My Fair Lady (recensione)

A sognare che male c’è, una stanza vorrei per me, un letto sotto un tetto, uh, che bella favola!

My Fair Lady
m&s - My Fair Lady, immagine generata da AI (fonte © Google Gemini)

A sessant'anni dalla sua prima messa in scena - debuttò la sera del 15 marzo 1956 al "Mark Hellinger Theatre" di New York - la Compagnia InScena di Corrado Abbati riporta sul palco (su licenza esclusiva) il sempreverde My Fair Lady, e non possiamo nascondere che il fatto che lo abbiano fatto (scusate il gioco di parole), ha provocato il nostro sorriso e la voglia di canticchiare (ma rigorosamente in privato) uno o più dei brani che, assieme al tessuto drammaturgico di George Bernard Show, hanno fatto divenire questo musical un classico senza età.

Conosciuta dal grande pubblico per il film del 1964 con Audrey Hepburn e Rex Harrison (già interprete teatrale dodici anni prima), la commedia musicale non ha bisogno di grandi presentazioni o di rinverdire la trama. L'adattamento di Corrado Abbati, che firma anche la regia, non porta sostanziali differenze rispetto al musical o alla versione cinematografica, se non qualche piccolo "taglio" nelle canzoni e la "contrazione" dei personaggi della Signora Pearce e della madre del Professor Higgins in un unico ruolo, interpretato da una fin troppo "esuberante" Antonella Degasperi, che - ipotizziamo - dovendo far risaltare "due" con "uno ha, in alcune scene, esasperato un po' troppo la sua recitazione.

Ottima performance per la giovane compagnia applaudita costantemente dal tutto esaurito del teatro. D'altra parte InScena è una compagine che dovunque vada oramai gioca in casa e Abbati è sempre accolto, in ogni ruolo, da diverse acclamazioni a scena aperta. Antonietta Manfredi è una splendida Eliza Doolittle: un'eccellente scelta per la presenza scenica e le doti canore della giovane attrice che ricordano, in molti passaggi, Maria Laura Baccarini (nel 1996 accanto ad Ernesto Calindri, Isa Barzizza e Gianluca Guidi) nell'omonima commedia musicale "Gigì", tra l'altro frutto della stessa coppia di autori - Alan Jay Lerner (testi e liriche) e Frederick Loewe (musiche) - proprio di "My Fair Lady".

Stesso dicasi per Luca Mazzamauro nel ruolo del Professor Higgins. Un'ottima performance sulla quale potremmo trovare un unico difetto: l'eccessiva giovinezza dello stesso attore, non "adatta" al ruolo del misogino pigmalione che avremmo trovato più attinente a Fabrizio Macciantelli, che in questa piéce interpreta invece il Colonnello Pickering. Stesso dicasi per Abbati. Abituato a "ritagliarsi" ruoli anche marginali che lasciano però un segno nel ricordo dello spettatore (vedi Niegus ne "La Vedova Allegra"), anche questa volta ha scelto un ruolo divertente. Il suo Alfred Doolittle lascia spazio a giochi fuori copione, ma la sua innata eleganza ce l'avrebbe fatto volentieri più applaudire nel ruolo del Colonnello.

Menzione a parte merita Giovanni Gala. Il suo Freddy Eynsford-Hill ha fatto "rimproverare" a molte donne la scelta d'amore di Eliza di rimanere con il burbero Higgins e rimpiangere l'originale stesura di "Pigmalione" di George Bernard Shaw dal quale è tratto il musical, nel quale Eliza sposa proprio Freddy. D'altra parte My Fair Lady non sarebbe My Fair Lady senza Higgins e Eliza che si riconciliano...

MY FAIR LADY
di Frederick Loewe
testi e liriche Alan Jay Lerner
traduzione e adattamento Corrado Abbati
con Antonietta Manfredi, Luca Mazzamurro, Corrado Abbati, Riccardo Dall’Aglio, Fabrizio Macciantelli, Antonella Degasperi, Giovanni Gala
coreografie Giada Bardelli
direzione musicale Marco Fiorini
regia Corrado Abbati
su licenza esclusiva di Tams-Witmark Music Library inc
durata dello spettacolo 2 ore e 10 minuti più intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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