Io e Kate (recensione)

Enzo Casertano e Alessandra Merico omaggiano a modo loro la coppia Sordi-Fenech degli anni '80

immagine del robot e del suo proprietario
m&s - Kate entra nella vita di Alberto (foto © media & sipario)

Una commedia gradevole, divertente e leggera, ispirata ai principali temi (anaffettività, maschilismo e intelligenza artificiale) espressi cinematograficamente addirittura nel 1980 da Alberto Sordi (attore e regista), affiancato da Edwige Fenech (nel ruolo del cyborg), e da Rodolfo Sonego (autore del soggetto). In questo specifico caso teatrale l'interprete femminile (Alessandra Merico) è anche l'autrice del testo, mentre Casertano ne ha firmata la regia, con una perfetta divisione di ruoli e compiti. Lo spettacolo ha debuttato nel 2019 per omaggiare il centenario della nascita di Alberto Sordi e da allora viene periodicamente riproposto, suscitando costante apprezzamenti da parte del pubblico.

Alberto (Enzo Casertano) è un architetto solitario e riservato, arrivato oramai alla mezza età, è intenzionato a vivere solo e a non dover rendere conto a nessuno, né ha la minima voglia di adattarsi alle necessità legittime di una eventuale compagna. Ha solo bisogno di qualcuno, uomo o donna non importa, che gli dia una mano nelle incombenze tanto necessarie quanto fastidiose di una normale casa. Quello che tutti devono fare, se non vogliono vivere nella sporcizia o non mangiare, ma che nessuno ha piacere di fare, né per sé e né per gli altri.

La soluzione è sicuramente a portata oramai solo di portafogli: basta acquistare un robot di nome Kate (Alessandra Merico), cameriera elettronica in grado di svolgere tutte le mansioni domestiche, senza avere "nulla a pretendere". E' la colf perfetta, è perfettamente adattabile, anzi è perfettamente succube, si presta senza discutere ad essere accondiscendente al sentimento maschilista di Alberto e superiore (più o meno) a qualsiasi essere "umana". Mantenendoci in un assetto di totale anaffettività non si potrebbe desiderare nulla di più.

All'inizio, tutto sembra quindi procedere bene, Kate soddisfa puntualmente i suoi numerosi compiti, Alberto è quindi libero di dedicarsi al suo lavoro, l'acquisto effettuato sembra quindi vincente. Ma se consideriamo che il cyborg, per quanto sofisticato, è stato programmato da altri esseri umani, non dobbiamo sicuramente scomodare le leggi della robotica di Isaac Asimov per pensare che qualcosa alla fine non funzionerà. E così è.

Dopo l'iniziale idillio uomo-macchina la situazione si complica. Avviene che il sofisticato robot inizi ad apprendere il meccanismo delle relazioni umane nel modo peggiore, assistendo ad ore di programmi televisivi, subendo quindi un fatale condizionamento che la sua logica memoria fatta di 0 e 1 non riesce a valutare correttamente (e chi potrebbe farlo di fronte a certà illogicità televisiva?). Alberto si trova ben presto di fronte a una macchina così raffinata da avere acquisito un'autonomia quasi totale dalla sua configurazione originale, ma purtroppo con un apprendimento che si rivela dannevole. Una sorta di ChatGPT con braccia e gambe e in grado di fronteggiarlo e/o ostacolarlo.

Riuscirà questa complicata convivenza a trovare un suo equilibrio? E soprattutto la nuova consapevolezza sarà in grado di mutuare tra finzione televisiva e realtà, anche se quest'ultima è quella poco reale perché è comunque teatrale? Come sempre facciamo, non siamo mai chiamati a dare soluzioni: non siamo macchine e abbiamo solo possibilità di imparare dai nostri errori. E ovviamente farne di nuovi.

IO E KATE
di Alessandra Merico
con Enzo Casertano e Alessandra Merico
regia Enzo Casertano
disegno luci Maxi Lumachi

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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