Due addetti alle pulizie (recensione)

Residenza teatrale romana e progetto regionale per la restituzione in streaming di un'opera teatrale con diverse prospettive

immagine di due giovani che discutono tra loro
m&s - Due addetti alle pulizie (foto Luca Valenta - Premio Nico Pepe 2018)

E' questo il secondo spettacolo (l'altro è Audizione), firmato e realizzato dalla compagnia teatrale Le Ore Piccole, che abbiamo il piacere di vedere, ancora una volta in video, anche se speriamo che prima o poi si riesca a farlo dal vivo. Anzi a respirare con loro la stessa aria che suggestivamente pervade ogni palco e ogni platea, da quando è nato il teatro. In ogni caso, abbiamo avuto il piacere di approcciare ancora ad una tematica particolare, un racconto che si ispira appena a "Il calapranzi" di Harold Pinter, per poi prendere strade del tutto personali e in linea con la drammaturgia dell'autrice e della compagnia.

Gli addetti alle pulizie sono due giovani (Andrea Ferrara e Chiara Arrigoni) che si incontrano sul luogo di lavoro, è il loro primo giorno dopo la classica pausa natalizia. Lei non è molto loquace, mentre lui ha più voglia di fare conversazione, si informa di come siano andate le vacanze e si lamenta delle condizioni lavorative, del poco preavviso nell'essere stati richiamati in servizio, della mancanza di tutele sindacali e della difficoltà dei precari. Un argomento comune a molti lavoratori insoddisfatti, forse troppo poco praticato da parte di chi dovrebbe risolvere i loro problemi, non solo fare tante parole.

Mentre il ragazzo borbotta, la ragazza lo osserva, forse più stupita di certi discorsi che arrabbiata dalla lentezza con cui il collega affronta l'enorme chiazza rossa che invade il pavimento che "entrambi" sono stati chiamati a pulire. Sistemata la macchia, ci si deve occupare anche delle numerose sedie presenti: vanno controllate, pulite e spostate con cura, non sia mai che ci sia rimasta "qualcosa". Dal modo di fare di entrambi è chiaro che è la ragazza la leader della loro piccola squadra e che le basta sbattere con forza lo spazzolone sul pavimento perché l'altro smetta (ma per poco) di lamentarsi o di bere e riprenda subito a lavorare.

Dovendo fare qualcosa di così poco creativo, dove la massima attenzione è nel non farsi schizzare addosso la particolare e persistente "sporcizia" rossa, è naturale parlare e parlare e parlare, peccato che lei voglia finire il prima possibile e andarsene, per tornare alla sua vita "normale", dal suo compagno, a progettare una prossima famiglia e comunque allontanarsi da quel luogo così opprimente.

Purtroppo sembra che lo sporco sia persistente e insistente, sembra quasi che aumenti ad ogni passaggio di spazzolone, invece di restringersi. E poi ci sono le tante, troppe, parole del suo collega: inutili, perché non servono a cambiare la loro vita; dannose, perché fanno perdere troppo tempo; pericolose, perché suscitano domande alle quali "altri" potrebbero decidere di dare risposte. Non resta quindi che lavorare con abnegazione, senza chiedersi cosa si nasconda dietro i brevi preavvisi o il motivo per il quale, per pulire un pavimento, si viene pagati così tanto, rigorosamente in nero.

Dopo tutto, sono solamente due insignificanti addetti alle pulizie, tutto il resto non li riguarda. La pulizia è anche quella della loro coscienza. E se le domande rimangono, ed è difficile continuare a fingere che possano diluirsi nell'acqua con la complicità di un buon detersivo, basta il pensiero di averci provato, anche solo a cambiare lavoro (la lettura degli strampalati annunci).

Grazie ad un efficace lavoro sinergico tra le due regie (la teatrale originale e quella video) abbiamo la restituzione di particolari visivi altrimenti difficili da percepire dalla poltrona in platea, cominciando proprio dal pavimento "rosso". Man mano che il gomitolo narrativo si svolge, da spettatori cominciamo a porci le domande su chi siano quei due e soprattutto dove si svolga l'azione.

Sono troppo contemporanei per essere due pulitori del famigerato carcere di Via Tasso di Roma (oggi Museo storico della Liberazione), malgrado il loro scarico di responsabilità (se non lo facessimo noi, lo farebbe qualcun altro) ricordi le inutili giustificazioni avanzate nel corso dei processi all'occupazione nazista; sono troppo italiani perché l'azione possa svolgersi in America latina; è da poco passato il Natale e quindi non può essere il "pestaggio di stato" avvenuto alla scuola Diaz di Genova; ci sembra poco credibile, infine, che possano essere complici (perché questo sono, malgrado non vogliano ammetterlo) di organizzazioni criminali.

E allora sono semplicemente due disperati come tanti che hanno accettato un lavoro, senza mettere attenzione in quello che fanno? Il nostro dubbio o incertezza rimane, ma come sempre vi consigliamo di farvi anche la vostra idea, quando e se lo spettacolo tornerà in scena, come speriamo succeda presto.

Sicuramente piacevole ed efficace l'idea visiva che riesce a rendere merito ad un'ottima scrittura, che si attaglia perfettamente sulla recitazione dei due protagonisti e sulla cura teatrale ascrivibile a tutta la compagine artistica. Si percepisce la volontà di guardare sempre altrove per ricercare percorsi mai banali e mai uguali a sé stessi. Si percepisce la volontà di affrontare un mestiere difficile (quello del teatrante), ignorato da una società che preferisce continuare a non farsi domande, ma che prima o poi dovrà rendersi conto che se il pavimento (culturale) è così malridotto, di sicuro non può essersi "sporcato" da solo. Le colpe, quando sono collettive, non sono di più lieve entità, ma semplicemente più diffuse e persistenti. Se la mancanza di cultura diventa assuefazione al nulla, dopo è veramente difficile pulirla via. Prepariamo gli "spazzolini", forse, siamo appena in tempo.

DUE ADDETTI ALLE PULIZIE
di Chiara Arrigoni
con Chiara Arrigoni, Andrea Ferrara
costumi e scene Giuliana Musso
regia teatrale collettiva Le Ore Piccole (Chiara Arrigoni, Massimo Leone, Andrea Ferrara)
regia video Picsat Abruzzo (Paolo Sideri e Orazio Ciancone)
riprese Erma Pictures
durata circa un'ora, escluso intervallo
riconoscimenti Premio Nazionale Scena&Poesia 2018, Selezione Festival In-Divenire 2018 e Premio Giovani Realtà del Teatro 2018

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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