua performance.

"Erano presenti non meno di tremila persone, sedute dappertutto, l'una sull'altra, e in quell'occasione [fine maggio del 1969, Aula Magna dell'Università Statale di Milano, ndr] recitai per la prima volta Mistero Buff, nella sua prima stesura piuttosto abborracciata. Quell'esibizione si rivelò un inaspettato successo, un fatto davvero rivoluzionario, soprattutto in seguito al dibattito che seguì la rappresentazione. Ci si interrogava sulla reale esistenza di una cultura popolare, cosa che Gramsci in alcuni scritti metteva in dubbio e che altri autori marxisti addirittura negavano". Dai ricordi di Dario Fo, pubblicati nel 2008 in "Il lungo Sessantotto".

Prendere le misure (teatrali) di un Premio Nobel non è una novità per il palcoscenico italiano, basta pensare a quante e quante volte viene rappresentato Luigi Pirandello, stagione dopo stagione. Ma farlo con l'autore ancora vivente (ha appena compiuto 87 anni), è sicuramente altra cosa, anche se vedendo la grande abilità e naturalezza di Dighero abbiamo avuta una diversa sensazione. Uno spettacolo dal clima decisamente ascendente, che parte dalla breve spiegazione dei due brani per poi passare alla loro stravagante e personale interpretazione.

Ad incuriosire il pubblico è sicuramente il grammelot, l’imitazione di una lingua straniera (che in realtà non si conosce) con cadenza quasi musicale, piena di miscugli dialettali in prevalenza nordici, di parole inventate (per lo più prive di senso) e figure onomatopeiche. A rendere comprensibile il tutto, donando alle parole maggiore enfasi, sono la mimica e l’allegra gestualità di un Dighero che diviene inarrestabile. Le battute dei due monologhi, in cui tutti i personaggi vengono interpretati simultaneamente dall'unico attore sul palco, sono rese ancor più spiritose da sporadici riferimenti all'attualità politica, perfettamente integrati nei racconti originali (per questo evocativi, pensiero personale, del pensiero espresso da Tomasi di Lampedusa nel "Gattopardo").

Il primo miracolo di Gesù bambino è la rilettura di un episodio tratto dai vangeli apocrifi che Fo compie utilizzando il tasto dell’ironia, definita dallo stesso Dighero sistema efficace, libero e creativo. Si prende dunque parte al prodigioso volo degli uccelli di creta creati da Gesù e al conseguente comportamento, a dir poco inaspettato, tenuto con il figlio del padrone della città di Giaffa. A divertire è indubbiamente l’interpretazione dell’instancabile Re Magio canterino, perfetta declinazione affermativa dell'aggettivo "buffo".

Le risate dei presenti continuano con La parpàja topola, tratta dallo spettacolo Fabulazzo osceno del 1982. Soggetto della storia, dal titolo facilmente intuibile, è l’organo sessuale femminile, oggetto di menzogne e brillanti equivoci. Ad innescarli è l’ingenuità del povero capraio Giovanpietro, costretto a rincorrere in un bosco la parpàja topola della moglie nella prima notte del suo matrimonio, mentre il prete del paese continua indisturbato a “prendersi cura” della bella e affascinante sposa.

A fine spettacolo lunghi e soddisfatti applauso accompagnano l'attore nei suoi sorridenti ringraziamenti, e Dighero decide di concedere un bis (non sappiamo se già programmato prima di andare in scena). A parlare questa volta è il suo alter ego di successo televisivo Gnappo, che congeda il pubblico con la rivisitazione di una fiaba, La bella addormentata nel bosco. Una insolita ma ugualmente apprezzata conclusione, ma non abbiamo dubbi nel ritenere che anche Dario Fo - se fosse stato presente nella sala - lo avrebbe apprezzato, come abbiamo fatto tutti noi.

Scheda Spettacolo

  • Titolo: Mistero Buffo
  • Genere: monologo
  • Autore: Dario Fo
  • Interpretazione e regia: Ugo Dighero
  • Durata: circa 90 minuti, escluso intervallo
  • Stagione teatrale: 2012/2013
  • Voto: ★★★★☆ (4/5 stelle)
content editor / social media manager
Scrivere mi piace, ma correggere i testi di più. Se mi cerchi e non mi trovi, è probabile sia andata a caccia di refusi. Quando non ho la penna rossa in mano, elaboro strategie per i social.
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