La Papessa (recensione)

La Papessa è un racconto limpido che resta sospeso nel tempo

Beatrice Schiaffino è la Papessa
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Scritto da Andrea Balzola e diretto da Carmen Di Marzo, lo spettacolo è il primo capitolo del progetto “Free Women Suite – Il coraggio delle donne in 7 carte teatrali” di Andrea Balzola e Beatrice Schiaffino (vedi L'Imperatrice), quest'ultima sul palco come unica interprete. Prende le mosse da una figura che oscilla tra storia e leggenda: quella di una donna, Johanna, che, in un contesto rigidamente dominato dal potere maschile, riesce a infiltrarsi nei ranghi ecclesiastici fino a raggiungerne il vertice, incarnando una tensione radicale verso il sapere e l’autodeterminazione.

La costruzione drammaturgica sceglie una via essenziale e asciutta, affidandosi a una narrazione lineare che accompagna lo spettatore lungo il percorso della protagonista senza deviazioni o sovrastrutture. In questa semplicità risiede una delle qualità più evidenti dello spettacolo: la chiarezza del racconto che permette di cogliere immediatamente i nodi tematici, rendendo accessibile una vicenda che si presta facilmente a una lettura simbolica. Al di là dell’ambientazione storica, il cuore del lavoro sembra parlare di questioni tutt’altro che archiviate: il rapporto tra potere e conoscenza, le dinamiche di esclusione, la necessità e la grande fatica - ancora attuale - di volere e dovere oltrepassare i confini imposti.

Sono temi che, pur affondando in un tempo lontano, conservano un potenziale di risonanza evidente, lasciando intravedere connessioni con il presente neanche troppo difficili da rintracciare, anche se è proprio su questo piano che lo spettacolo mostra una sua fragilità: se il contenuto appare fertile e capace di aprirsi a una rilettura contemporanea, la sua traduzione scenica risulta quasi trattenuta, come se non si abbia voluto compiere fino in fondo la transizione che lo porti dall'analisi storica a quella di attualità, rendendosi così ancora più gradevole e godibile per lo spettatore di oggi, maggiormente avvezzo ai testi contemporanei.

La Papessa funziona nella sua linearità, nella sua misura, nella sua volontà di non eccedere, ma al tempo stesso risulta leggermente discontinua, soprattutto nei modi e nella modalità di decantazione del materiale. Il racconto scorre, ma fatica a sedimentare, a trasformarsi in un'esperienza incisiva. Il nodo non è tanto in ciò che viene raccontato, ma come viene restituito.

A nostro giudizio, quando il teatro sceglie di guardare al passato trova senso nella misura in cui riesce a farlo vibrare anche nel presente, costruendo un ponte concreto tra epoche diverse, tra contemporaneo e racconto storico. La Papessa, invece, esprime solo parzialmente la tensione: la tematica suggerisce ampie possibilità di lettura attuali, ma la messa in scena non sempre riesce a tradurle in un linguaggio pienamente godibile allo spettatore del XXI secolo.

Ne deriva uno spettacolo coerente e leggibile, che si affida all’efficacia della semplicità ma che, proprio per questo, lascia emergere uno scarto tra il potenziale del suo immaginario e la sua reale incidenza. Un lavoro che si muove con equilibrio, ma che avrebbe forse avuto bisogno di un maggiore slancio per trasformare il passato in materia ancora viva.

LA PAPESSA
di Andrea Balzola
con Beatrice Schiaffino
musiche originali Alessandro Panatteri
costumi Loredana Redivo
regia Carmen Di Marzo

Redattrice
Dott.ssa in Letteratura, Musica, Spettacolo con Master in Critica Giornalistica per Cinema e Teatro
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