Lo stupro di Lucrezia al Calvi Festival

Lettura scenica di un'opera che ha più di 430 anni, ma che sembra essere stata scritta "domani"

Lo stupro di Lucrezia
m&s - Lo stupro di Lucrezia, le cuffie indossate dagli spettatori per l'immersione nella lettura scenica (foto © media & sipario)

La storia della letteratura ci dice che William Shakespeare ha scritto "The Rape of Lucrece" nel 1594, traendo ispirazione dalla violenza subita da Lucrezia, moglie di Collatino, abusata da Sesto Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo, re di Roma. Il gesto e il conseguente suicidio della nobildonna romana avrebbero poi causato l'insurrezione, la cacciata del re e l'instaurazione della repubblica, almeno secondo le cronache riportate da Tito Livio. Mito o realtà contano poco, è la feroce e determinata premeditazione del "gesto" che Shakespeare ha messo in versi a sconvolgere, con una narrazione lucida e impietosa, vicina a quella dei navigati cronisti di nera degli anni '50/'60 del secolo scorso.

A dare voce, anima e sentimenti dei due protagonisti due ottimi attori, Stefano Santospago (è ovviamente Tarquinio) e Galatea Ranzi (Lucrezia), sostenuti e aiutati dal contrappunto musicale - con la sola chitarra elettrica - di Felice Zaccheo. Il risultato non è solo un'incredibile pagina teatrale, che d'altra parte ci si aspetta dal più grande drammaturgo di ogni tempo, ma un racconto di cronaca che sembra essere stato scritto in questi giorni, in questi mesi, in questi anni di continua violenza personale, un'onda inarrestabile di malvagità, sempre diversa ma sempre così uguale, abuso dopo abuso, vittima dopo vittima, con una prima pagina di giornale in costante attesa di essere nutrita della violenza successiva, che farà rapidamente dimenticare la precedente. Da allora a oggi, si è aggiunto solo lo squallido circo mediatico, con i soliti esperti che si affrettano a prendersi la briga e di certo il gusto di dare a tutte il consiglio giusto (cit.).

Tarquinio è lucido nella sua crudele pianificazione, farsi ospitare con una scusa da Lucrezia, sola nella propria casa, attendere il momento più adatto e poi irrompere nella stanza della donna, minacciarla di morte con la propria spada e - se non è sufficiente questo - raccontarle che in ogni caso sarebbe stata prima stuprata, poi uccisa e vicino al suo corpo l'uomo avrebbe steso un paio di servitori morti, per una ricostruzione fantasiosa che solo l'arroganza di un potente, certo di essere sempre al di sopra di tutti, può architettare.

A nulla possono valere le suppliche e le implorazioni di una donna che ha come unica propria colpa quella di attirare pulsioni sessuali di uomini sbagliati, di coloro che non hanno il minimo rispetto della vita altrui. Tutti pronti a giustificarsi, autoassolvendosi, a puntare il dito altrove, adducendo motivi e attenuanti che non fanno altro che aumentare il dolore lacerante delle loro vittime.

Questa eccellente messa in scena - ribadiamo i nostri ringraziamenti a tutti coloro che l'hanno resa possibile - non è semplicemente una pagina di teatro, condotto con grande misura, ma un atto di accusa, che il mondo della cultura lancia contro la società (in)civile, contro chi giudica senza sapere, contro chi permette che la violenza, il potere, la prevaricazione abbiamo sempre la vittoria dalla propria parte, cui oggi si aggiunge anche il dubbio mediatico.

Potremmo cambiare il nome di Lucrezia (per rispetto alle vittime lo evitiamo, ma basta fare una banale ricerca online per rintracciarne tante, troppe), ma sappiamo che il risultato nei secoli non solo non è cambiato, al punto che abbiamo quasi la certezza che non riuscirà a cambiare. Noi, assistendo e facendoci coinvolgere, ci siamo indignati, è poca cosa, una blanda dimostrazione di diversità, in attesa della prossima vittima che verrà.

Scheda spettacolo

  • Titolo: Lo stupro di Lucrezia
  • Riscritture originali da: William Shakespeare
  • A cura di: Pina Catanzariti
  • Regia: Marcello Cava
  • Protagonisti: Stefano Santospago e Galatea Ranzi
  • Musiche dal vivo: Felice Zaccheo
  • Brani da: The Rape of Lucrece di Camille O'Sullivan
  • Produzione: Teatro Mobile
  • Durata: un atto unico di circa un'ora
  • Voto: ★★★★☆ (4/5 stelle)
  • Torna in scena: Calvi Festival
  • Data: Martedì 4 agosto, ore 21:15
  • Luogo: Teatro Greco-Romano, Calvi dell'Umbria (TR)
  • Biglietti: 5 euro
  • Informazioni: +39 333 961 5741 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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