Alcool. Quando tutto offusca la mente (recensione)

Ho la mente offuscata? Ah, sì? E che cosa intendi fare? Al momento penso di andare a teatro, magari mi passa

Il protagonista di Alcool in scena
m&s - Emilio Celata è il protagonista di Alcool (foto © media & sipario)

Emilio Celata e Sandro Nardi mettono in scena, con l'interpretazione del primo e la regia del secondo, un testo sulla solitudine, declinata in molti motivi e in molti modi, tra cui anche quello alcolico. Debutto assoluto al Festival Internazionale di Teatro Quartieri dell'Arte, direzione artistica di Gian Maria Cervo, XXII edizione.

Quale può essere il legame tra le carte dei tarocchi, il gioco del Monopoli, la grappa e una piacevole colonna sonora che parte dalle "Emozioni" di Lucio Battisti per arrestarsi alla bellissima e morriconiana "The Unforgiven" dei Metallica? La solitudine patita e ostentata del protagonista, frutto della scrittura a quattro mani (nell'ipotesi due tastiere, è più facile) di Emilio Celata e Sandro Nardi.

La scena si apre con il commento delle carte dei tarocchi, che permettono allo spettatore di prendere contatto con una delle prime sfaccettature della solitudine casalinga di Emilio (è in pigiama e a piedi nudi), quella che presumibilmente prende maggiormente spunto dai giochi di parole alla Alessandro Bergonzoni. Ogni carta diventa così un pretesto per restituirci dei calembour, che sappiamo o pensiamo di sapere da dove partano, ma abbiamo meno chiarezza di dove vogliano andare, come il farfugliare a volte sconnesso e a volte scomposto di un ubriaco.

Appoggiato sulle braccia, dietro al vetro d'un bicchiere, alza appena un po' la faccia e domanda ancora da bere. I rumori della strada filtran piano alle pareti, dorme il gatto sulla panca e lo sporco appanna i vetri - Francesco Guccini.

L'attore in scena ricorda, fisicamente, un Erminio Macario, ma molto più robusto, e come il grandissimo torinese insegue completamente (senza raggiungerli o arrestandosi appena un attimo prima) i suoi stralunati pensieri e le sue ombre (che si ostinano a mantenersi visibili e distaccate), facendoci attraversare in poco più di un'ora di rappresentazione un'intera esistenza umana da "solitario", a volte convinto, a volte costretto, a volte sinceramente pentito, come quando si rammarica di non essere stato padre, uno dei momenti più toccanti e meglio portati di tutta la pièce. Mai però facendosi assalire dalla depressione, anzi sorridendo di fronte ad ogni vicissitudine, indipendentemente da chi o cosa l'abbia provocata.

Le sfumature drammaturgiche sono così visualizzate con un continuo cambiamento di colori, mai troppo accesi, e si armonizzano con studiata semplicità con il flusso delle parole. Il protagonista si mette a nudo davanti allo specchio della vita, convincendosi e convincendoci che dopotutto ogni forma di esistenza può trovare una sua forma di equilibrio, anche se tentennante come il camminare di chi ha troppo bevuto. D'altra parte dove trova fondamento che per arrivare in un posto si deve obbligatoriamente prendere una linea dritta. L'importante è arrivare o non arrivare.

Non mi svegliate ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno, sia tranquillo da bambino, sia che puzzi del russare da ubriaco - Banco del Mutuo Soccorso.

Da Don Chisciotte a Zorro, passando vicino a William Shakespeare, il "Lone Actor" dalla mente offuscata ha comunque ben chiaro il "dove" vuole arrivare, anche se rimanda continuamente l'ultimo angolo da girare e l'ultima porta da aprire, dietro la quale - come per l'Andy Capp di Reg Smithe - potrebbe nascondersi una Flo armata di scopa.

La coppia di autori prende come pretesto l'alcool per analizzare in forma di divertimento teatrale la vita di un uomo come tanti, leggermente preda delle proprie paure e delle tante insicurezze con cui tutti gli esseri viventi contemporanei devono giocoforza confrontarsi. Quello che viene portato in scena è un "eroe dei nostri tempi" molto lontano da quello tratteggiato da Alberto Sordi nel (solito) bellissimo film di Mario Monicelli del 1955. Ma alla fine può bastare una buona grappa (non ci è stato comunicato se barricata o meno) per esorcizzare tutto? Oppure non sarebbe preferibile reagire e cercare di vivere meglio, per noi o per chi ci è più vicino? Fermo restando di trovare qualcuno a cui realmente interessi. Ma forse questo potrebbe essere già l'argomento di un prossimo monologo. Lo chiederemo, non appena la mente (di chi?) sarà meno ottenebrata.

ALCOOL
QUANDO TUTTO OFFUSCA LA MENTE
di Emilio Celata e Sandro Nardi
regia Sandro Nardi
con Emilio Celata
produzione Teatro Boni di Acquapendente
durata 65 minuti senza intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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