La formula in scena è quella classica del reading teatrale che si sposa - scenograficamente parlando - con la lezione scolastica, vista la presenza delle classiche lavagne in ardesia su cui sono accennati tutti i principali argomenti dello spettacolo. Qua e là sono sparsi libri (e fumetti) vari, dagli argomenti veramente trasversali: andiamo dal classico Topolino al pensiero filosofico di Nietzsche, dal manuale di cucina ai fumetti di Diabolik, passando per i grandi autori del thriller (Scott Turow), ispiratori di film di successo. Che sia un prologo per uno spostamento di genere cinematografico?
Sul palco Edoardo Leo è accompagnato dalla chitarra, suoni vocali e piacevoli giri di blues di Jonis Bascir, in quello che si colloca a metà strada fra il più classico dei reading - in effetti sul leggio c'è un librone rosso che viene sfogliato durante lo spettacolo - e la "lectio", senza scomodare la "magistralis". L'attore popolare, nel senso del molto conosciuto, inserito in un contesto come il palcoscenico può permettersi di sfruttare al meglio la propria naturale empatia per raccontare "come si racconta una storia" ed ottenere così uno spettacolo di "Letture semiserie e tragicomiche". Momentaneamente messo in un angolo il cinema, Leo si diverte, e chi assiste anche, a reinterpretare microtesti di tanti altri autori, teatrali e non, facendo leva su paradossi tanto popolari quanto divertenti. Uno su tutti, "il martello frangivetro" sui treni.
Meccanismi collaudati che vengono portati in scena anche senza un filo logico, sull'onda del momento e della diversità della serata, riadattati al pubblico presente, è comunque anche il sottile pretesto per interpretare più di "20 anni di racconti e aneddoti", spesso composti dalla gente comune, in grado di affrontare la battuta (in questo i romani sono veramente imbattibili) come pochi altri. In ogni caso l'approccio è "didattico" e fa sorridere la trasformazione di Edoardo Leo nel professor Leo, investigatore della comicità contemporanea.
Chi ha gli occhi buoni riesce ad inquadrare dalle lavagne i brevissimi riferimenti che vengono "raccontati" in scena, ma sono anche degli incipit con cui giocare con il pubblico presente, stigmatizzare (perché è inutile nascondercelo: siamo i primi a farci ridere addosso con i nostri comportamenti) le mille e una contraddizioni dell'uomo moderno, prestando così il fianco alle risate degli altri, almeno di coloro che non si riconoscono, ma solo momentaneamente, perché poi toccherà anche a loro!
Gli autori presentati sono veramente una ampia rappresentanza della parola scritta, dalla solennità culturale di Gabriel Garcia Marquez (La vita non è quella che si vive, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla), con cui si apre lo spettacolo e se ne trasmette il senso, alla comicità di Massimiliano Bruno, alle difficoltà tutte maschili di cambiare un pannolino al proprio figlio. Una sfida così difficile da meritare addirittura un decalogo, protagonista di un racconto di Alessandro Baricco. Non può mancare una profonda dissertazione sulla barzelletta, della quale sono sconosciuti gli inventori, sull'aneddoto e sulla iperbole (anche questa di appannaggio maschile) con cui un racconto casalingo viene di volta in volta ingigantito, almeno fino a quando la compagna del "raccontante" non interviene per riportare la fantascienza alla realtà.
Il gioco di Edoardo Leo è piacevole da ascoltare, rende merito alle indubbie qualità interpretative del protagonista e si presta ad essere rivisto più volte, per togliersi la curiosità sugli altri argomenti non affrontati nel corso della serata o per esaurire il contenuto del raccoglitore rosso. Nino Manfredi e Umberto Eco non hanno trovato posto in questa serata, ma Edoardo Leo ha promesso di replicare. Non crediamo possa essere una minaccia.
EDOARDO LEO
in
TI RACCONTO UNA STORIA
(letture semiserie e tragicomiche)
con le improvvisazioni musicali di JONIS BASCIR








