Come ogni mattina Gianni (Simone Giacinti) solleva la saracinesca del bar che gestisce. Entra con il cartone dei lieviti appena sfornati che vengono sistemati con cura sopra il bancone. Musica accesa e velocissime pulizie prima di portare in pressione la macchina che durante il giorno farà caffè, caffè macchiato caldo, macchiato freddo, schiumato, latte macchiato, cappuccino, cappuccino bollente, caffè doppio in tazza grande, caffè molto lungo ma anche molto macchiato e con molto cacao (praticamente un cappuccino), eccetera, eccetera, eccetera. È l'infinita lista delle ordinazioni che ogni barista riceve ogni mattina e che ruota attorno a due uniche materie prime, il caffè e il latte, ma mescolate in tutte le variazioni possibili e nemmeno troppo immaginabili, almeno da una mente "normale".
Il suo bar, come ogni altro esercizio del genere, è frequentato da una clientela abituale, tra cui spiccano Stella (Valeria Monetti), commessa in un atelier, Bogdan (Alessandro Tirocchi), un rom che non nasconde il proprio modo illegale di sbarcare il lunario, e Walter (Maurizio Paniconi), architetto dalla fedina penale macchiata. Tre vite diverse e misere come la propria che comunque Gianni non esita a prendere in ostaggio e tenere sotto minaccia con una pistola. La sua richiesta non è economica, ma ancora più tragica: devono assistere al suo suicidio, che fortunatamente non avviene.
Proseguendo nel loro quanto mai sconclusionato rapporto i quattro si mostrano con maggiore dettaglio, hanno qualcosa che li lega e che li segna: tutti hanno dovuto rinunciare ai propri sogni. Gianni, l'aspirante suicida, ha un passato di promettente calciatore che un incidente di gioco ha totalmente seppellito e ora si accontenta dei 1.000 euro al mese che lo zio, proprietario del bar, gli passa come stipendio per ascoltare e supportare le richieste fantasiose dei clienti. Bogdan ha studiato economia, ha fatto e fa continui colloqui di lavoro, ma nessuno - in Italia - è disposto a dare un lavoro di responsabilità a uno zingaro. Stella è la rampolla di una facoltosa famiglia, ma ha voluto seguire la propria inclinazione per la moda. La famiglia l'ha diseredata e il suo socio le ha sottratto il capo di successo che aveva disegnato. Infine Walter che è dovuto andare in galera per una colpa non commessa. È stato il titolare del suo studio a realizzare il ponte poi crollato, ma la responsabilità è ricaduta su Walter. Quattro vite, quattro diversi sogni senza la possibilità che se ne avveri almeno uno, con la costante della porta della fortuna sempre sbattuta in faccia.
Fortunatamente arriva l'idea che può cambiare completamente il loro destino: se la società è stata ed è cattiva con i nostri quattro protagonisti, loro la ripagheranno nella stessa maniera. L'idea che Walter propone ai suoi compagni di disavventura è di commettere un furto, sottrarre una preziosa (ma non troppo, visto che vale circa 1.000.000 di euro) opera d'arte contemporanea ad un museo cittadino, sfruttando una finestra rotta da anni che permetterebbe loro di entrare senza essere visti. Un'azione illegale che si trasformerà in una forma di riscatto e un gruzzolo nemmeno eccessivamente alto (circa 250.000 euro per uno) ma sufficiente per dare finalmente corpo ai propri sogni. In fin dei conti anche Alberto Sordi in una bellissima scena di "Accadde al commissariato" (1954, regia di Giorgio Simonelli) fa lo stesso, vende sogni, ma per sole 100 lire, ma viste l'inflazione e il cambio lira/euro non dobbiamo per forza stupirci della diversa cifra.
Lo spettatore non cada in equivoco, pensando di assistere a una versione teatrale di "Topkapi" (1964, regia di Jules Dassin), siamo in un più usuale clima di commedia contemporanea all'italiana, con i quattro protagonisti che si collocano in tematiche già esplorati da altri autori (in mente ci è venuto Adriano Bennicelli), ma non è sufficiente questo perché non si prestino a farlo ancora. Le due ore totali si passano con piacere e si dimentica presto il tema sociale per divertirsi con le vicissitudini di una Banda Bassotti all'italiana che strappa più di un sorriso e più di una risata. In fondo si va in teatro anche per questo.
La Bilancia Produzioni
presenta
CI PRENDESSE UN COLPO
LA SVOLTA DELLA VITA
di Alessandro Tirocchi, Maurizio Paniconi, Simone Giacinti
con Valeria Monetti, Alessandro Tirocchi, Maurizio Paniconi, Simone Giacinti
regia Andrea Palotto
luci e audio Salvatore Campisi
aiuto regia Lorenzo Pozzaglia
costumi TPM Studio
durata due atti di circa 2 ore, intervallo incluso








