Arrivati ad un certo punto della propria carriera, viene il momento per un'artista di raccontarsi addosso, di guardare indietro e riflettere su quello che si ha fatto e che si sta facendo, in attesa di leggere il copione della vita, quello del punto di arrivo, che comunque sarà sempre il prossimo. In questo specifico caso Tiziana Foschi (nella duplice veste di autrice e principale protagonista) si presta più che volentieri, almeno pensiamo, a ripercorre i suoi esordi, affidando la regia ad un eccellente compagno, Antonio Pisu, che non a caso è con lei anche sul palco, anche se la spalla, quella brava, non è potuta venire. Lo ha detto lei, noi non ci saremmo mai permessi, anche perché non lo pensiamo. E per credere a quanto dichiariamo, basta rileggere la nostra recensione di Lettere di oppio.
Il pretesto necessario per accendere lo spettacolo è la partecipazione di Tiziana Foschi ad un improbabile (sulla correttezza dell'aggettivo abbiamo seri dubbi) e scadente show televisivo, nel quale un presentatore poco preparato le chiede di riproporre i suoi personaggi, non prima di averle consigliato di partecipare ad un reality per aumentare i follower. Nessuno lo farebbe mai, almeno nella televisione italiana. Fortunatamente in tre capaci borse, posizionate sul lato del palcoscenico, c'è tutto l'occorrente per indossare una faccia, poi un'altra, poi un'altra ancora, per i circa 90 minuti di Faccia un'altra faccia.
E così passiamo dagli esordi del 1986, alla divertentissima e autoritaria moglie di Ignazio il bibitaro (spassoso cavallo di battaglia del periodo Premiata Ditta), giocando con i minimali cambi di abito a vista, spesso riconducibili ad una parrucca e ad una diversa espressione del volto, che si presta ad assumere pose a volte grottesche e a volte melanconiche, in una sorta di linea di continuità con il più grande di tutti che invocavala sua preghiera al Cielo: "Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura" (da "Il più comico spettacolo del mondo" di Mario Mattoli, 1953).
Le facce di scena si alternano con brevissime ed interessanti pillole di costruzione del personaggio teatrale, realizzate necessariamente mettendo di lato lo spettacolo. Ed è forse la parte più interessante per chi non vuole accontentarsi dell'aspetto comico, anche se la visione ci ha evocato Pico De Paperis alla lavagna e Pippo come discente delle sue lezioni. Forse un giorno ne capiremo il motivo, o forse mai. E' in ogni caso la piena evidenza anche della duttilità del corpo, come ha dichiarato la protagonista, che assume e presenta un linguaggio del tutto suo.
Le scenette - è Tiziana Foschi a definirle così - si susseguono, alcune migliori delle altre, come sempre succede quando si deve imprimere velocità ad un contenitore costruito su di un filo logico molto tenue. Si gioca e molto con le parole (Brindo alla prossima faccia che si affaccia. Alla faccia tua), si consegnano battute alla Bergonzoni, che rischiano di far sorridere dopo, ma non per questo sono meno godibili (Ma come fa uno a specchiarsi sulla riva del lago? Al massimo si punge!). Un semplice leggio alla bisogna diventa un confessionale o un'automobile, prima di tornare ad essere quello che è. Oggetti, volti, corpi e voce diventano elementi che in un copione non si trovano, ma che comunque danno un grande contributo alla riuscita del racconto teatrale.
"Le mie facce sono proiezioni di realismo, sono facce contemporanee, che raccontano l’attualità, ma anche facce di sogno cinico e garbato. Sono i tanti connotati che ho. La faccia e l’unica zona del corpo che mostriamo nuda. A volte è inclusiva e accogliente altre è scostante, inadeguata. Questo spettacolo cerca di scatenare una risata, stimolare un pensiero, suscitare un ricordo, cerca una nuova faccia da mostrare". La troverà? Ma la starà veramente cercando o è tutta una amabile presa in giro? Inutile chiederlo, siamo sicuri che non ci direbbe la verità e il suo viso, pardon la sua faccia, sarebbe perfettamente in grado di ingannarci.
Nicola Canonico per la Good Mood
presenta
FACCIA UN'ALTRA FACCIA
L’arte di sentirsi inadeguati
di e con Tiziana Foschi
con la partecipazione di Antonio Pisu
regia di Antonio Pisu
distribuzione Nicola Canonico per la Good Mood
durata 90 minuti, escluso intervallo








