Quanto potrebbe essere difficile, nei primi anni '70, trovarsi al fianco di una maschera grottesca che di lì a poco sarebbe diventato il più sfigato e famoso impiegato del cinema e della letteratura italiana? E quanto può ancora di più essere difficile se si deve assumere una maschera ancora più grottesca, applicando alla lettera la preghiera del clown resa unica e struggente da Totò?
Per toglierci dall'impasse che autonomamente ci siamo procurati, invece di provare noi a rispondere alla domanda, lasciamo che lo faccia la diretta interessata, Anna Mazzamauro, con il tributo teatrale a Paolo Villaggio/Ugo Fantozzi che lei stessa ha scritto, diretto ed interpretato, e che porta sui palcoscenici italiani accompagnata da un polimusicista, Sasà Calabrese, alla chitarra e al pianoforte, all'occorrenza anche spalla.
Un racconto che si snoda attraverso 25 anni e 10 film di successo, usciti dal 1975 al 1999, qualcuno migliore (i primi) e qualcuno indubbiamente peggiore, ma comunque incentrati su questo ometto piccolo, insignificante, a tratti cattivo come lo siamo in tanti, il succube dei succubi, ma in grado come pochi altri di sferrare calci dolorosi ad un mondo reale che finge (malamente) che Fantozzi sia semplicemente un personaggio di fantasia. E nella pletora di freaks (leggi casi umani) che non sfigurerebbero né nel visionario Freaks Out (di Gabriele Mainetti, 2021) o nel capolavoro The Elephant Man (di David Linch, 1980), si staglia lei, la signorina Silvani, l'oggetto delle brame sessuali del ragioniere, ma al centro degli appetiti anche dell'odiato collega Calboni (che riuscirà anche a sposarla). Unico vaso di coccio in mezzo, no questa è un'altra storia, unico personaggio femminile in un luogo di lavoro maschile e maschilista, sessista e prevaricatore, "la" Silvani si difende come può, consapevole del fascino esercitato sul ragioniere. In fin dei conti due perdenti, forse inconsapevoli di esserlo, ma questo è un dato di fatto.
Una maschera faticosa da portare, difficile da indossare sullo schermo e difficile da togliere una volta che l'attrice non è più sul set, ma torna ad essere persona, perché quell'aria così per tanto tempo respirata ti rimane addosso, come una seconda pelle, e ti impedisce anche di usare il tuo nome: per tutti sei e rimarrai la signorina Silvani.
"Mi sono sempre chiesta che nome avesse la signorina Silvani a cui Paolo Villaggio ha regalato eternità e che io, con riconoscenza, ho contribuito a mantenere. Ho provato un elenco di nomi tra i più vintage: Alma, Ada, Ludmilla, Cunegonda, Tecla, Moira, Iris, Ersilia, Genoveffa, Miranda, Dorotea, ma se provate a mettere dopo ognuno di loro il cognome Silvani non vi apparirà quell’immagine, quel grottesco e paradossale rosso sesso, quell’impasto di donna e solitudine. Allora, poiché quella signorina mi appartiene di diritto e poiché i personaggi non nascono casualmente, ma raccontano, nascondendoli con l’ironia, il nostro animo e i nostri sogni, umori, inclinazioni, allora la Silvani sono io. Adesso provate a chiamarla con il mio nome: Anna Silvani. È perfetto".
Svelato il mistero del nome, Anna Silvani ripercorre la sua lunga e travagliata storia di non amore con il ragionere Ugo Fantozzi, raccontando al contempo stesso il suo rapporto affettivo e professionale con Paolo Villaggio, un uomo sicuramente geniale, ma difficile come ogni genio che si rispetti. Aneddoto, canzone, aneddoto, l'immancabile bianchina e probabilmente (ma non lo sapremo probabilmente mai) una consapevolezza che la collega (a proposito, ma che ruolo ha nell'azienda di Fantozzi? è una segretaria? un'ammnistrativa? ha un livello superiore o inferiore al ragioniere?), solo dopo la fine della lunga e travagliata storia, è riuscita a metabolizzare, ossia "via via vent’anni della nostra vita professionale a puntate, vent’anni di solitudine della Silvani che non aveva capito che Fantozzi fosse stato l’unico uomo ad averla veramente amata". L'importante è rendersene conto, non è mai troppo tardi.
Anna Mazzamauro
in
COM'E' ANCORA UMANO LEI, CARO FANTOZZI
scritto, diretto e interpretato da Anna Mazzamauro
musica dal vivo Sasà Calabrese (Chitarra e Pianoforte)
disegno luci Alexis Doglio
fonica Simone Todesco
organizzazione Enza Felice
produzione/distribuzione Nicola Canonico per la Good Mood









