Sono una donna lacero confusa (recensione)

Grazia Scuccimarra porta in scena il suo costante aggiornamento di pubbliche esternazioni a favore del pubblico teatrale

La scena è scarna, come si addice alla tipologia di spettacolo cui stiamo per assistere, il palcoscenico è occupato solamente da due seggioline e da una sorta di bambola (a noi sembra una pigotta) a grandezza naturale, ogni spettatore presente allo spettacolo sarà poi libero di trovare nella scenografia la propria simbologia preferita o porsi domande in merito o ignorare.

Grazia Scuccimarra entra in scena, accolta, ovviamente, dall'applauso del pubblico. Educatamente ringrazia e saluta a sua volta. Ma stiamo per vedere uno spettacolo di stand-up (così ci era stato annumciato) oppure qualcosa d'altro? L'attrice (e anche autrice dei testi) esordisce facendo presente che il costo "elevato" del biglietto è anche dovuto al fatto che lei "usa i congiuntivi", poi "parte" con lo show, sottoponendoci 100 serrati minuti su vizi (tanti) e virtù (quali?) di ogni tipologia di essere umano o situazione sociale attuale o attualizzabile.

L'analogia con lo stereotipo della "stand-up comedy" all'americana potrebbe anche fermarsi qui, sempre che ci sia mai stata. L'attrice abruzzese è garbata (anche eccessivamente per il tipo di contesto drammaturgico), con eccellenti proprietà di linguaggio, perfettamente a suo agio nel monologo e in grado - per mestiere - di tenere costantemente catalizzata su di sé l'attenzione del pubblico. "Non parlo di politica", ma un accenno alla politica c'è, con il commento dell'uscita dalla rappresentanza attiva (forse) del suo conterraneo Antonio Razzi. Coerentemente con quanto annunciato, il capitolo "politica" dello spettacolo si ferma qui. Si prosegue parlando dei giovani, del fatto che i ragazzi debbano studiare due lingue straniere (inglese e italiano), del lavoro (quale?), degli uomini e delle donne, del rapporto di coppia, della forzata necessità di voler essere giovani ad ogni età e per ogni necessità.

L'attrice si pone nelle perfette condizioni di una 74enne (ha dichiarato lei dal palco la propria età, altrimenti noi non ci saremmo nemmeno sognati di scriverlo) che ha la rara capacità - ed intelligenza - di poter fotografare quello che vede, rielaborarlo in forma grottesca e rigettarlo addosso, ma sempre con la massima gentilezza, verso chi assiste ai suoi spettacoli. A questo punto i presenti hanno solo due possibilità, una volta messi di fronte ai propri difetti: o riderne sopra ed applaudire o abbandonare la sala e mancare di senso di autocritica. Inutile dire che nessuno si è alzato, anzi molti applausi e risate, a sottolineare i molti punti maggiormente azzeccati.

La confusione che lacera la protagonista del monologo è la stessa che prende tutti coloro che ne possono usufruire. Ridere degli altri, ma soprattutto saper ridere di sé stessi, è sicuramente una buona panacea: non farà passare tutti i mali, ma aiuta, e su questo non abbiamo dubbi, a viverli meglio. Indubbiamente la protagonista ha fatto suo il concetto di possesso del palco, riuscendo perfettamente a tenere catalizzata l'attenzione di tutti i presenti, senza mai aggredire, senza ripetersi e con una grande energia e senso dell'umorismo che nemmeno ci saremmo aspettati. Se è questo il concetto "scuccimarrese" della stand-up, la prossima volta potremo anche accomodarci in prima fila (che normalmente si evita), senza correre il minimo rischio.

SONO UNA DONNA LACERO CONFUSA
di e con Grazia Scuccimarra
musiche Grazia Scuccimarra
arrangiamenti Pino Cangialosi

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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