Ci troviamo in uno squallido ufficio, apparentemente in una sorta di seminterrato, vista l’assenza di finestre. Al suo interno ci sono due giovani, silenziosi e rigidi, che osservano un uomo, solo anagraficamente poco più adulto di loro. Quest'ultimo controlla alcuni fogli, girandoli e rigirandoli tra le dita con l’aria tra l’annoiato e lo scocciato.
Capiamo che Miguel (Andrea Ferrara) e Sarah (Chiara Arrigoni) sono stati convocati per un colloquio di lavoro, che però si presenta immediatamente come qualcosa di molto insolito e ostico. Il selezionatore (Massimo Leone) ha un atteggiamento, fisico e verbale, aggressivo e scostante, ma questa sua impostazione potrebbe anche essere il frutto "deviato" di una moderna strategia comportamentale, appresa dal solito manuale americano di moda tra alcuni HR Manager. Ma è anche curioso e inusuale l’abbigliamento con cui i due candidati si sono presentati: lui con una semplice magliettina e pantaloni sportivi, lei in canottierina e una lunga gonna. Stranamente entrambi hanno rinunciato al migliore degli abiti professionali, abito grigio lui, tailleur lei, il classico “abito da selezione” (cit).
Il "Signor T" attende 30 interminabili secondi, scanditi dal nervosismo delle mani unite sulle ginocchia di Sarah, prima di iniziare a “sentenziare” e sottomettere i ragazzi alle sue ruvide domande. Entrambi farebbero di tutto per ottenere l'ingaggio, questo è chiaro. La cifra promessa è elevatissima e andrà solo ad uno dei due, ma è anche lapalissiano che la prestazione richiesta non è sicuramente facile, probabilmente nemmeno lecita, almeno moralmente. T interroga, mette a nudo (non metaforicamente) i loro corpi, acuendone il senso di disagio; esamina il corpo seminudo di “ragazzina” (mai ne pronuncerà il nome) con cura, e allo stesso tempo con distacco, alla ricerca di cicatrici e “segni sulle braccia”. “Tu sei un po’ troppo secca” è la sua sentenza inappellabile.
Io non ci credo che sei sempre stata così. Ma mi spieghi perché sei così arrabbiata con me / Io sono arrabbiata con tutti, va bene? / Questa rabbia non ti porterà da nessuna parte (Sarah e Miguel)
Il selezionatore ha lo stesso atteggiamento del trafficante di schiavi del XVI/XVII secolo, intento ad esaminare la bocca della merce che dovrà acquistare. Ogni sua scelta, gestuale e linguistica, è fatta per ferire psicologicamente, per annullare la personalità, prova piacere nello scatenare una reazione, sempre scomposta, cui opporsi con la forza che può avere il marionettista nei confronti del suo povero ed inerme pupazzo. "Tu ubbidisci e io comando. Tu ti spogli e io ti guardo mentre ti umili", urla contro Miguel quando, improvvidamente, il ragazzo tenta di resistere e di ritrovare un minimo di "dignità". Tutto questo mentre “ragazzina” continua a guardare in basso, incapace di sostenere lo sguardo, nel tentativo di proteggersi, ma non potendo impedire a T di guardarla, di giudicarla, di non considerarla come un oggetto, inutile e "invisibile", una sorta di portaombrelli quando fuori c'è il sole. Se pungolata, reagisce ma è la tristezza a dominarla, quando non viene sopraffatta dalla rabbia.
Un testo di grande bellezza, drammaticamente attuale e nato da un vero fatto di cronaca del 2016, al quale Chiara Arrigoni si è minimamente ispirata per la sua perfetta costruzione drammaturgica. Alle parole della “scrittrice”, i tre interpreti sono poi riusciti a restituire voce e corpo, movimento ed intensità, realizzando un piccolo gioiello che, a parere nostro, va visto e rivisto, meglio se in spazi raccolti per poter riuscire – con la vicinanza – a cogliere ogni piccola sfumatura, ogni intonazione e ogni minimo ma fondamentale uso del loro corpo come mezzo scenico (da guardare con attenzione anche i piedi, non stiamo scherzando).
Eccellente il lavoro nella sua interezza e sotto ogni aspetto. In circa 60 minuti, che sembrano scorrere in appena 10, abbiamo potuto assistere ad un crudele e spietato scontro tra povertà e rabbia, tra indifferenza e umanità, una storia appassionante con un bellissimo epilogo (che non racconteremo) che scompagina nuovamente le carte, sottraendole al suo inumano cartaio.
Il teatro è emozione, è commozione, è espressione di sentimenti, è tutto e il contrario di tutto, come l’essere umano: in questo caso è l’espressione di una forma di umanità che tutti “dovremmo” essere. Ma non sarà facile, perché purtroppo il teatro è anche e soprattutto finzione, mentre l’essere umano è tragicamente e dolosamente realtà.
m&s ringrazia Luca Cionco, analista comportamentale, per il prezioso contributo.
Le Ore Piccole
presenta
AUDIZIONE
di Chiara Arrigoni
con Massimo Leone, Andrea Ferrara, Chiara Arrigoni
regia Francesco Toto
durata 60 minuti escluso intervallo
riconoscimenti Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2016, Premio Nazionale delle Arti 2017, Milano Off 2017 - Premio Avignon 2018, Swindon Fringe Festival 2018, TrentaTram festival 2018, Premio Farrugo all’Arezzo Crowd Festival 2019









