Certe notti (recensione)

Da non perdere, secondo noi, il nuovo spettacolo scritto da Antonio Grosso, con la regia di Giuseppe Miale Di Mauro

Dopo Minchia signor tenente, Antonio Grosso sceglie per il suo ultimo spettacolo ancora una volta il titolo di un’altra popolare canzone, “Certe notti”, ma l'unico punto di contatto con Luciano Ligabue si ferma qui. Entrambi gli spettacoli hanno in comune un inizio scoppiettante, divertente e corale, per poi evolversi nella percezione del dramma che poi fatalmente (non senza colpe) arriverà, la casualità della vita che irrompe e che sconvolge sogni e progetti, vista la triste (per i fatti noti di cronaca) ambientazione: la casa dello studente, simbolo del terremoto de L’Aquila.

È la notte che precede il sisma nella casa dove sono ospiti 5 studenti che non riescono o non vogliono dormire, ognuno di loro ha un diverso motivo per rimanere sveglio. Maria Grazia (Federica Carruba Toscano) e Giuseppe (Ariele Vincenti) fanno l’amore; Camila (Rocio Munoz Morales, al suo debutto teatrale) beve birra e fuma, evidentemente in ansia per qualcosa; Mario (Antonio Grosso) conta e riconta numeri ad alta voce, disturbando il sonno di suo fratello Vincenzo (Antonello Pascale). Sono tutti studenti di ingegneria. Tutti, a parte Mario (genio della matematica), si sono arenati davanti all'esame di scienze delle costruzioni, cattedra saldamente inpugnata dal professor Puglisi (Ciro Scalera).

Con l'evolversi del racconto si conoscono in maniera più approfondita i cinque protagonisti, sono giovani che vivono amori, che stringono amicizie, che hanno speranze per il futuro, ma anche che si sono dovuti prendere il gravoso impegno di un fratello autistico e difficile, oppure che hanno scelto la facoltà solo per accontentare i genitori, quando la vera aspirazione sarebbe stata di fare la ballerina. C’è la rabbia generazionale, la ribellione contro le ingiustizie degli adulti, ma anche la tentazione di usare scorciatoie per passare l’ultimo esame. Mario canta ossessivamente la stessa canzone, “Sfiorivano le viole” di Rino Gaetano, che gli ricorda il padre e la sua scomparsa che non vuole accettare. È l’unico che avverte quello che potrebbe succedere, sa cosa comporta quando in una struttura manca un pilastro, ma è autistico e continua a contaree cantare: atteggiamenti troppo bislacchi perché gli altri gli possano dare importanza. E così le ore passano fino a quando non entra nella casa anche il professore e arriva quello che solo Mario aveva intuito sarebbe potuto accadere.

Dopo aver applaudito in sala l'opera, dobbiamo dare il giusto merito ad Antonio Grosso autore, per aver trovato la corretta chiave di lettura per mettere in scena eventi così dolorosi e così vicini, riuscendo a raccontare la storia dalle parte delle vittime, come sempre incolpevoli, azzardiamo un parallelismo con il cinema neorealista. Merito alla regia per non aver voluto mai esagerare, ponendosi al servizio del testo e - infine - merito al cast, che ha saputo far ridere, riflettere ed emozionare, in costante mix di ogni forma drammaturgica applicabile. In Certe notti abbiamo trovato tutto quello che vorremmo, e dovremmo, sempre trovare entrando in una sala teatrale: una lunga sequenza di emozioni che - purtroppo - hanno come unico demerito l'essere state suscitate su un fatto che è veramente accaduto e che continua a dividere e far piangere lacrime di realtà.

CERTE NOTTI
di Antonio Grosso
con Antonio Grosso e Rocio Munoz Morales
e con Ciro Scalera, Antonello Pascale, Ariele Vincenti, Federica Carruba Toscano
regia Giuseppe Miale Di Mauro
scenografia Luigi Ferrigno

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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