Versione "napoletana", con la prestigiosa firma di Eduardo De Filippo, de “Il berretto a sonagli”, nota e "travagliata" opera teatrale di Luigi Pirandello. A metterla in scena la compagnia del nipote Luigi (figlio di Peppino), così tutto può ancora rimanere in famiglia.
Luigi Pirandello scrisse la commedia in due atti "Il berretto a sonagli" una prima volta in dialetto siciliano nel 1916 per l’attore Angelo Musco che la portò in scena in una versione "ridotta" ("A birritta cu' i ciancianeddi"), per poi, incidentalmente, perdere il testo integrale della commedia. Per questo motivo quando Pirandello, due anni dopo, venne costretto a riscriverla per consentire di portare in scena anche la rappresentazione in italiano, si dovette basare principalmente sulla versione teatrale abbreviata e non sul suo "originale".
Dopo qualche anno, nel 1936, lo scrittore siciliano concesse la sua opera a Eduardo De Filippo, perché ne facesse una "traduzione" in dialetto napoletano. Quella stessa versione che il nipote (figlio di Peppino), Luigi De Filippo ha recuperato, per portarla sulle scene e far rivivere la vicenda del povero Ciampa, anche interpretandolo. A noi, ma a tutti, prima di assistere rimane la curiosità, che probabilmente non troverà mai soddisfazione, di sapere cosa ci fosse di diverso nel testo originale.
Venendo alla versione dei De Filippo, Beatrice (Francesca Ciardiello), moglie del Cavaliere, dopo aver scoperto che il marito la tradisce con Adelina (Claudia Balsamo), consorte del servitore Ciampa (Luigi De Filippo), decide di vendicarsi, andando a denunciare gli amanti al commissario Spanò (Vincenzo De Luca). Aiutata dalla Saracena (Stefania Aluzzi), donna "chiacchierata" e abile negli imbrogli, Beatrice riesce nei suoi intenti e fa arrestare il marito e l’amante. Nella sua ricerca di vendetta entra l'aiuto - volontario o meno - del fratello Federico (Giorgio Pinto), che le deve dei soldi avuti in prestito e persi al gioco, di Nannina (Stefania Ventura), la governante molto legata a Beatrice, e infine dello stesso Ciampa.
Il servitore cerca, infatti, in tutti modi di evitare lo scandalo, per non essere costretto ad uccidere la moglie infedele e "salvare" l’onore della famiglia. Nonostante i suoi tentativi, la notizia arriva alla bocca di tutti e per salvare il salvabile e riacquistare il rispetto perso, Ciampa non trova altra soluzione che convincere Beatrice a farsi passare per pazza.
"Il berretto a sonagli" ha esattamente un secolo, anzi qualcosa di più, considerando che riprende tematiche già affrontate in due novelle precedenti ("La verità" e "Certi obblighi", del 1912), ma la geniale e analitica conoscenza dell'essere umano del drammaturgo siciliano (giustamente Nobel della Letteratura) conferisce alla commedia una freschezza e drammaticità disarmante e realmente senza tempo, basta vedere quanto siano ancora attuali tutte le sue tematiche.
Paradossalmente (per la già alta qualità di partenza) valore a valore viene aggiunto dalla felice penna di Eduardo De Filippo che rielabora il personaggio del servitore Ciampa, adattandolo alle proprie corde interpretative e a quelle del fratello Peppino. Luigi raccoglie i frutti dei tre e il pubblico applaude - e molto - il risultato, ma anche il ricordo personale per aver conosciuto - da giovanissimo - Luigi Pirandello. Non è un merito artistico, anche se lo è, ma principalmente anagrafico, ma un pizzico in più di ammirazione in noi lo ha suscitato (anche di sana innocua invidia).
IL BERRETTO A SONAGLI
commedia in due atti di Luigi Pirandello
versione di Eduardo De Filippo
con Stefania Ventura, Stefania Aluzzi, Francesca Ciardiello, Giorgio Pinto, Luigi De Filippo, Vincenzo De Luca, Claudia Balsamo, Marisa Carluccio
regia Luigi De Filippo
scene e costumi Aldo Buti
produzione I due della città del sole








