Belle Ripiene (recensione)

Roma, Teatro Sistina, da giovedì 8 aprile 2027 (con Rosalia Porcaro nel ruolo di Ada)

il cast di Belle Ripiene
m&s - il cast di Belle Ripiene (foto © Antonio Agostini)

Non capita spesso che antipasto, primo, secondo e dolce vengano serviti in un ristorante teatrale

Annunciata come "una gustosa commedia dimagrante" la scrittura teatrale di Giulia Ricciardi, con l'accompagnamento per l'occasione da Massimo Romeo Piparo, è tornata a far sorridere le sale, con buona pace delle nutrizioniste. Sarà un trend di successo?

La mise en place (non ci siamo confusi) è un ristorante, anche se solo nella finzione teatrale, per la precisione si tratta della cucina di un ristorante tutto gestito al femminile, dove le quattro socie/protagoniste - Ada (Tosca D’Aquino), Dada (Samuela Sardo), Ida (Rossella Brescia) e Leda (Roberta Lanfranchi) - creano assieme ai loro piatti anche i loro sogni di vita che, come un dispettoso soufflé, non necessariamente si sollevano fino al punto desiderato.

La brigata del "Belle Ripiene" si trova quindi a dover fare i conti (soprattutto quelli economici e maggiormente difficili) con il tentennamento della propria inesperienza nel condurre una giovane attività imprenditoriale (un conto è cucinare, un altro riuscire a non andare in rosso), con i contrasti affettivi (l'ex che viene a mangiare con la nuova fiamma), con la insana passione per il gioco che si trasforma in ludopatia (ed è qui che la vena comica si tinge di dramma), con il pressing eccessivo che la famiglia tradizionale oppone contro gli orari poco concilianti di questo affascinante lavoro.

Supportate da una efficace scenografia (la scena è firmata da Teresa Caruso), che, memore degli insegnamenti dei Rumori fuori scena, ruota su sé stessa per offrire la doppia visuale, la commedia racconta, tra un sorriso e una battuta, quel mondo del lavoro che si incontra in una qualsiasi sala, dal ristorante stellato alla piccola trattoria familiare o nella mensa aziendale/scolastica. Luoghi che le televisioni hanno traghettato come troni di sicura ascesa, dimenticando - troppo spesso - che si tratta in realtà di un lavoro usurante, dove si trascorrono in piedi tante ore, dove è o troppo caldo o troppo freddo, e che psicologicamente va fatto quando tutti gli altri invece sono rilassati e si stanno godendo una piacevole serata, ma questo dipende anche dal conto, inteso come ricevuta, li aspetta.

Nel tratteggiare i quattro personaggi è ben visibile lo stile (e le battute) di Giulia Ricciardi ("Quando serve non c'è, ma è quando c'è che non serve"), che sembra aver efficacemente spostato dal tentativo di matrimonio, la vita di coppie e infine la vecchiaia, la propria epopea delle "stremate", mantenendo comunque la verve che un gioco teatrale di questo genere deve sicuramente mantenere. Piccole punte di approfondimento, anche se appena giocate su classici stereotipi. Aspettative classiche da parte di ogni ristoratore: scoprire l'identità dell'oscuro critico gastronomico, capace con una sua valutazione di innalzare il locale alle stelle, anzi alla stella più ambita, quella Michelin, in analogia con il celebre ristorante disneyano di Ratatouille e la commedia Bedda Maki.

Stimolante - per una fruizione multisensoriale - il profumo di cucinato che si sparge nella sala, frutto del piatto realizzato dallo chef Fabio Toso che ha tenuto conto delle diverse identità regionali delle quattro protagoniste: lo "Scrigno Belle Ripiene", uno speciale raviolone ripieno di cime di rapa (Puglia) e guarnito con guanciale croccante (Lazio), pomodoro piennolo confit (Campania) e fonduta di stracchino (Lombardia). Ancora più divertente la coccola, sempre gastronomica, finale che attende gli spettatori all'uscita dalla sala: un vero e proprio buffet allestito nel foyer. La migliore delle cartoline ricordo, basta che il dietologo non lo sappia.

BELLE RIPIENE
una commedia di Giulia Ricciardi e Massimo Romeo Piparo
con (in ordine alfabetico) Rossella Brescia, Tosca D’Aquino, Roberta Lanfranchi e Samuela Sardo
regia Massimo Romeo Piparo
scene Teresa Caruso
costumi Cecilia Betona
luci Daniele Ceprani
suono Stefano Gorini
regista collaboratrice Francesca Draghetti
musiche originali Emanuele Friello
chef Fabio Toso
durata 1 ora e 40 minuti, escluso intervallo e "spuntino" finale

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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