Non hanno un amico (recensione)

Luca Bizzarri racconta a suo modo i tanti vizi e le poche virtù degli italiani, politici e suoi parenti compresi

Luca Bizzarri in scena
m&s - Luca Bizzarri in scena (foto © Claudio Cavalloro)

È assodato che il progetto editoriale di Non hanno un amico (perché di questo si tratta) abbia avuto e stia avendo un notevole successo, con numeri sicuramente interessanti (1.000.000/mese di stream) che hanno reso il podcast prodotto e ben realizzato da Chora Media un appuntamento costante del pubblico che segue e apprezza Luca Bizzarri. D'altra parte l'intelligenza dell'artista, la lunga gavetta, la sua capacità comunicativa servono proprio a questo: si varia lo strumento di comunicazione e il risultato - ossia il successo - rimane lo stesso, quando addirittura non va ad aumentare, trovando nuova linfa vitale in strumenti che non tutti hanno ancora capito e ben esplorato. Ne è palese dimostrazione il prof. Alessandro Barbero con le sue lezioni di storia e un canale su YouTube che si sta avvicinando ai 700.000 iscritti. È evidente che guardare verso altre piattaforme, quando si ha realmente qualcosa di buono da dire, non può che assicurare risultati positivi.

Questa lunghissima introduzione per esprimere con quanta curiosità abbiamo approcciato al riversamento teatrale dell'omonimo podcast, una curiosità che però avevamo già appagata nel modo più semplice possibile, ascoltando numerosi episodi del format, disponibili su alcune delle piattaforme tecnologiche più blasonate. Al momento in cui scriviamo sono stati realizzati 463 podcast, dalla dimensione media di circa 6 minuti, per un totale di 2776 minuti di spettacolo, ma dobbiamo sottrarre la pubblicità. Fortunatamente non riteniamo che Bizzarri voglia raccontarceli tutti, altrimenti dovremmo organizzarci e passare tutte le ferie in sua compagnia.

È quindi ovvia la selezione chirurgica degli argomenti con cui presentarsi al pubblico, con uno stile che può ricordare la stand up (sul palco leggio, sedia, piccolo tavolo per poggiare la bottiglia d'acqua e un microfono), ma che prende invece le mosse dalla buona preparazione di Luca Bizzarri attore, diplomato alla scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova. Il tema principale che lega ogni singola sezione dello spettacolo è sicuramente nobile: evitare a chiunque di noi di fare una brutta figura, magari controllando la corretta datazione di Cristoforo Colombo e di Galileo Galilei, prima di dissertare pubblicamente (ogni riferimento a un ministro della Repubblica Italiana è ovviamente voluto), o spostare di centinaia di km le capitali straniere, perché possano affacciarsi sul mare (o sull'oceano). E potremmo continuare a lungo.

A questo deve servire l'amico, deve farci riflettere prima che la figura di (bip) sia fatta e ci si trasformi nell'oggetto dello sberleffo dei più, anche di coloro che non potrebbero mai permetterselo. L'amico, che non c'è, deve aiutarci nei momenti di bisogno, quando la retta via del neurone è oramai smarrita. Ma a giudicare da quanti siano però finiti nelle divertenti e mai banali dissertazioni dell'attore, la retta ma anche la circolare o qualsiasi altra forma sono da tempo ingarbugliate, al punto dall'essere diventate un groviglio senza soluzione di continuità.

L'artista non risparmia nessuno, nemmeno sé stesso o la propria famiglia (la matita verde per non turbare l'animo della nipotina), raccontando i bei tempi andati della sua adolescenza (negli anni '80 noi ci drogavamo tutti), passata con una assoluta normalità condivisibile (i ragazzini stavano zitti e gli adulti parlavano, esattamente il contrario di quello che accade oggi) e sicuramente molto più spensierata, se paragonata a quella, per noi incomprensibile, odierna, anche allora si temeva l'aids e oggi si vive solo sui social. C'è spazio nello spettacolo per imbarazzanti confessioni (ho votato Calenda) e per rappresentarsi e rappresentarci per quello che siamo, uomini soli (senza riferimento alla canzone dei Pooh), che devono solo riuscire a svicolare tra le mille e mille insidie della vita. Il filo logico del racconto non viene mai meno, nemmeno quando Bizzarri si pone nelle vesti dell'amico di Berlusconi, di colui che avrebbe potuto consigliarlo per il meglio, solo se fosse stato interpellato. In conclusione Luca Bizzarri è quell'amico cui ognuno di noi avrebbe diritto e bisogno, solo che non lo sappiamo e probabilmente non lo sapremo mai.

Uno spettacolo agile e molto divertente, che ci porta a ridere di noi stessi, delle nostre debolezze, dei nostri tic. Un racconto in cui ci riconosciamo come in uno specchio che all’inizio ci pare deformante, ma che in realtà, a guardarlo bene, ci restituisce quell’immagine che ci rifiutiamo sistematicamente di vedere. Per farci aprire gli occhi ci vorrebbe un amico, che non c'è.

ITC2000
presenta
NON HANNO UN AMICO
di e con Luca Bizzarri
scritto con Ugo Ripamonti
ispirato all’omonimo podcast edito da Chora Media

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings