Quanto “durano” due ore? A volte i 120 minuti che le compongono; a volte pochi secondi; a volte una vita intera. E quanto “dura” un’amicizia? A volte una vita intera; a volte solo due ore. Le due ore sono quelle durante le quali sette amici, che si sono ritrovati a festeggiare il compleanno di una di loro, devono decidere chi di loro sarà “sacrificato” alla Gestapo.
Siamo nell’Italia del 1943, il Maresciallo Badoglio ha da poco dichiarato l'armistizio e i tedeschi si sono trasformati da alleati ad occupanti. Sotto la casa della festeggiata Sofia (Marianella Bargilli) e di suo marito, il libraio Vittorio (Ruben Rigillo), sono appena stati uccisi due ufficiali tedeschi. Per il compleanno di Sofia, la coppia ha deciso di invitare a cena - ricorrendo al mercato nero per cibo e vino - gli amici di sempre: il Dottore (Gianluca Ramazzotti) simpatizzante tedesco e sua moglie (rimasta però a casa per una piccola indisposizione); Francesca (Silvia Siravo), “vedova della patria” ed ovviamente parte attiva della resistenza; Pietro (Francesco Bonomo), rimasto cieco dopo un’azione di guerra; il docente di filosofia dalle tendenze omo/bisessuali Vincenzo (Emanuele Salce/Emanuele Cerman); e infine l’affarista collaborazionista Andrea (Maurizio Donadoni).
Gli “amici” non avrebbero mai immaginato che il destino - chiamato in causa più e più volte da Herr Komandant Kaubach (Ralph Palka) - fosse un ottavo invitato non gradito: per rappresaglia e vendicare i due ufficiali tedeschi morti, la Gestapo ha deciso di “prelevare” dal palazzo in cui ha sede la cena due ostaggi per piano, di conseguenza anche due persone tra di loro. Kaubach, per “rispetto” alla festeggiata Sofia, dà però l’opportunità di “scegliere” chi sarà sacrificato. Il Destino comincia così a giocare con le loro vite, dando subito prova della sua esistenza: la moglie del Dottore d’altra parte avrebbe dovuto partecipare, ma è a casa malata e quindi salva (come grazie ad un primo tiro di dadi fortunato, chissà!) e Massimo, un altro invitato, è l’uomo dei ritardi o delle improvvisate per il caffè, non è ancora arrivato, probabilmente non arriverà più.
La cena, o meglio l’attesa di un crudele “dessert” da servire alla milizia tedesca, diventa pertanto una insospettabile “messa in tavola” di tradimenti, giochi, sotterfugi, una partita a dadi appunto nella quale tutti tentano di barare, per cercare di salvare la propria pelle a costo di quella dell’amico o amica per il quale, fino ad un attimo prima, ci si dichiarava pronti a morire. Ma si è davvero pronti a morire per una persona alla quale si dichiara di voler bene? Ognuno degli “amici” cerca di salvarsi, a costo di vendere la propria dignità o il proprio corpo al nemico e davanti alla paura della morte l’amicizia si dissolve in molto meno tempo che in due ore, tirando fuori il peggio di ogni persona. D'altra parte "homo est homini lupus" non è un'affermazione tedesca o italiana, ma nasce molto tempo prima!
Il testo e la messa in scena non trascurano di evidenziare momenti di ironia e divertimento che suscitano risate che non ci si aspetterebbe in un dramma ad alta tensione: eppure, grazie anche ai toni utilizzati da ogni singolo attore lo spettatore accenna un sorriso o scoppia in una risata, grazie alla goffaggine recitata da Ramazzotti. Scuote la testa ritrovando la boriosità e la strafottenza di un conoscente in Donadoni. Sorride di tenerezza per la fragilità e la necessità di protezione della Bargilli, che sa usare la propria sfacciata bellezza senza scrupoli. E si identifica o trova somiglianze con il proprio gruppo di amici senza necessità di essere collocati temporalmente nel 1943 con la Siravo, con Bonomo, con Salce, con Rigillo. Rabbrividisce, riconoscendo - pur augurandoci che nessuno del pubblico abbia mai visto realmente qualcuno di simile - gli spietati atteggiamenti tedeschi in Palka, uomo che apprezza la letteratura e la filosofia quanto diviene sprezzante della vita umana.
Studiata, ma forse appena eccessiva, la lentezza di alcuni momenti di scena, ma ci rendiamo conto che le due ore “devono” passare, tanto per i protagonisti della vicenda che per noi. Si sorride, si ride, si rabbrividisce anche osservando gli elementi di proiezione multimediale funzionali a rendere “credibile” la guerra in scena “fuori” dall'appartamento. Appartamento nel quale si sta svolgendo un “altro” tipo di guerra: con gli amici, con se stessi. A quale prezzo? Voi, quanto paghereste? Voi, che cosa desiderereste uscisse nel tiro di dadi? Alla fine il risultato è l'applauso, per la finzione. Ma se fosse realtà?
Centro d'Arte Contemporanea Teatro Carcano
in co-produzione Ginevra Media Production
presentano
LA CENA DELLE BELVE
di Vahè Katcha
elaborazione drammaturgica Julien Sibre
versione italiana Vincenzo Cerami
regia Julien Sibre e Virginia Acqua
con Marianella Bargilli, Francesco Bonomo, Maurizio Donadoni
e con Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Emanuele Salce/Emanuele Cerman, Silvia Siravo
scene Carlo De Marino
costumi Francesca Brunori
disegno luci Giuseppe Filipponio
direzione tecnica Stefano Orsini
durata 2 ore, intervallo escluso









