Cantando sotto la pioggia (recensione + intervista)

Applausi scroscianti per la versione italiana di Corrado Abbati, il "signore" dell'operetta italiana

Applausi scroscianti come la pioggia sotto la quale canta Don Lockwood, in una delle più famose scene di quello che è stato definito dalla critica il miglior musical di tutti i tempi. Applausi pienamente meritati.

Abbati firma la regia di questa commedia musicale che si avvale - nell'allestimento - della collaborazione dell’inglese “Up Stage Designs” e dei suoi scenografi, Phil R. Daniels e Charles Cusick Smith (d'altra parte per i musical l'Inghilterra detta "legge"), e si riserva la piccola parte del produttore R.F. Simpson che l'autore, regista e attore riesce a caratterizzare talmente bene da "far rimpiangere" i momenti della storia in cui non appare in scena, come spesso accade quando il palcoscenico viene calpestato dai "grandi". Ma potrebbe risultare offensivo non riconoscere la bravura di tutti i protagonisti che hanno ricreato perfettamente l'atmosfera di fine anni '20 con il passaggio cinematografico dal muto al sonoro, colonna portante della storia, senza tradire le aspettative del pubblico nel "rivivere" le emozioni del film con Gene Kelly e Debbie Reynolds (2 nomination agli Oscar, nomination e Golden Globe a Donald O'Connor nel 1953).

Due ore di puro divertimento in cui Don Lockwood (Dario Donda), è passato dal ruolo di muto attore de "Il Cavaliere spadaccino" a quello di attore parlante de "Il cavaliere ballerino" aiutato da Kathy Selden (Cristina Calisi) e dall'amico di sempre Cosmow Brown (uno "snodatissimo" Davide Cervato). Ottimi protagonisti con particolare attenzione e nota di merito sia per Marta Calandrino -  che ha dato vita ad una Lina Lamont dalla voce "gracchiante" anche in una canzone, mai tradendo il proprio timbro originale  - e Carlo Monopoli, nella sua divertentissima interpretazione del regista Dexter dalle grandi doti vocali.

Canzoni come "Singing in the rain" o "Goodmorning" sono state tradotte in italiano senza perdere il senso del musical originale, con integrazioni audiovisive che hanno riproposto spezzoni del film mescolate alle riprese degli attori della compagnia (ovviamente in bianco e nero), per meglio rappresentare le riprese del film con protagonisti Lokwood e Lamont che hanno scatenato le risate del pubblico e, dobbiamo dire, non solo... a volte gli stessi attori in scene esilaranti hanno trattenuto a stento risolini che hanno avvicinato ancora di più la compagnia al pubblico, eliminando la "quarta parete", definitivamente abbattuta con i ringraziamenti finali: tutti sul palco, in impermeabile giallo, a cantare le canzoni più famose.

Uno spettacolo divertente e coinvolgente che ha avuto un prologo con l'incontro, poco prima dello spettacolo, con il Maestro Abbati.

Scontato il paragone con il film: come ha ovviato alle difficoltà di adattere il cinema in teatro?
Ho cercato di rendere il più fluido e teatrale possibile quello che solitamente "scorre" dal punto di vista cinematografico, rimanendo comunque più fedele al musical che al film stesso. C'è stato un primo adattamento nel 1987 al quale ho avuto la fortuna di assistere e la mia riscrittura è stata sicuramente più fedele a quello che al film. Ad esempio Gene Kelly recita la scena sotto la pioggia cantando da solo: qui sarebbe stata "troppo lunga", ed ho aggiunto comparse e balletto di gruppo.

Alcuni affermano che il musical sia l'evoluzione dell'operetta. È d'accordo?
L'operetta è uno spettacolo con supporto drammaturgico a tema "commedia", mentre il musical ha diversi "supporti", a volte anche drammatici. È in realtà la musica che svolge un ruolo differente fondamentale.

Oggi l'operetta è scomparsa dai canali televisivi? Perché?
Nel 1930, con "Il cavallino bianco", l'operetta muore, anche se, negli anni '50 ne sono state filmate alcune in tedesco, perché è lì che c'è sempre stata una maggiore produzione. Da anni vorrei mettere in scena "Gigì", di cui ho i diritti... ma credo che ci sarebbe un riscontro talmente basso...

Le piacerebbe un possibile passaggio televisivo?
Io sono pronto.

Un'ultima domanda. Che cosa va a vedere a teatro?
Vado almeno una volta all'anno a Vienna, a vedere le operette... e anche in Inghilterra, per i musical.

E sorridendo ci congeda. A breve bisogna salire sul palco.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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