Dove la notte brucia di luci artificiali e promesse di bellezza, si consuma l’esperimento di una donna che ha conosciuto l’abisso. La Signora plasma tre figli come opere d’arte viventi, convinta che lo spettacolo possa redimere ciò che la vita ha distrutto. Ma il sogno si rivela fragile, minato dalla ribellione e dalla smania di potere che esplode dentro la sua stessa famiglia.
La trama di Pièce Noire si muove attorno a una figura torbida e maledetta, maitress e proprietaria di locali notturni, che tenta di riscattare la propria esistenza segnata dalla guerra e dalla prostituzione allevando tre creature ambigue. La Signora appare come un uccello – o meglio un angelo – in gabbia, costretto nei suoi stessi ideali e richiami al passato, immagine rafforzata dalla presenza scenica delle gabbie di uccelli collocate lungo le scale della scenografia.
Il suo scopo è trasformare le tre creature in “angeli” di perfezione ed estetica, istruiti al mondo dello spettacolo. Due di loro, Cupidigia e Bramosia, falliscono nell’impresa, ribellandosi e contaminando il sogno materno, mentre le ultime speranze si concentrano su Desiderio, destinato a debuttare in uno dei locali della Signora.
Fin dall’inizio, lo spettacolo definisce la sua atmosfera con un delicato tappeto sonoro di cinguettii, che introduce lo spettatore in una dimensione sospesa tra realtà e artificio. Questo segnale iniziale, apparentemente leggero e naturale, si rivela invece presagio di un mondo costruito su artifici e contraddizioni.
Il lavoro sulle luci si pone come vera e propria drammaturgia parallela. Ogni scena è scandita da variazioni luminose studiate con cura, capaci di generare significati autonomi. I toni soffusi accompagnano i momenti di intimità, quasi a voler proteggere i personaggi dal giudizio del pubblico, mentre i fasci abbaglianti e improvvisi incidono le situazioni più dure, portando in superficie la violenza e la lacerazione interiore. Memorabile la sequenza della violenza: il gioco serrato di contrasti luminosi e la potenza del suono catapultano la platea in uno spazio di disorientamento, dove la percezione stessa diventa strumento narrativo.
La scenografia, improntata a un gusto noir, non si limita a fornire una cornice visiva, ma diventa luogo vivo e mutevole. La scelta di sfruttare in profondità e verticalità il palco apre prospettive insolite, trasformando la scena in un organismo complesso che respira con i personaggi. Alcune azioni si spostano sul fondale, dove si dischiude un ulteriore spazio teatrale, quasi un retroscena rivelato, capace di ampliare la visione e moltiplicare i livelli di lettura, conferendo dinamismo allo spettacolo.
Elemento da sottolineare è l’uso della macchina del fumo, dosato con precisione in un momento specifico. L’effetto non è mai gratuito: al contrario, contribuisce a costruire un’atmosfera sospesa, avvolgente, che rende tangibile l’idea di un mondo instabile, continuamente in bilico tra realtà e allucinazione. Allo stesso modo, i cambi scena a vista, affidati a figure neutre e incappucciate, aggiungono un livello ulteriore di senso. Non semplici transizioni, ma presenze spettrali che ricordano la natura illusoria del teatro e la fragilità del sogno della Signora. I costumi, curati e volutamente eccentrici, dialogano con l'impianto scenico, rafforzando l’aura grottesca che circonda i personaggi. Le linee, i colori e le stravaganze sartoriali disegnano figure al limite del caricaturale, capaci però di restituire la contraddizione tra desiderio di perfezione e inevitabile fallimento. L’insieme, abiti-luci-scenografia, costruisce un universo coerente e visivamente potente.
A sorreggere la dimensione visiva, arrivano le interpretazioni attoriali, tutte convincenti e calibrate. I personaggi appaiono volutamente sopra le righe, caricati nei gesti e nei toni per incarnare eccessi, vizi e ossessioni. Cupidigia e Bramosia si muovono in bilico tra ironia e crudeltà, figure disturbanti che contaminano ogni tentativo di purezza. Desiderio incarna invece la fragilità di chi porta sulle spalle il peso di un’illusione più grande di lui. Al centro, la Signora domina la scena con un’interpretazione intensa, oscillante tra autorità e disperazione. Accanto a loro, Giggino, l’impresario fedele alla Signora, e le due governanti, completano il quadro di una drammaturgia corale che non lascia spazi vuoti, ma nutre lo spettacolo di continue tensioni e contrasti.
Dopo un percorso iniziato prestissimo, quando a soli sei mesi calcava la scena al fianco di Enzo Moscato, Giuseppe Affinito è approdato alla soglia dei trent’anni alla messinscena di un testo a lui particolarmente caro, dimostrando maturità e lucidità, unite a capacità di coniugare rispetto per la tradizione e sguardo personale.
Il linguaggio scenico adottato risulta coerente e visionario: un equilibrio che permette di restituire con forza tanto la dimensione simbolica quanto quella più concreta e drammatica del racconto. Il ritmo registico si gioca tra momenti sospesi e accelerazioni improvvise, alternando passaggi quasi pittorici, di grande suggestione visiva, a esplosioni drammatiche. L’equilibrio tra realismo e simbolismo è mantenuto con cura, evitando derive didascaliche e affidando molto all’immaginazione dello spettatore. Colpisce la coerenza complessiva: scenografia, luci, interpretazioni, costumi e musiche si collocano sullo stesso piano.
Questo equilibrio dona compattezza allo spettacolo e amplifica la sua efficacia visiva ed emotiva. Il finale resta impresso: una scena ormai spogliata, in cui soltanto una sedia a dondolo, illuminata da un cono di luce, resiste come traccia dell’intera vicenda. Un’immagine essenziale e potente, che suggella la parabola della Signora e dei suoi “angeli”, lasciando la platea in una dimensione sospesa, tra fallimento e illusione.
Casa del contemporaneo
presenta
PIÈCE NOIRE
drammaturgia Enzo Moscato
con Giuseppe Affinito, Luciano Dell’Aglio, Domenico Ingenito, Anita Mosca, Rino Rivetti, Angela Dionisia Severino
ideazione scenica, adattamento e regia Giuseppe Affinito
scena Tata Barbalato | costumi Dario Biancullo, Clara Varriale
assistente alla regia Emilio Massa | allestimento e luci Enrico de Capoa, Simone Picardi
ricerca musicale Teresa Di Monaco, Giuseppe Affinito | trucco Vincenzo Cucchiara
parrucco Sara Carbone | foto Sebastiano Cautiero | organizzazione Claudio Affinito
durata 90 minuti escluso intervallo








