Ci troviamo in una società finanziaria, con un giovane manager rampante (Alessandro Bevilacqua) impegnato nei colloqui conoscitivi per l'assunzione di una nuova collaboratrice. Il selezionatore ha l'atteggiamento classico e sprezzante di chi un lavoro già ce l'ha e osserva asetticamente le tante persone, tutte ragazze e tutte aspiranti segretarie, che si affannano ed impegnano per presentarsi al colloquio nelle migliori condizioni possibili, consapevoli che la prima impressione è quella che potrebbe aprire le porte del successo o del fallimento. Un sorta di connubio tra la disperazione di "Roma ore 11" di Elio Petri e l'apparente e comica follia de "Il colloquio" di Serge Da Silva.
L'ennesima candidata che nervosamente ed educatamente si presenta nell'ufficio del manager è una giovane assistente odontotecnica (Elena Salvati), che il selezionatore trasforma immediatamente in una igienista dentale, mettendola di fronte alla necessità, per riuscire a conquistare l'agognato posto di lavoro, di adattare la "realtà" (ma anche la verità o l'onestà) ai tanti aspetti della vita, specialmente se poi questi possono portare nuovi clienti e nuovi contratti.
Il manager, che vive ancora con la mamma (che ovviamente lo disturba sul lavoro con telefonate totalmente inutili) ed è succube dell'atteggiamento eccessivamente confidenziale del maturo "ragazzo" del bar (Christian Galizia), fonda tutta la propria arrogante prosopopea su di un celebre questionario con cui acclarati psicologi - ovviamente americani - hanno potuto calare in una griglia il futuro degli esseri umani, totalmente incuranti del fatto che una persona non è riducibile al vero/falso di una sequenza, anche assurda, di domande.
Dopo un'iniziale sottomissione la candidata decide di partecipare al gioco, ma non in forma passiva, ma come prima attrice protagonista, mantenendo testa al suo ipotetico "capo", rispondendo a tono ed interpretando le domande che le vengono fatte con la determinata lucidità di chi ha bisogno di un lavoro ad ogni costo e che non è disposta ad uscire dalla stanza senza averlo ottenuto.
L'esaminatore (quasi) in crisi spiazza la ragazza intromettendosi in quello che di più privato - e incomprensibile per un uomo - ha una qualsiasi appartenente al suo sesso: la borsa. Nella stanza ci sono due "contenitori": una piccola pochette e un capace secchiello rosso, l'uomo chiede alla ragazza di rovesciare il contenuto della borsa più grande e di dare spiegazione su tutto il suo contenuto, tra cui un camice, la chiave di un'auto costosa, dei manifestini pubblicitari, un piccolo cilindretto dalla punta arrotondata che produce un immediato imbarazzo nella ragazza e un forte compiacimento sull'ego del "maschio", ora finalmente padrone della situazione testosteronica che ha volto a suo vantaggio. Nasce così un contrasto che si interrompe con l'ingresso in scena di un'altra candidata (Valentina Mauro), che traghetta il pubblico verso l'intervallo tra il primo e il secondo atto, rimandando tutte le necessarie spiegazioni anche se di pochi minuti. Ovviamente tutto quello che succede poi va visto in teatro, noi non ve lo scriveremo sicuramente.
"Era perfetta" e "Un bene dell'anima" sono i titoli dei due micro-racconti, scritti come un unicum da Fabio Salvati, che compongono l'intera pièce, in apparenza ci potremmo trovare di fronte a delle "doppie" punte di una forbice teatrale, in realtà c'è una precisa consecutio narrativa in tutti gli eventi, con una stringente - quasi da romanzo giallo - spiegazione in tutto quello che accade, miscelando in maniera precisa quegli elementi che uno spettatore amante della drammaturgia contemporanea desidera trovare al momento in cui si siede comodamente in platea.
Il primo atto è sicuramente quello più divertente, anche per scelta di toni e battute, facendo salire in forma progressiva il taglio melanconico e intimo nel secondo. In entrambi si analizzano i comportamenti al femminile che si trovano allo scontro, anche troppo spesso, con un mondo al maschile che, una volta di più, cerca di affermarsi soverchiando chi ha di fronte, non per merito, ma per la fortuita presenza di un cromosoma nel proprio DNA. Capelli scuri (Elena Salvati) e capelli chiari (Valentina Mauro) per delle "doppie punte", ma solo teatrali, che non possono che farsi apprezzare nell'unica maniera possibile: con l'applauso dei presenti, a prescindere dal colore, taglio e quantità di capelli.
DOPPIE PUNTE
di Fabio Salvati
regia Daniela Coppola e Alessandro Bevilacqua
con Alessandro Bevilacqua, Elena Salvati, Christian Galizia, Valentina Mauro
direttore tecnico Andrea Catalini
assistente di scena Sonia Gallo
grafica Veronica Matrisciano
produzione L'Albero della neve
riconoscimenti premio della critica come “Miglior spettacolo”, Rassegna Teatro della Cometa di Roma
durata due atti di circa 100 minuti, intervallo escluso






