E’ una storia recitata e cantata che parla di migranti di un altro tempo ma che - in realtà - cerca di farsi ascoltare da chi tratta i migranti di oggi che attraversano lo stesso mare. Ieri, solcato dagli italiani del Sud; oggi da uomini e donne di un altro Sud del mondo. Stesso auspicio di trovare Buontempo - che è il pezzo iniziale - nell’imbarcarsi per l’America o per tentare di arrivare a Lampedusa. Viaggi che diventano storie che da sempre l'uomo ha avuto la capacità di raccontare, da Omero in poi. Non a caso, Sergio Maifredi (coregista assieme a Mario Incudine) lo presenta come “uno spettacolo nato sulle sponde del mediterraneo che mette in scena gli odori dei porti, il sapore delle spezie e del sale e le voci dei popoli che sono alle origini della nostra cultura ancora una volta, restituendo parole antiche per pensieri nuovi”. Tutto questo, sul palco, diventa un concerto teatrale che convince e trascina con i due interpreti - Peppe Servillo e lo stesso Incudine - sostenuti da musicisti pescati nella tradizione popolare più nobile e completati dall’Orchestra popolare siciliana, una ciurma numerosa e ben affiatata che suona world music condita di ogni strumento mediterraneo.
Per l’America, ieri, si partiva da Palermo o da Genova - porti aperti di città accoglienti - e si arrivava nel Nuovo Mondo a cercar fortuna. Oggi, il nuovo Mondo siamo noi e nessuno sa quanti son partiti senza mai arrivare. Si partiva anche per le miniere del Belgio ed uno dei cunti più struggenti è proprio dedicato alla tragedia di Marcinelle, una delle pagine più buie della “nostra” emigrazione, in cui si narra di una donna che insieme ai suoi bambini viene a sapere in diretta radio della morte di suo marito, mentre è in un treno “che inforna persone ad ogni stazione” e sta viaggiando per raggiungerlo e per cominciare una vita nuova. Si diceva di Palermo e Genova, terre di mare e di naviganti.
Non a caso - in un tratto di viaggio - Incudine cita Ivano Fossati e la sua "Pane e Coraggio", quando “ci vuole coraggio a trascinare le nostre suole da una terra che ci odia ad un'altra che non ci vuole”. Fossati che con “Mio fratello che guardi il Mondo” ha scritto una delle più belle liriche dedicate al tema dei migranti. Anche il tema del Padrino, "Brucia la terra", acquista una nuova luce e il cunto dedicato riesce a spazzar via l'iconografia mafiosa che da sempre lo accompagna. Insieme a '"Amara terra mia" di Mimmo Modugno regala tra le emozioni più intese dello spettacolo. Che fluisce con un omaggio (troppo?) pop alle storie delle serenate pre-matrimoniali in Sicilia. Qui Incudine - sostenuto dall'ensemble di organetti del maestro Pippo Benevento - gioca con gli spettatori che diventano figuranti di una scena pregna di tradizione ed amore se solo ci si lascia proiettare in quel loop, ancora vivo sull'Isola del Sole. Bravi tutti e menzione speciale per Peppe Servillo - anima mai abbastanza lodata della Piccola Orchestra Avion Travel - che aggiunge mestiere, tecnica e scenica teatrale solo ad osservarlo, con quella faccia da vivace scugnizzo con cui accompagna le sue cantate.
ODISSEA UN CANTO MEDITERRANEO
di Sergio Maifredi
regia Mario Incudine, Sergio Maifredi
con Mario Incudine, Peppe Servillo
e con Antonio Vasta, Anita Vitale, Giorgio Rizzo, Antonio Putzu, Faisal Taher
e Orchestra popolare siciliana
ensemble di organetti Pippo Benvenuto
musiche Mario Incudine, Antonio Vasta
luci Vincenzo Miserendino








