Antonio Giuliani in Recital (recensione)

Antonio Giuliani continua costantemente ad aggiornare la propria esilarante lista di vizi pubblici e virtù private, troppo private

Antonio Giuliani
m&s - Antonio Giuliani in Recital (foto © media & sipario)

Nella seconda metà degli anni '90, la comicità televisiva italiana è equamente suddivisa su tre fronti, anche se sbilanciata verso la prima metà dello Stivale. A Milano abbiamo Zelig (dal 1997), a Firenze Aria Fresca (erede del precedente Vernice Fresca) e a Roma il Seven Show (dal 1996). In questi studi televisivi si sono concentrate le risate del pubblico, registrate e spesso esagerate, come da sitcom di derivazione americana, ma soprattutto vengono mossi i primi passi importanti di comici e conduttori che poi avrebbero o letteralmente fatta tanta strada (vedi Carlo Conti) o sarebbero spariti. Ci sembra indelicato e inutile fare menzione dei secondi, sembrerebbe il solito trito e ritrito richiamo musicale ai Jalisse, inutile probabilmente nemmeno troppo gradito.

Questo lungo preambolo per significare che Antonio Giuliani, che è stato uno dei comici romani (le origini abruzzesi non si sentono nel suo repertorio) protagonisti del Seven Show, di mestiere ne ha macinato molto, e questa stessa preparazione al palco, con il confronto uno (monologhista) a molti (spettatori), lo sa ben padroneggiare, sia che si tratti dei 5/10 minuti del passaggio in uno dei tanti contenitori televisivi, sia che si tratti di una chiacchierata con tema più o meno dichiarato di un'ora e mezza. E Recital, che abbiamo recentemente (ri)visto, è appunto tutto ciò: una lunga carrellata di luoghi che per altri apparrebbero comuni, ma che nelle mani di un comico esperto diventano invece gli spunti per farti ridere addosso, quasi sempre riconoscendo non te stesso, ma il vicino di casa, che fa ridere molto di più.

Così come il buon vino, Antonio Giuliani, con il trascorrere del tempo, acquista più sapore, maggiore scaltrezza e consapevolezza di quali corde del suo spettatore andare a stuzzicare, mantenendosi però - per fortuna nostra - ancora lontano dall'aspra satira dello stand up comedian, mettendo in scena una serie sicuramente di stereotipi, ma di qualità, capaci di evidenziare comicamente la "bellezza" (quale?) della nostra nazione, ripercorrendo vizi e virtù dell'essere boriosamente italiani, ma anche di non vergognarsene mai. E ad essere così come si viene descritti ogni tanto un po' di sana vergogna andrebbe invece provata, aiuterebbe a migliorare.

L'italiano raccontato da Giuliani pensa che basti iscriversi in palestra per rimanere in forma, malgrado l'inesorabile ticchettio biologico, è impreparato nel ruolo di genitore, non sa vestire i bimbi piccoli prima di portarli a scuola, è totalmente nel panico quando i pargoli cominciano con i loro legittimi "perché", non conosce le lingue, anche perché per lui - romano da generazioni - il Grande Raccordo Anulare non è la tangenziale della Capitale, ma una vera e propria impenetrabile cinta muraria, oltrepassabile solo per andare a Ostia o Fregene d'estate.

Figlio, in eccellente compagnia di tanti altri attori suoi coetanei, di quell'avanspettacolo che anagraficamente non può aver frequentato ma solo studiato, Giuliani inserisce nei suoi incontri con il pubblico passaggi che guardano al passato, suscitando melanconia, quando cita la saggezza popolare dei nonni, ma anche i ricordi spaventosi legati alle iniezioni, un cavallo di battaglia praticamente per tutti, da Maurizio Battista a Riccardo Rossi. Per poi ricapultarsi in avanti con le nevrosi suscitate dal rapporto di coppia, con la difficoltà di stabilire relazioni in cui l'uomo non sia succubo (cit.) della propria compagna o di colei che aspirebbe divenisse tale.

Ma d'altra parte uomini così non possono che essere sempre e comunque perdenti, altrimenti come farebbero a suscitare continue risate durante e minuti di applausi alla fine dello spettacolo? Paperino, il più grande perdente dei perdenti, lo sa bene come si fa e lo ha insegnato praticamente a tutti.

RECITAL
di Antonio Giuliani e Maurizio Francabandiera
con Antonio Giuliani
produzione AB Management
durata 90 minuti senza intervallo (e senza vergogna)

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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