Don Chisci@tte (recensione)

Il Don Chisciotte toglie la O, mette la @ e si lancia ancora una volta contro le ingiustizie, stavolta del nostro contemporaneo

Alessandro Benvenuti è Mario
m&s - Alessandro Benvenuti è Mario (foto © media & sipario)

Liberamente ispirato al Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, lo spettacolo di Nunzio Caponio, adattamento e regia di Davide Iodice, è la dimostrazione che si può... In lancia, chiocciola e resta!

Se avessimo un pizzico del coraggio e del senso di giustizia del Don Chisciotte forse, le nostre folli vite troverebbero finalmente un senso, sostiene Nunzio Caponio. E non possiamo pensare che non abbia - oltre ovviamente aver letto l'opera originale cui si è ispirato per la sua riscrittura - mai ascoltato quello che un altro libero pensatore è riuscito a comporre, in note, partendo sempre dalla stessa fonte: Il Potere è l'immondizia della storia degli umani e anche se siamo soltanto due romantici rottami, sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte... (dal bellissimo Don Chisciotte di Francesco Guccini, 2002). Azzardiamo, ma siamo nella mera ipotesi, abbia anche visto il Circus allestito da Ruggero Cappuccio un paio di stagioni teatrali fa.

Tutto questo nostro argomentare, per poter poi sostenere che il romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra (aka il Cervantes o l'autore di quello che si butta contro i mulini) si presta come pochi altri capolavori ad essere spezzettato, ricostruito, rielaborato in altra forma, portato avanti o indietro nel tempo, mantenendo sempre - ovviamente per chi lo sa fare - intatto lo spirito del sognatore protagonista, un folle shakespeariano che si lancia a testa bassa contro ogni ingiustizia, un perdente che sa, in cuor suo, di esserlo, ma non per questo arretra di fronte alle difficoltà. Mad Max senza auto a turbina ma con l'adsl. E vista la qualità della messa in scena cui abbiamo assistito non abbiamo il minimo dubbio che possa essere così.

La @ portata, in stile cabina telefonica del Doctor Who, agli spettatori del XXI Secolo si svolge in un ipotetico garage dove il nostro Don (un eccezionale Alessandro Benvenuti), nella realtà si chiama Mario, si è segregato, provando a mettere un suo particolare freno alla tanta cattiveria che abita online - ma anche offline - appena fuori dalla sua saracinesca. Il suo come sempre titubante scudiero (uno Stefano Fresi all'altezza del proprio partner), che si chiama Andrea, prova con ogni mezzo a far "ragionare" e adattare il recalcitrante "neo-cavaliere", specialmente quando si deve mangiare e non solo virtualmente. Ma anche la banale mancanza della mortadella, un salume a torto considerato povero, scatena le rimostranze, giustificate e argomentate (sempre), del protagonista. Il legame tra i due è solido, fatto di affetto, stima e complicità, anche se non se lo dicono. O meglio: non hanno bisogno di dirselo, perché in una fase sociale dove pare sia necessario esternare qualsiasi cosa (ai tempi del Cervantes non esisteva ancora l'outing), tra due brave persone ancora esiste quella comunicazione non verbale fatta di sguardo e di intesa. E di solamente questo c'è bisogno.

Il testo teatrale si muove quindi con la lancia digitale in resta contro il mondo dei leoni da tastiera e di tutti quei (secondo loro) liberi pensatori, non oppressi dai "poteri forti", che di nulla meglio hanno da fare se non di aggredire gli altri e sostenere tesi totalmente sgangherate, ma comunque apprese all'università della vita. Contro questo mondo si continua a scagliare il nostro Don/Mario, vecchio e patetico, allo stesso tempo dolcissimo e tenace. Un uomo di altri tempi che si batte contro questi tempi, fatti di vuoto e di arroganza. La ragione contro l'irrazionalità, la scienza contro l'opinione, l'educazione contro la tracotanza.

Sono trascorsi più di 400 anni dalla scrittura del Don Chisciotte originale, ma poco sembra essere cambiato, se possibile è anche peggiorato: ma tanto non esistono più le mezze stagioni. Uno spettacolo complesso, vicino ad una lectio magistralis di filosofia, da vedere per assistere ad una nuova rilettura di un grande classico che non cessa mai di essere contemporaneo, da vedere per assistere alla prova di due eccellenti attori, da vedere per non correre il rischio di ritrovarsi dall'altra parte della tastiera del telefonino. Da vedere, infine, per continuare ad essere i "Grandi della Mancha", Sancho Panza... e Don Chisciotte! (cit.), anche se i loro nomi sono Mario e Andrea.

Novità Teatro
Arca Azzurra Teatro
presentano
DON CHISCI@TTE
di Nunzio Caponio
adattamento e regia Davide Iodice
con Alessandro Benvenuti, Stefano Fresi
scene Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
luci Andrea Garbini
durata un atto unico da 70 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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