I due protagonisti ci accolgono in sala con il manifesto su cui campeggiano i loro volti: il sorriso di Vittoria Belvedere, nei panni di Eliza Doolittle, e l'enigmatico sguardo di Luca Ward, nei panni del professor Higgins. All'apertura del sipario il pubblico rimane incantato dal Covent Garden, realizzato in maniera efficace dalla produzione di Massimo Romeo Piparo, davanti al quale Eliza Doolittle - una più che praparata Vittoria Belvedere - vende le violette e davanti al quale incontra, per la prima volta, il pigmalione, professore di fonetica, Higgins - Luca Ward, che affascina, non solo con la sua inconfondibile voce, ma anche come interprete di uno dei più amati e odiati professori della storia del musical.
La storia della fioraia, l'anattrocolo che si trasformerà in cigno, si snoda attraverso i balletti e le interpretazioni di tutti gli ottimi attori, a cominciare da Giulio Farnese nel ruolo di Alfred P. Doolittle, il padre di Eliza. Dal "Basta un pizzico" ad "Alfred Doolittle prende moglie", il pubblico non rimpiange (con il dovuto rispetto, distacco e la giusta consapevolezza) Stanley Holloway, magistrale interprete dello stesso ruolo nel film del 1964 (con anche nomination all'Oscar). Ma anche il povero e sempre "bistrattato" Freddy, innamorato ingenuo e innocente di Eliza, con il notevole Giuseppe Verzicco e il placido, elegante e studioso di dialetti indiani, Colonnello Pickering - Enrico Baroni.
Due ore che scorrono velocemente, supportate dall'efficace e realistico allestimento scenico. Il Covent Garden si trasforma all'occorrenza nell'imponente studio del professore di fonetica o nel pergolato che ristora con l'ombra i frequentatori delle corse di Ascot, primo esame da "signora" per Eliza. È in questa scena che Vittoria Belvedere sfoggia uno degli "importanti" costumi in bianco e nero sul quale, se proprio vogliamo trovare un difetto, avrebbero potuto mettere le maniche, più adatte al periodo. Tanti i guizzi di creatività registici da parte di Piparo, come l'idea di far percorrere il corridoio della platea dagli attori mentre, in corteo, vengono presentati al principe durante il ballo all'ambasciata (ottima prova per tutti gli interpreti) che dà anche il tempo agli attrezzisti di allestire sul palco (a sipario chiuso) la scena della sala, e ottimi i tempi "di battuta". Anche i profani (tanto del testo squisitamente teatrale di George Bernard Shaw, quanto della trasposizione musicale) hanno potuto apprezzare la delicata comicità di Pickering o della madre di Higgins.
Storia sempre attuale (c'è chi ha paragonato Eliza ad una moderna Cenerentola o ad una progenitrice di Pretty Woman) con un quanto meno attuale messaggio: il linguaggio è importante e il conoscerne il corretto utilizzo consente di cogliere opportunità che altrimenti ci sarebbero precluse anche se fossimo, come nel caso di Eliza, semplicemente un "diamante allo stato grezzo".
Ci auguriamo che i tanti giovani presenti al musical (forse attirati dal nome conosciuto dei protagonisti - ma non dispiace questo, se serve a far frequentare loro il teatro) abbiano saputo cogliere anche questo aspetto della storia, confrontandolo anche con il periodo attuale nel quale il degrado della parola è ancor più enfatizzato dall'utilizzo scorretto dei social e dalla messaggistica veloce con abbreviazioni di parole che, spesso e purtroppo, si portano anche nel parlare quotidiano.
Peep Arrow Entertainment
Il Sistina
presentano
Vittoria Belvedere e Luca Ward
in
MY FAIR LADY
musical di Friederick Loewe e Alan J. Lerner
da “Pigmalione” di George B. Shaw
con Enrico Baroni nel ruolo di Col Pikering
e con Giulio Farnese nel ruolo di Alfred Doolittle
scene Aldo di Lorenzo
luci Umile Vainieri
suono Luca Finotti
coreografie Roberto Croce
direzione musicale Emanuele Friello
regia Massimo Romeo Piparo









