Cats (recensione)

Tanto vanno i "Cats" al Teatro, che ci scattano gli applausi. Tantissimi quando i gatti sono webberiani

immagine grafica di due occhi da gatto
m&s - la locandina originale di Cats

Chi dice musical dice, dagli anni '70, Andrew Lloyd Webber. E chi dice Lloyd Webber dice inevitabilmente anche "Cats". E quando poi i "gatti" vanno a teatro, non possono che riscuotere tanto successo e ancora di più applausi; soprattutto se arriva anche in Italia, purtroppo solo cinque date a Trieste e cinque a Milano, proprio il musical dei record del compositore inglese - autore di altri hit mondiali come "Jesus Christ Superstar", "Evita" e "The Phantom of the Opera", tanto per citarne solo alcuni tra i più conosciuti - che dall'anno di debutto, il 1981, miete successi e meritati riconoscimenti dovunque nel mondo.

Abbiamo assistito allo spettacolo "originale" (cantato e suonato completamente dal vivo), in tour europeo, con la produzione di Cameron Mackintosh and The Really Useful Group, presentata da David Ian per la David Ian Productions. Nel gruppo dei Jellicle (i gatti del quartiere omonimo protagonisti della storia, tratta da "Old Possum's Book of Practical Cats" di T. S. Eliot) anche un italiano, Filippo Strocchi, nel ruolo di Rum Tum Tugger che si è presentato insieme a Jemina, Macavity, Cassandra, Demeter, Munkustrap, Jennyanydots, e tutti gli altri gatti a Old Deuteronomy (il vecchio capo) per poter scegliere il fortunato da far ascendere al paradiso dei gatti.

Le piccole storie di Eliot (lettere e poesie) che Webber ha trasformato in uno spettacolo musicale acrobatico hanno incantato per due ore e mezza un pubblico formato in gran parte da bambini (con un nostro tacito ringraziamento ai genitori che hanno deciso di educarli così presto al buon teatro), ancora più fortunati, visto che hanno avuto, durante la pausa, il grande piacere (da noi molto "invidiati") di vedersi autografare la cartolina con gli occhi di gatto (la locandina di "Cats") da Old Deutoronomy in "pelo ed ossa", che si è attardato nel suo "compito" da star ed ha aspettato così il secondo atto sul palco, a sipario aperto. Sempre protagonisti i bambini, o meglio una bambina che Rum Rum Tugger ha invitato a ballare (in questo secondo caso l'invidia ha raggiunto vette inarrivabili).

Inutile parlare della bravura degli interpreti - tutti - che hanno spesso strappato risate ed applausi a scena aperta, conquistando grandi e piccini. Occhi meravigliati e bocca spalancata hanno accompagnato le evoluzioni - al limite della possibilità fisica - dell'eccellente corpo di ballo, stupore e meraviglia per l'estrema accuratezza e ricercatezza maniacale di trucco e costumi, uno dei segni di maggior distinzione e di inimitabilità di questa grande visione per occhi e orecchi. La commozione ha poi preso tutto il teatro durante l'esecuzione di "Memory", applauso alle prime note e ovazione al termine (Grizabella è interpretata in questo tour europeo da Joanna Ampil), una hit senza tempo, ma anche banco di prova delle doti vocali di grandi cantanti del passato che devono all'interpretazione di questa "canzone" parte del proprio successo, o implacabili stroncature in caso di flop. Inutile e gratuito fare confronti con la celebratissima Elaine Page, da sempre considerata, da pubblico e critica, inavvicinabile nella parte di Grizabella.

Una proposta, questa originale che il pubblico italiano ha pienamente apprezzato, senza trovare il minimo imbarazzo e difficoltà di comprensione per la lingua inglese. D'altra parte l'opera lirica italiana è celebrata nel mondo nella sua originale versione (anche di libretto), per cui c'è da chiedersi quanto sia valsa la pena, negli scorsi anni, il presentare versioni, adattate fino all'eccesso al gusto (quale?) italiano, di questi grandi e celebrati musical, nati per la lingua inglese e come tali assunti al successo mondiale. Chissà se tra gli spettatori c'è qualcuno che gradisce la traduzione in luogo dell'originale, noi sicuramente non siamo stati tra questi.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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