Cosa succederebbe se fossero gli italiani a dover attraversare miglia e miglia di mare aperto su un gommone per sfuggire alla tanto "cara" Penisola? Ormai allo stremo delle forze economiche, alla ricerca di un rifugio in una terra più accogliente, in questo caso la Somalia. Succederebbe quello che abbiamo visto firmato dalla tastiera (non usa la penna, ce lo ha confermato in una passata intervista) del prolifico autore romano Gianni Clementi, per la regia di Vanessa Gasbarri.
A.D. 2031: il romano Eros (Andrea Perrozzi), ha raggiunto l'Africa 7 anni prima e si è sposato con una donna marocchina che, oltre ad esser gelosa e possessiva, pesa 128 chili! Ma si sa, per la cittadinanza si può anche passare sopra a qualche difettuccio insignificante, come il peso o la differenza di età. L'uomo gestisce una pizzeria e si è fatto raggiungere dalla fidanzata Angelica (Antonia Renzella), innamorata e poetessa, che tenta di far sposare al novantaquattrenne al quale fa da badante, per poterla così “regolarizzare”. E fino a qui niente di nuovo, a parte il luogo. A portare ulteriore scompiglio in questa situazione già instabile - Eros e Angelica devono vedersi di nascosto, perché lei è una “clandestina” - arrivano il "siculo" Orazio (Marco Cavallaro) e il "lumbard" Silvano (Alessandro Salvatori). I due sono appena sbarcati e si nascondono dalla gendarmeria entrando proprio nel ristorante di Eros. Da qui tutta una serie di equivoci e gag nati dall’intreccio, forse un po’ scontato, ma sempre efficace per suscitare ilarità, di alcuni archetipi descrittivi dell’Italia e dei suoi abitanti.
Da nord a sud abbiamo il meneghino Silvano, esempio lampante dell’uomo d’affari che cerca di sfruttare tempo e risorse per fare soldi, il romano Eros che, forte del suo spirito di adattamento, si “arrabatta” mantenendo la storia d’amore con la vulnerabile Angelica. Orazio è invece un isolano dall’animo candido che dopo aver provato a fare il pescatore, ma intenerito dallo sguardo dei pesci che doveva uccidere, ha deciso di portare con sé quanto imparato dal padre: la tradizione dei pupi. Tra una incomprensione e l’altra, soprattutto linguistica, si dipana la vicenda dei “clandestini italiani”. Distopicamente si cerca, in maniera disimpegnata, di immaginare come potrebbe vivere un nostro connazionale medio se si trovasse nella situazione che oggi vivono i tanti esseri umani che affidano al “Mare Nostrum” speranze e ricordi per approdare sulle coste di questa o altre "ospitali" nazioni.
La pièce fa degli interpreti il suo punto di maggior forza. La coppia costituita da Silvestri vs. Cavallaro è godibile e vincente, sfrutta le dinamiche offerte dalle diverse "lingue" e ci vengono così regalate quasi due ore (e forse sono troppe) di leggerezza senza troppe pretese. Avendo già applaudito il Clementi di "Ben Hur" o di "Ladro di razza", ci saremmo aspettati una maggiore incisività sul tema centrale (la visione della clandestinità da chi clandestino solitamente non è), mentre nel corso dell'opera vengono descritte principalmente le dinamiche che solitamente caratterizzano lo stereotipo degli italiani di diversi campanili. Forse la nostra aspettativa era quella di vedere autore e regista comportarsi più da “pupari” consapevoli, invece di lasciare agire i “pupi” in maniera autonoma, ma nel complesso la commedia è comunque piacevole con spunti divertenti e non possiamo (e non dobbiamo) fare a meno di ringraziare, come sempre, chi in questo pessimo periodo sta mettendo in campo le proprie stremate forze economiche per consegnare a noi spettatori due ore di mente portata altrove. E questo non ha prezzo, ma solo - da parte nostra - tanta gratitudine, anche successiva.
La Bilancia
presenta
CLANDESTINI
di Gianni Clementi
regia Vanessa Gasbarri
aiuto regia Valentina De Giovanni
con Marco Cavallaro, Alessandro Salvatori, Andrea Perrozzi, Antonia Renzella
scene Katia Titolo
luci Camilla Piccioni









