Minchia signor tenente (la recensione definitiva)

 

immagine di tre carabinieri sul palco
m&s - Antonello Pascale, Antonio Grosso e Francesco Nannarelli, rispettivamente sottufficiali e tenente (foto © Franco Sassara)

Ultima tournée per il testo che Antonio Grosso sta accompagnando da molti anni sui palcoscenici italiani

Siamo agli inizi degli anni '90 in una piccola stazione di carabinieri in Sicilia, una delle tante postazioni che - in luoghi difficili - si affannano ad affermare la presenza dello "Stato" tra comunità silenti, dove potrebbe capitare che per incuria l'istituzione possa essere stata sostituita da un'altra forma di governo, ma deviata.

La vicenda si apre con la strampalata denuncia di un furto subìto da Domenico Parerella (Natale Russo), un anziano del paese, rimasto solo, che vive la quotidiana "visita" alla stazione dei carabinieri come un modo per fuggire alla purtroppo abituale sua solitudine, una situazione che ci ha ricordato lo strampalato e pedante Cannizzaro, interpretato da Turi Pandolfini, di "Accadde al commissariato" (di Giorgio Simonelli, 1954).

Nella piccola comunità, dentro e fuori la caserma, si intrecciano le vite di tutti i suoi componenti, esseri umani prima che essere carabinieri, con le proprie aspettative, le proprie speranze, la voglia di vivere, malgrado la difficoltà del lavoro che si trovano a svolgere in un territorio non sempre facile. Il brigadiere Vincenzo (Antonio Grosso), con la complicità dell'appuntato Giorgio (Gaspare Di Stefano) si prende amabilmente gioco dell'amico di infanzia, ma maresciallo, Antonino (Antonello Pascale), un brav'uomo ossessionato dai numeri del lotto; il carabiniere Francesco (Francesco Stella), malgrado il divieto del regolamento dell'Arma, è fidanzato con la panettiera Sara (Martina Zuccarello) e sogna come tutti i giovani della sua età un prossimo futuro fatto di famiglia. Quando sembra esserci un momento di maggiore monotonia, arriva puntale la "denuncia" in siciliano incomprensibile di Parerella, o le incursioni del carabiniere scelto Remo Moroni (Gioele Rotini).

Tutto procederebbe per il meglio, e forse anche con eccessiva tranquillità, stigmatizzata costantemente da Giorgio, quando arriva, per prendere il comando, il tenente Attilio Prisco (Francesco Nannarelli), uomo rigido e osservante dei regolamenti, incurante del fatto che sotto la divisa con la striscia rossa nei pantaloni ci siano dei ragazzi, con l'aspirazione più che legittima a diventare uomini: vite prima di essere "gradi".

Oltre a questo la malavita si sta avvicinando alla piccola comunità, oltre a questo... si deve andare assolutamente a teatro, per emozionarsi ed applaudire questo piccolo gioiello, anche per non correre il rischio - in un prossimo futuro - di non poterlo più fare, visto che questa "potrebbe" (ribadiamo al condizionale) essere l'ultima tournée di "Minchia signor tenente", dopo 12 anni di aperture di sipario, quasi 500 repliche e più di 75.000 spettatori. Per noi è stata, quest'ultima, la quarta volta (una ogni 2 anni), con un ulteriore aggiornamento del cast artistico (sono circa 30 gli artisti che si sono avvicendati nei 12 anni di "servizio"). E questo dovrebbe confermare, per quanto non sia necessario il nostro giudizio, quanto abbiamo apprezzato questo testo. 

Cosa possono avere in comune alcuni carabinieri - pescati qua e là dai mille campanili dialettali d'Italia - con una piccola stazione siciliana, oltre a potersi prestare ad essere protagonisti (volontari o meno) di barzellette, usate e abusate? Tutto, ma anche niente, ed è questa la grande bravura di Antonio Grosso, anche interprete, ma soprattutto autore, quella di essere riuscito a costruire una storia a tratti esilarante, a tratti delicatamente sentimentale e a tratti drammaticamente attuale. Una macchina teatrale praticamente perfetta dove ogni elemento si innesta perfettamente sul precedente e crea l'assist preciso per il successivo. Ogni protagonista della scena mette del suo e si pone al servizio della storia, miscelando sempre con estrema sapienza il dosaggio delle emozioni.

Una gag di alcuni anni fa: terminato lo spettacolo, Francesco Nannarelli si è scusato con noi, dicendoci che "lui non è così, ma è il personaggio", ma non chiedetegli conferma, perché non lo ricorda. Semplicemente "bravissimi" tutti gli interpreti, in ogni caso, perfetti nel tratteggiare lo stato d'animo di chi sa che può rischiare di morire per un migliaio di euro al mese, un po' di più con straordinari o servizi particolarmente "impegnativi". La vicenda è ambientata nel 1992, ma non cambia molto, allora si poteva morire valutando il peso di carne e sangue sulla bilancia delle lire, oggi la misura è transitata all'euro, che cosa è cambiato? 

Sperando che entrambi gli autori apprezzino, purtroppo per la cultura uno dei due può farlo solo da un luogo lontano, la visione dello spettacolo di Antonio Grosso ricorda la piacevole lettura delle storie del commissario Salvo Montalbano di Andrea Camilleri, perché entrambi esprimono lo stesso amore e rispetto per una terra tanto martoriata quanto diffamata e lasciata da sola a combattere contro mali radicati e di sponda anche importati. Per fare tutto questo lo spettacolo ha ricevuto un prezioso aiuto dalla misurata regia di Nicola Pistoia, che ha dato il suo contribuito perché il (bellissimo) racconto potesse diventare - come il suo autore ci ha dichiarato - una "commedia cult". E' il giusto modo con cui si può dichiarare con forza, sostenuti dal lunghissimo applauso del pubblico, sera dopo sera, alla maniera degli artisti, che è possibile, sempre possibile cambiare e che il teatro - quando è così ben fatto - serve a portare a casa un sentimento di indignazione e di riscatto, che poi può essere riportato nella vita reale. Teatro civile? Teatro sociale? Questo importa poco, quello che è sicuro è che si tratta di buon teatro.

La Bilancia presenta
MINCHIA SIGNOR TENENTE
di Antonio Grosso
regia Nicola Pistoia
con Antonio Grosso, Gaspare Di Stefano, Francesco Nannarelli, Francesco Stella, Martina Zuccarello, Antonello Pascale, Gioele Rotini, Natale Russo
disegno luci Luigi Ascione
scene Fabiana di Marco
costumi Maria Marinaro
durata 120 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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