Love Story (recensione)

Nel 1970 le vicende di Jennifer e Oliver commossero tutto il pubblico cinematografico dell'epoca

Love Story
m&s - Love Story (foto © Rudy Carezzevoli)

Grazie a questa ondata sentimentale generale, il film con protagonisti Ali MacGraw e Ryan O'Neal si accreditò come una delle più intense storie d'amore mai girate. Quello stesso racconto in pellicola, che lo sceneggiatore - Erich Segal - trasformò successivamente in romanzo, ha poi, molto più recentemente (il debutto è avvenuto nel 2010), trovato spazio nei teatri inglesi in forma di musical, scritto da Howard Goodall (musiche) e da Stephen Clark (testi). 

Sostenuto da un convincente cast, è arrivato anche in Italia, sotto la forma di un curato allestimento firmato dalla Compagnia delle Formiche, con la collaborazione di Project Leader e dell'Accademia musicale di Firenze, che presto, speriamo molto presto, dovrebbe tornare in scena per un tour 2017/2018, dopo il breve assaggio teatrale della fine del 2016, avvenuto in sole tre città, quindi con una limitata possibilità di pubblico.

Chi potrebbe pensare, prima di entrare a teatro, di trovarsi di fronte ad una atmosfera cupa e piangente, commetterebbe un madornale errore. Il Love Story teatrale è riuscito a rinfrescare un film considerato (probabilmente a ragione) triste e oramai datato, rispettando l'ambientazione anni '70 con i costumi, ma rendendolo più agile nel testo e addirittura ironico, con piccole e mirate aggiustature.

Il testo - molto conosciuto - della tragica vicenda da amore fra i due studenti americani, di diversa estrazione sociale, si amalgama in maniera convincente nell'alternanza recitato/cantato, con gli innesti di danza che completano il tutto, senza mai sovrapporsi. Bellissime le canzoni (su tutte, dovendo fare una scelta, "What Can You Say?", che apre e chiude lo spettacolo), ottimamente cantate e ben eseguite "live" da un'orchestra da camera di 7 elementi (quintetto d'archi, piano e chitarra), celati sul fondale della scena. Avrebbero tolta attenzione alla scena, ma ci avrebbe fatto piacere riuscire a vederli suonare, ma ovviamente non si può avere tutto. Azzeccata anche la formula dell'atto unico che consente così di non spezzare il racconto, mantenendo sempre e costante il piacere dell'ascolto.

Dovendo cercare, ovviamente per gioco, un difetto, non riusciamo a capire perché grandi storie d'amore e musicali come questa (in buona compagnia con "The Phantom of the Opera" di Andrew Lloyd Webber o con "Notre Dame de Paris" di Riccardo Cocciante) non possano avere il coraggio - o l'incoscienza - di riscrivere in forma sicuramente arbitraria il finale, tramutandolo in un "happy end", probabilmente maggiormente gradito ai cuori più sensibili. In ogni caso NDP è in scena da 11 anni, il Phantom da 30 e ci auguriamo che anche Love Story riesca ad avvicinarsi a traguardi simili.

Le canzoni: "What Can You Say?" - "Jenny's Piano Song" - "Winter's Night" - "Jenny's Piano Song" (Reprise) - "The Recital" - "What Happens Now?" - "Nocturnes (Pre-Echo)" - "Phil's Piano Song" - "Summer's Day" - "Pasta" - "Everything We Know" - "The Tide Has Turned" - "Nocturnes" - "Everything We Know" (Reprise) - "What Can You Say" (Reprise) - "Clapping Symphony".

Compagnia delle Formiche
presenta
LOVE STORY
di Howard Goodall e Stephen Clark
versione italiana Alessio Fusi
regia Andrea Cecchi
collaborazione Stefania Pacifico
scenografia Gabriele Moreschi
con Maria Giulia Olmi (Jennifer) - Davide Sammartano (Oliver) - Fabrizio Corucci (Phil) - Lapo Braschi (Olive Barrett III) - Chiara Materassi (madre di Jennifer) - Claudia Naldoni (Alison)
ensemble Elisa Bisceglia, Benedetta Bottai, Antonio Lanza, Gianni Mini, Riccardo Stopponi
musicisti Marco Baldini, Matteo Canalicchio, Tommaso Faglia, Julio Rafael Fernandez Guerrero, Katia Moling, Kevin Mucaj, Andrea Mucciarelli

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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