Si è partiti da una storia vera, trasformandola in una performance, tra teatro di narrazione e danza contemporanea
Cosa sarebbe stato il destino politico dell'America Latina se - geograficamente - si fosse trovata a migliaia di chilometri di distanza dagli Stati Uniti? Da quella nazione a stelle, strisce, torta di mele e valori che ha sempre avuto un nemico, vicino o lontano, da combattere? Purtroppo, spesso, troppo spesso in buona compagnia.
Ci sarebbe stata comunque la forte ingerenza di chi non poteva permettere la presenza del "comunismo" praticamente alle porte di casa? Sappiamo che stiamo divagando, ma è questo il pensiero che - parallelamente alle vicende di Isabel - ci è entrato in testa assistendo alla performance artistica (perché principalmente di questo si è trattato) di Caroline Loiseau, con l'innesto musicale (e minimamente fisico) di Marco Memetaj alla chitarra.
Ci troviamo in Argentina nel 2022, la nazionale di calcio ha appena vinto la sua terza coppa del mondo ed è naturale che un'altra nazione, che similmente ha fatto di questo sport il proprio emblema nazionale, provi il medesimo (ed eccessivo, ma questo è un parere del tutto personale) interesse voglia dedicarle la massima attenzione. Di conseguenza, una testata giornalista assegna a un proprio redattore il compito di raccontare le emozioni di chi ha appena sollevato l'ambito trofeo. Dopotutto sono solo 16 ore di volo da Roma e da parte del giornalista c'è il piacere di visitare l'Argentina per la prima volta. Utile a dilettevole, e tutto spesato!
Quello che il narratore (in voice over) si trova di fronte è esattamente quello che avremmo potuto verificare rovesciando i ruoli: un popolo che non se la passa proprio bene, ma che ha così trovato un senso di riscatto, forse poco comprensibile a chi non ne è direttamente coinvolto (il pensiero va adesso a "Che vitaccia!", un episodio del capolavoro "I mostri" di Dino Risi). Tra colorata euforia e costanti festeggiamenti avviene l'incontro con la Isabel protagonista del racconto. Una ragazza appena estranea a quanto sta avvenendo attorno a lei. Ed è proprio questa sua lieve indefferenza che risulta giornalisticamente interessante, notiziabile.
Isabel racconta con flashback la propria vita (per 27 anni sono vissuta in una zona grigia), quella dei suoi genitori (Paulo e Corita), quella della famiglia del padre, quella dell'Argentina e quella dei tanti "desaparecidos", scomparsi perché invisi al regime militare, figlio degenerato di quell'ingerenza di cui sopra. Caroline Loiseau danza e racconta (utilizza il corpo e la voce per una performance non così consueta nei nostri teatri) una storia recente, dolorosa perché sono ancora troppo evidenti le ferite e le cicatrici, specialmente quelle mostrate con molta dignità dalle famiglie che non hanno mai potuto piangere una tomba, se non recandosi sulla riva dell'oceano.
La storia di Isabel è una storia comune, fatta di violenza senza motivo, fatta di tanta crudeltà con pochi colpevoli, fatta di umanità che ha dimenticato di essere tale, ma per fortuna che c'è la coppa del mondo a rendere tutti migliori. E nell'assistere alla performance non riusciamo a non porci la stessa domanda che ci ha accompagnato all'uscita dalla sala: cosa ha impedito all'Italia degli anni '70, visti i tanti cattivi esempi, di fare la stessa fine? Forse aver vinto una volta di più dell'Argentina la coppa del mondo di calcio.
Anonima Teatri
Twain Centro Produzione Danza
presentano
ISABEL
tratto da una storia vera
di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo
con Caroline Loiseau
musica dal vivo Marco Memetaj
sostegno Tersicorea / progetto RIZOMI – Residenza “Artisti nei Territori” Carloforte/Isola di San Pietro/Teatro “La Bottega”
contributo MiC – Ministero della Cultura, Regione Lazio, Fondazione Carivit, Comune di Tuscania
riconoscimenti Premio Presente Futuro 2024 – Teatro Libero Palermo, Premio Zero in condotta – Cobas
durata un atto unico di circa 60 minuti
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