Candidato a 10 Tony Awards, il musical di Jonathan Larson (autore unico di testo, liriche e musiche) ne ha vinti 4 e ha anche conquistato un altrettanto prestigioso Pulitzer per la drammaturgia. E sono veramente in pochi a esserci riusciti. È universalmente considerato fra i migliori esempi di commistione in rock del musical di lingua anglosassone, solidamente in scena dal 1994 (off-Broadway), con migrazione nel tempio del musical statunitense (quello senza il prefisso off) dal 1996, dove rimane inizialmente per 12 anni. La nota più stonata la prematura scomparsa di Larson, avvenuta il 25 gennaio 1996, prima che potesse godere del grande successo del suo lavoro. Sono questi in estrema sintesi i numeri di "Rent", racconto attualizzato di un gruppo di bohémien, con atmosfere trasferite dalla iconica Parigi dell'Ottocento alla New York della fine del secolo successivo.
Come altri prodotti dell'intrattenimento di grandissima popolarità (citiamo come esempi il cinematografico "Moulin Rouge!" di Baz Luhrmann, che si basa su "La Traviata" di Giuseppe Verdi; il capolavoro di Andrew Loyd Webber che ha trovato libera ispirazione ne "Le Fantôme de l'Opéra" di Gaston Leroux; "Les Misérables" di Claude-Michel Schönberg, tratto dal romanzo di Victor Hugo), "Rent" prende libera ispirazione da un "classico", in questo specifico caso da "La bohème" di Giacomo Puccini, che a sua volta si ispirava a "Scene di vita della Bohème" di Henry Murger, mentre Giuseppe Verdi aveva trovato ispirazione per la sua Violetta nel romanzo "La signora delle camelie" di Alexandre Dumas (figlio) e potremmo ancora continuare, rendendoci noiosi sciorinando il nostro "pizzino" cultural-teatrale.
Ma cosa vogliamo dimostrare? Nulla, se non quanto, ancora una volta, quanta vicinanza, rimandi e contaminazioni (volute o casuali) ci possano essere ed essere state nel mondo della creatività, nel corso dei secoli. In pochissimi casi, dei quali non ci occupiamo, viene travalicata la linea di distinzione tra citazione e plagio, ma - lo ribadiamo - in nessuno degli esempi appena elencati.
Il necessario aggiornamento delle tematiche "tragiche" dell'opera pucciniana alla New York degli anni '90 sposta l'asset principale sulla tossicodipendenza, con nello sfondo la tragica consapevolezza della positività al virus Hiv e la quasi certezza di una successiva morte per Aids. I giovani protagonisti del musical, come i loro "bisnonni" parigini, hanno ulteriori problemi (in questo caso non riescono e non vogliono pagare l'affitto che dà il titolo all'opera), incomprensioni familiari e sentimentali, poco importa se le vicende affettive siano non più solamente eterosessuali, visto che quando si parla di amore, sempre quello è.
I numerosi quadri musicali costruiscono il fulcro delle azioni di un vasto gruppo di personaggi, tutti fondamentali per il racconto: la drag queen e musicista Angel, il padrone di casa che pretende l'affitto Benny, il videomaker Mark, il compositore alla ricerca della canzone di successo Roger, l'amico gay Collins (poi compagno di Angel), la ballerina tossicodipendente Mimi (con la quale Roger ha una storia), Maureen (ex di Mark), Joanne (attuale compagna di Maureen), in più l'ensemble. Una vera e propria folla di voci sul palco che riescono a trovare, tutti, il proprio momento di gloria, anche grazie alla quantità e qualità dei brani. Ma se da una parte la ricchezza musicale di "Rent" è il suo maggior pregio, dall'altra il libretto originale risente appena dell'età, specialmente se la scelta della messa in scena ricade sul "Finale B". Evitiamo come sempre di raccontare troppe dinamiche: il teatro si vede sempre a teatro, anche per dare soddisfazione all'impegno (tanto) della compagnia che è andata in scena.
Oggi fortunatamente l'Aids fa molta meno paura; l'omosessualità è "quasi" largamente accettata; purtroppo oramai siamo talmente avvezzi alla povertà e al disagio sociale da non farci più tanto caso, sono piaghe che oramai paradossalmente costituiscoo, come la droga, un male "sopportabile", quasi necessario, della moderna società: sono attorno a noi, ma pensiamo di poter fare poco, almeno fino a quando riguarda gli "altri".
Si continua a morire ma, come per la distruzione lenta e inesorabile del nostro pianeta, è "semplicemente" uno degli aspetti negativi dell'avanzamento civile di oggi. La grande forza di Rent negli anni '90 (similmente alla "pesante" filmografia di Larry Clark, che amiamo citare spesso) si è affievolita nei decenni, non riuscendo più a suscitare quello scalpore, indignazione e reazione dei suoi esordi. Quasi uno scotto che si deve mettere in conto.
Attenuata, almeno secondo noi, la sua valenza sociale, "Rent" resta sicuramente un grandioso "tessuto sonoro" e un eccellente strumento didattico con cui misurarsi, almeno per le giovani compagnie, quelle che hanno tante voci da mettere in luce e tanta voglia di fare e fare bene. Lo spettacolo che abbiamo visto è stato messo in scena dalla Cambridge Theatre Company al Great Hall at The Leys di Cambridge, con la regia di Emily Starr, e si attaglia perfettamente alle nostre ultime considerazioni.









