Il Paese dei Campanelli (recensione)

Nuovo allestimento realizzato appositamente dalla Compagnia Italiana di Operette in occasione del centenario dalla prima messa in scena

immagine di attori, ballerine e cantanti in costume
m&s - Compagnia Italiana di Operette ne Il Paese dei Campanelli (foto di Claudio Cavalloro)

Bentornata operetta, dal buon lignaggio liberty, ad evocare il garbo e la leggerezza di un mondo ormai svanito tra i chiassi e i fragori nostrani.  “Il Paese dei Campanelli” (di Lombardo e Ranzato), debutto assoluto al Teatro Unione di Viterbo in una nuova edizione che ci ha riportato agli anni Sessanta del secolo scorso, quando lo stesso spettacolo veniva allestito per la prima volta sempre dalla “Compagnia Italiana di Operette”, compagine storica che festeggia quest'anno i suoi 70 anni di attività. Direzione artistica e produzione, ora, a cura di Maria Teresa Nania.

Il borgo immaginario di un’isola olandese con casette color pastello e orologio da strada, davanti ad un vecchio mulino a vento, è lo spazio in cui si muovono abitanti sempliciotti e creduloni costretti ad amori legali con le loro mogli, pena l’allarme automatico di un drin drin di campanelli appostati sui tetti delle case a denunciare eventuali trasgressioni. Una sorta di paese della castità obbligatoria e una iattura per i poveri mariti, ma anche per le rispettive signore costrette a rigar dritto. 

I canoni dell’operetta ereditati dai padri  Offenbach, J. Strauss jr,  Lehàr, Hervé… ci sono tutti, sostenuti peraltro da una briosa orchestrina dal vivo (quattro archi, fiati, ottoni, piano e percussioni)  condotta con esperienza da Daniele Moroni, che rimanda alle passerelle del varietà, percorse nel nostro caso da un gruppo di sei giovani ballerine (Ensemble Nania Spettacolo) guidato da Erika Pentima, su coreografie di Monica Emmi, vestite di tutù e ardite minigonne dai colori accesi, creati dalla fantasia di Eugenio Girardi e Loris Danesi.

Tutto si fa più piacevole e imprevedibile - soprattutto per le mogli - con l’arrivo inaspettato di una brigata di marinai inglesi, al comando di un aitante capitano subito alle prese con programmi di seduzione, forte dell’aiuto del suo sprovveduto nostromo, La Gaffe (nomen omen), che distrattamente avvisa dell’accaduto le mogli dei marinai lasciate in Inghilterra. Da qui campanelli che suonano, mariti dell’isola alle prese con le mogli dei marinai nel frattempo sopraggiunte e pace finale ritrovata, anche perché, secondo la leggenda, i campanelli avrebbero cessato di suonare per sempre se fossero venute meno le trasgressioni entro una certa data e ora. I marinai se ne vanno, riprendono il viaggio e i mariti e le mogli dell’isola siglano il The End con l’esclamazione finale “com’è splendente il sole che splende come non ha mai spleso. Viva il paese dei campanelli”. 

La regia di Emanuele Gamba ha fatto tesoro di una partitura ormai collaudata con l’aggiunta di innocenti battute d’attualità del tipo “cielo mio marito!”, “armatevi e partite”, “si muove come Roberto Bolle”, “se avessi anch’io la pasta del capitano”, “se vedo un uomo che mi piace divento fondente”, a mostrare l’ingenuità dell’operetta scritta per un pubblico d’altri tempi e di palato buono con cui è tuttavia piacevole fare comunella. Si apprezza di più, così, l’altalena tra canto e recitazione che, a differenza delle ”operine” barocche  in voga qualche secolo prima, si manifesta con legati più serrati.

Esame superato per i soprano Irene Geninatti Chiolero e Consuelo Gilardoni dal timbro frizzante. La voce squillante del tenore Daniele De Prosperi, che si apprezza negli assolo e nei duetti d’amore, è da preferire al suo recitativo. Ampio spazio al comico Claudio Pinto Kovacevic, sostenuto da un copione denso di battute e azzeccate gestualità. Nella parte di caratteristi i tre mariti Gianfranco Teodoro, Danilo Ramon Giannini e Riccardo Ciabò. Focosa e bonaria Stefania Aluzzi nelle vesti arruffate della moglie brontolona. Applausi finali di un pubblico visibilmente divertito sulle note immediatamente godibili di “Luna tu non vuoi dirmi cos’e, Luna tu non sai dirmi perché…”.

Vincenzo Ceniti

COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTE
in
IL PAESE DEI CAMPANELLI
musiche e libretto Carlo Lombardo - Virgilio Ranzato
regia EMANUELE GAMBA

costumi EUGENIO GIRARDI, LORIS DANESI
coreografie MONICA EMMI
preparatore vocale MASSIMILIANO COSTANTINO

Personaggi e interpreti
La Gaffe CLAUDIO PINTO KOVAČEVIĆ
Bon Bon IRENE GENINATTI CHIOLERO
Nela CONSUELO GILARDONI
Hans DANIELE DE PROSPERI
Tarquinio GIANFRANCO TEODORO
Pomerania STEFANIA ALUZZI
Attanasio DANILO RAMON GIANNINI
Basilio RICCARDO CIABO’
Tom GAETANO DI NOTO
Ethel ERIKA PENTIMA

balletto ENSEMBLE NANIA SPETTACOLO
orchestra diretta dal Maestro DANIELE MORONI

direttore di scena FILIPPO SIVELLI
responsabile di sartoria LORIS DANESI
sartoria SORELLE FERRONI
ufficio stampa MEDIA & SIPARIO
direzione artistica e produzione NANIA SPETTACOLO

prossimamente in scena

venerdì 3 marzo a TARANTO
sabato 4 marzo a LECCE
mercoledì 8 marzo a MONOPOLI
giovedì 9 marzo a FRANCAVILLA IN SINNI
sabato 11 marzo a ACQUAVIVA DELLE FONTI

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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