Frizzante, energica, con il piglio della "dea" della pubblicità che ancora ricordiamo, Nancy Brilli dà voce e volto all’archetipo di donna dal carattere forte e volitivo che diventa espressione della sicurezza e del potere che transita, e rimane, nelle mani delicate del gentil sesso. Giuseppe Marini, uno dei migliori registi emergenti del momento, abituato alle sfide e alle riletture critiche dei grandi classici, che ha curato la regia di “La Locandiera”, capolavoro goldoniano scritto nel 1751, non poteva scegliere miglior attrice, dotata di grande simpatia, ma anche di presenza scenica e di abilità da vera “commediante”, nell'accezione di protagonista della "Commedia dell'arte".
Molte sono state, in passato, le attrici - Da Eleonora Duse ad Adelaide Ristori - che si sono sforzate di impersonare la donna furba ed intrigante, conscia del proprio fascino e delle proprie possibilità, capace di condurre un gioco seduttivo per proprio esclusivo piacere intellettuale, descritta dalle parole di Goldoni. Nancy Brilli è convincente in questo ruolo e in questa produzione, fedele al testo. Una Locandiera comunque anomala, fin dai costumi: un bustino rigido esalta il carattere autonomo e narcisistico della protagonista e una gonnellina rigida senza pizzi e trine come previsto dal settecento goldoniano.
Una Mirandolina contemporanea come proprio voleva il regista Giuseppe Marini: una donna pronta a trarre dalla lotta contro il sesso maschile il maggior vantaggio possibile, come annotato dal regista nei suoi appunti: spietata, modernissima e proto-strindberghiana lotta tra i sessi, “La Locandiera”, oltre a sancire il mio esordio registico nel pianeta Goldoni, non ha mancato di esercitare nel tempo, un lungo tempo, proprio come la sua protagonista, una certa misteriosa malia incantatrice. Mistero che apre oggi delle possibili fessure di comprensione (e interpretazione) in quella sorta di trattato, lucido e precisissimo, sull’egotismo o, meglio ancora, sul narcisismo – o battaglia di narcisismi – che da sempre sembra trovare nella sfera amorosa il suo terreno di applicazione privilegiato.
Il ritratto che Marini fa della sua Mirandolina è il perno attorno il quale ruota tutta la commedia, la donna è una seduttrice non solo nei confronti degli uomini, ma anche nei confronti del suo stesso sesso. E' una donna che parla alle donne, delle donne, dei rapporti con l’altro sesso, della sua condizione di continua lotta tra sessi, del suo essere contesa dai suoi ospiti, del suo riuscire, con l’arte del finto amor, anche a conquistare il cavaliere di Ripafratta, uomo dall’aspetto rustico, allergico all’altro sesso, apparentemente un burbero che però non resiste al fascino della bella padrona della Locanda. Mette quindi in rilievo la parte sociologica della "dramatis personae" (maschere del dramma, personaggi - ndr) che per anni fu messa da parte nella messa in scena della commedia.
LA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni
con (in ordine alfabetico)
Nancy Brilli (Mirandolina)
Fabio Bussotti (Marchese di Forlipopoli)
Giuseppe Marini (Cavaliere di Ripafratta )
Maximilian Nisi (Conte d’Albafiorita)
e con Fabio Fusco (Ortensia), Andrea Paolotti (Fabrizio)
scene Alessandro Chiti
costumi Nicoletta Ercole
luci Michelangelo Vitullo
adattamento e regia Giuseppe Marini







