Tango (recensione)

They're dancing with their fathers / They're dancing with their sons / They're dancing with their husbands / They dance alone

immagine di una donna in piedi in sottoveste
m&s - Carla (Claudia Achilli), la protagonista di Tango

Siamo sicuri che qualcuno correttamente osserverà che il brano di Sting (They Dance Alone, 1987) fa riferimento alla cueca cilena, il ballo che le donne (vedove o orfane) silenziosamente, stringendo tra le mani le foto dei loro cari, hanno elevato a loro protesta civile contro l'inciviltà del sanguinario regime di Pinochet. Rispondiamo che hanno ragione, ma che poco importa la nazionalità cui si appartiene quando una società si dimentica di essere civile e si macchia di delitti contro l'umanità, che non hanno ancora trovato (e purtroppo non troveranno mai) una loro soluzione giudiziaria. L'ideologia diventa violenza fisica e si trasforma poi in impunità, in attesa che la damnatio memoriae faccia il suo naturale quanto ingiustificato corso: contro tutto questo si erge, come baluardo culturale da 23 anni, il bellissimo "Tango", scritto in maniera veramente ispirata da Francesca Zanni.

La scena è spoglia, al centro del palco un lungo cavo elettrico con una lampadina gialla, sui lati delle vecchie reti letto metalliche. Siamo lontanti dalla bellezza e dal comfort offerto dalle moderne doghe ortopediche o dai raffinati meccanismi elettrici che amplificano tecnologicamente la possibilità di un riposo sempre migliore: sicuramente non è questo il loro scopo. Carla (Claudia Achilli) e Claudio (Raffaele Calabrese) sono i due protagonisti della nostra storia che, lo ribadiamo, è vera e restituisce allo spettatore giovane o distratto dallo smartphone il ricordo doloroso di quanto accaduto tanti anni fa (tra il 1976 e il 1983), un ricordo che non può essere cancellato dalla distanza chilometrica tra Italia e Argentina, dall'esiguo numero "stimato" degli scomparsi ("solo" 30.000) in confronto ad altri eventi della stessa natura, dall'impunità ottenuta dalla maggior parte dei criminali coinvolti nel 1990, giustificata male dalla necessità di guardare avanti e riconsolidare una nazione: ma è possibile dimenticare con un colpo di decreto 30.000 famiglie spezzate?

Claudio è abbigliato come un qualsiasi altro giovane della sua età. Ci racconta che è ricco e che non tollera suo padre, anche qui niente di nuovo. Al genitore, ex militare, rimprovera la rigida imposizione sulla propria vita e sulle proprie aspirazioni, nel tentativo di renderlo "uomo", in tutto e per tutto come suo padre, ligio al dovere e al compito che la nazione gli ha destinato, da compiere ad ogni costo per portare a termine il "processo di riorganizzazione nazionale". Un vero e proprio "eroe" al quale tutti dovremmo essere grati, per primo il figlio. Non saremmo stupiti se auspicasse ad una beatificazione laica o alla tumulazione in una cattedrale e ad una giornata di lutto nazionale con relativi funerali di stato. Non sarebbe il primo e nemmeno l'ultimo.

Parallelamente al suo racconto familiare scorre la vita di Carla, o quel poco che possa essere considerato come tale. Giovane, bella, idealista e innamorata del suo Miguel, veste una semplice sottoveste ed è senza scarpe. Come tanti altri giovani della sua età è convinta che sia possibile modificare le storture della sua società, magari assieme a Miguel e stringendo in braccio il loro bambino che tra circa 6 mesi vedrà la luce e contribuirà sicuramente, assieme ai suoi genitori, a costruire quel mondo migliore che gli spetta, perché ogni bambino ha diritto a vivere meglio dei suoi genitori. Ma Carla, Miguel e il bimbo non sanno che anche loro dovranno partecipare alla riorganizzazione nazionale.

"È una storia che poteva capitare a chiunque di noi, se fossimo nati e cresciuti in quell’epoca, in quel paese, in quel regime dittatoriale. E chiunque di noi avrebbe potuto raccontarla", scrive Francesca Zanni nelle note che hanno accompagnato la prima messinscena dello spettacolo che lei stessa ha diretto nel 2000 con protagonisti Crescenza Guarnieri e Rolando Ravello (fonte: Dramma.it). Non siamo del tutto certi che "chiunque" avrebbe potuto avere questa stessa sensibilità, vista la costante tendenza verso il revisionismo storico. Lei ha avuto il merito di farlo e di questo le siamo grati. Così come siamo grati alla compagnia Teatro Finestra per continuare, assieme ad altre compagini, a proporre un "tango" che nessuno dovrebbe essere costretto a ballare da solo. Sarà possibile? Sicuramente no, ma almeno in teatro ci piace sempre pensarla così.

Compagnia Teatro Finestra di Latina
presenta
TANGO
di Francesca Zanni 
regia Raffaele Calabrese
musiche Virginio Fabiani 
con Claudia Achilli e Raffaele Calabrese
riconoscimenti miglior allestimento, spettacolo e attrice al Festival Nazionale Uilt 2016;
migliore regia al Concorso Rafanelli di Pistoia 2022; concorso Tutti in scena 2011
durata un atto unico da 50 minuti

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giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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