Macbeth (recensione)

Prima internazionale per il Macbeth di Giuseppe Verdi portato in scena da Sofia Opera and Ballet

Macbeth
m&s - Macbeth (foto © Sofia Opera and Ballet)

La nuova creazione della regista Vera Petrova, assieme alla giovane e talentuosa scenografa Maria Koleva, ha dato vita a una lettura contemporanea e allo stesso tempo fedele dell’opera verdiana, tratta dall'omonima tragedia di William Shakespeare, con il libretto di Francesco Maria Piave.

La parte musicale - inframezzata da alcune scene narrate, direttamente tratte dal Macbeth shakespeariano - ha reso più profondo e saldo il legame fra il libretto di Piave e il testo originale da cui l’opera è tratta. A guidare lo spettatore lungo tutto il percorso narrativo la figura di un attore-danzatore nei panni di un guardiano infernale, interpretato da Alexander Alexadrov, custode di una serie di chiavi, rappresentanti le infinite possibilità del destino.

La scena, interessante da un punto di vista strutturale, è stata caratterizzata da un grigio antracite dominante in tutte le sue parti, l’architettura tardo medievale del palazzo di Macbeth si esprime così con grandi arcate acuminate che nella loro struttura rimandano sia a dei pugnali (arma utilizzata per commettere i delitti che portano il protagonista al suo tragico destino e la consorte alla follia) sia al serto posto sul capo del regnante, in un efficace gioco di mirroring simbolico.

Costumi essenziali ma arricchiti da dettagli che catturano lo sguardo, in particolare i guanti indossati dalla Lady, di un colore argenteo e costruiti in modo tale da sembrare parte di un’armatura, appuntiti nella parte terminale e certamente parte d un gioco di efficaci richiami con la scena. Un plauso va alla sapiente gestione dell’illuminazione di Andrej Hardijac, che ha reso molto coinvolgenti scene come quella delle apparizioni o il momento onirico dell’overture.

Per quanto riguarda gli interpreti il Macbeth di Venteslav Anastasov é risultato convincente sia da un punto di vista vocale che interpretativo, dando il meglio di sé nell’ultima aria, facendoci ascoltare una voce baritonale matura, sicura e profonda. Alessandra Di Giorgio ci ha regalato una Lady Macbeth molto intensa, di grande presenza scenica e non ha deluso le aspettative nella famosa scena della follia, dove è riuscita a rendere, sia con la voce che con i gesti, tutta la gamma di emozioni provate dal personaggio, che passa dal dolore alla rabbia, dallo smarrimento all’ atroce consapevolezza nel compiere l’atto estremo del suicidio.

Bene anche Svetozar Rangelov, calato alla perfezione nel ruolo di Banco. Ne restituisce la profonda bontà e l’amor paterno quando canta "Studia il passo, oh figlio" rendendoci il senso di paura e di preoccupazione di una padre per il figlio. Il Macduff di Emil Pavlov è una voce giovane ma già ben plasmata che rende giustizia al ruolo interpretato e lo fa brillare nell’unica aria del personaggio, quando racconta il dolore per la perdita della moglie e dei figli. Il tutto avvenuto sotto la bacchetta di Alessandro D’Agostini, che ha guidato l’orchestra con precisione e sicurezza, regalando agli ascoltatori un’interpretazione ricca di colori che ha reso giustizia alla partitura del maestro Verdi. Durata complessiva 3 ore con un intervallo.

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