Non finiremo mai di ringraziare Paolo Logli per aver scritto, anni fa, Un attimo prima (recensione), un prezioso racconto sulla Prima Guerra Mondiale che, a nostro giudizio, dovrebbe essere proposto e riproposto nelle scuole, affiancato ai libri di testo. Lo abbiamo "rivisto", sempre come autore, in un altro lavoro biografico-teatrale, dedicato stavolta a Mia Martini, Chiamatemi Mimì (recensione), poi ci siamo ricordati che ha anche scritto testi per gli ultimi dischi del Banco del Mutuo Soccorso... di conseguenza il suo è un invito - per la prima nazionale di questo nuovo spettacolo - al quale mai ci saremmo voluti sottrarre.
L'invitoche abbiamo ricevuto non è in una sala teatrale, ma in uno studio di registrazione. E fino a qui, niente di eccessivamente strano, siamo avvezzi a vedere teatro non in teatro, all'aperto, al chuso, itinerante, in luoghi non convenzionali come un antico lavatoio, vedi Molly Bloom (recensione). Quello che ci ha maggiormente colpito è che la "divina" diventa in questa opera un "divino", perché tutti i personaggi del monologo non sono appannaggio di un'attrice, ma di un attore, Luca Violini, noto anche come doppiatore, e così si spiega meglio il luogo che ci ospita. Si spiega anche la modalità con cui Violini, su un palco piccolissimo, distante da noi meno di 2 metri, affronta il testo: sembra che sia impegnato in una sessione di doppiaggio. Un attore, la sua voce e il racconto di vita di una grandissima artista del secolo scorso, uno di quei nomi destinati a rimanere nella storia della musica.
Essere Maria Callas è un monologo in cui il tema principale non è l’elencazione puntigliosa e pignola degli elementi biografici, che anzi si diradano nel racconto e si fanno sfondo alla meditazione intima di una donna che assiste attonita alla sua trasformazione in mito: quello che, d’altra parte, avrebbe sempre voluto essere e che innegabilmente è stata. Non ci sono particolari eccessivi, non c'è stata una volontà di approfondimento spinta a voler ricostruire quel particolare sconosciuto ai più, chi ha amato la musica lirica è a conoscenza di quanto la vita di Maria Callas donna sia stata sacrificata sull'altare dell'artista, sia in forma personale che - soprattutto - in forma affettiva, con quella forma "mitizzta" del sé che a lungo andare diventa troppo difficile da indossare, giorno dopo giorno.
Violini / Callas ci racconta la sua infanzia, la famiglia che - come quella di ognuno di noi - è fatta di amore e contrasti, accondiscendenza e ribellione, la non accettazione del proprio aspetto fisico, la mancanza di rispetto del settore artistico (non che in altri ambiti lavorativi la vita sia più facile). I grandi amori, ma soprattutto il grande sfruttamento, nel senso più bieco del termine, di una donna che probabilmente sarebbe stata più felice con un banco di frutta al mercato e un uomo realmente innamorato al suo fianco. Ma se ti chiami Maria Callas e canti al Metropolitan di New York, questa "normalità" non ti appartiene e non ti apparterrà mai.
Essere Maria Callas è la storia di vocazione alla musica, di ricerca dell’autostima e dell’accoglienza degli altri, della bruciante volontà di riscatto a costo di perdersi. Il racconto di un genio che, come a volte succede, ha finito per bruciarsi in un lampo, e per svanire, assieme alla sua voce, finita troppo presto, leggiamo nelle note del comunicato e ci chiediamo - domanda senza possibilità di risposta - non sarebbe stato meglio il banco al mercato?
Luca Violini
in
ESSERE MARIA CALLAS
di Paolo Logli
disegno suono/luci Riccardo Vitali
regia Luca Violini
distribuzione Federica Maurizi








