Li romani in Russia (recensione)

Giorno della Memoria: Il testo di Elia Marcelli non affronta direttamente l'argomento, ma a volte basta anche la vicinanza

Nicola Pistoia e Paolo Triestino in scena
m&s - Nicola Pistoia e Paolo Triestino in Li romani in Russia (foto © media & sipario)

Il 27 gennaio del 1945 il mondo occidentale spalanca gli occhi sulla "soluzione finale": non è più possibile fingere che nulla o poco sia accaduto. Le telecamere impietose restituiscono all'uomo la dimostrazione assoluta della propria malvagità.

La Seconda Guerra Mondiale, malgrado i molti tentativi (maldestri e incomprensibili) di revisione storica, va considerata come un lunghissimo momento di follia collettiva che ha lasciato sul campo tanti milioni di morti ed ha spazzata via tutta la dignità dell'umanità. A distanza di anni, il racconto di piccoli o grandi accadimenti è ancora più importante, addirittura fondamentale, perché le nuove generazioni comprendano quanto - allora - si sia stati pazzi, anche solo nel tollerare "i sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che comanna, che se scanna e che s'ammazza a vantaggio de la razza" (cit. da Ninna nanna della guerra di Trilussa). Con questa necessità assoluto del ricordo da perpetuare Marcello Teodonio, autore dell'adattamento, introduce quello che poi il pubblico da lì a poco potrà vedere, in una data molto particolare: il Giorno della Memoria.

Drammaturgia (teatrale e cinematografica), letteratura e musica hanno spesso affrontato in modo diretto ed esplicito l'argomento, contribuendo così ad alimentare quel flusso di coscienza necessario che rende il simile a me mai diverso da me. Un eccellente modo è sicuramente questo, un reading prezioso anche per la qualità dei suoi tre protagonisti, che abbiamo già applaudito in altre situazioni teatrali e che non mancheremo di fare nuovamente. Lo spettacolo - in precedenza lo abbiamo già applaudito nella messa in scena di Simone Cristicchi - è tratto dal poema in versi di Elia Marcelli, che visse in prima persona la Campagna di Russia, l'entusiasmo di tanti, la rassegnazione di molti altri e l'incoscienza di tutti, completamente impreparati nell'affrontare un "nemico" che aveva dalla sua la conoscenza del territorio, ma soprattutto l'inverno. Nicola Pistoia e Paolo Triestino danno corpo e sentimento a tutte le voci maschili, mentre Elisabetta De Vito interpreta - leggermente sacrificata, perché allora la guerra era ancora "cosa" da uomini - tutte quelle femminili, vittime ancora più innocenti di tanta collettiva follia.

Li romani in Russia non è solo una testimonianza attendibile di chi c'era (ovviamente ci riferiamo all'autore), resa più "leggera" (a anche incisiva) dalla scelta del dialetto romano e dell'ottava. E' anche - al pari di brevi componimenti musicali - un concreto grido contro la mancanza di umanità, la consapevolezza e l'indifferenza. L'annuncio della mobilitazione, i preparativi per la partenza, le madri e le fidanzate unite in un unico abbraccio di lacrime alla stazione, il lunghissimo viaggio in treno con le temperature che si abbassano e si abbassano, fino a diventare insopportabili. L'impatto con la morte è reso ancora più tragico dalla consapevolezza che la crudeltà (delle SS) non ha veramente limite e non basta considerare che "gli italiani sono diversi" per cancellare l'orrore delle fosse comuni, dove vengono gettati anche i bambini, colpevoli solo di essere nati dalla parte sbagliata della camera a gas o il pigiama con le righe sbagliate.

I tre interpreti sono perfetti nel bilanciare con la loro professionalità i pochi momenti umoristici che il racconto in versi riesce a trasmettere. Lo spettacolo è duro, coinvolgente e sentimentalmente impegnativo, sia per chi determinati racconti li ha ricevuti nella realtà da bambino da parte di chi - fortunatamente - è riuscito a tornare indietro, sia da parte di chi li ha semplicemente letti in un libro di storia. Li romani in Russia è un modo nobile con cui la cultura cerca di non dimenticare il proprio passato, di fare conoscenza nel tentativo che l'inumanità non ritorni più, malgrado la stupidità (il sostantivo corretto è altro, ma l'educazione ci impone di non usarlo) di alcuni, anche di chi - per decenza e per ruolo - dovrebbe almeno fingere di non essere infastidito dalla vita altrui. Dal fastidio allo Zyklon B il passo non è così ampio come si è portati a pensare, basta un attimo.

LI ROMANI IN RUSSIA
di Elia Marcelli
adattamento teatrale di Marcello Teodonio
racconto per voci e musica con Nicola Pistoia, Paolo Triestino ed Elisabetta De Vito
musiche originali eseguite dal vivo da Pino Cangialosi (al pianoforte)
con Sara Natalizi (al flauto traverso) e Michele Secci (al clarinetto)
a cura di Stefano Messina
produzione Diaghilev
durata 70 minuti senza intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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