Il tandem William Shakespeare e Giuseppe Verdi, grande binomio per molte opere della lirica, ma cosa succede ad un grande classico se viene rimescolato - meglio frullato - dagli Oblivion?
Sì, si sa, quest'anno è il bicentenario della nascita di Verdi (ed anche di quella di Wagner) e il libretto dell'opera "Othello" o Otello senza H, di Verdi lo ha effettivamente scritto Boito. Ma perché "limitarsi" al puro rifacimento dell'ormai conosciutissima (anche da chi non l'ha vista) opera quando si possono prendere i versi di Shakespeare, la musica di Verdi, i Queen, Ligabue, Vasco, la Disney, la bravura degli Oblivion e shakerarli fino ad ottenere uno di quei cocktail in cui tutti gli ingredienti sono mescolati ma non confusi? Uno di quei cocktail che non puoi fare a meno di guardare tanto è esteticamente bello chiedendoti: "Ma se è shakerato, come fanno i colori a rimanere tutti divisi?" E' più o meno questo quanto emerge da "Othello, la H è muta".
Sotto gli occhi vigili dei ritratti di Giuseppe Verdi e William Shakespeare, che campeggiavano sullo sfondo della scenografia, i cinque artisti che formano gli Oblivion - Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli - hanno dato vita alla gelosia del Moro di Venezia, inizialmente chiamato "Nutello" ma anche "Diversamente biondo" - si sa, il politically correct impera - che, manovrato da Iago, arriva a uccidere Desdemona, credendo che lo tradisca con Cassio. E tutto a causa di un "fazzolettino" che, nei versi di Shakespeare viene da "(...) una zingara egiziana (...). Nel suo tessuto c'è virtù magica; una sibilla che aveva contato sulla terra duecento volte il corso annuo del sole, lo ha ricamato durante un'estasi profetica. E i bachi che ne avevano fatto la seta erano sacri. Ed esso fu tinto con i colori che esperti dell'arte ricavavano da cuori mummificati di vergini".
Otello, interpretato da Lorenzo Scuda, passa rapidamente da Ligabue a Vasco Rossi, non dimenticando di complimentarsi con Desdemona, una divertentissima Francesca Folloni, per la pettinatura a "cignon", mentre Cassio, Fabio Vagnarelli, cantando canzoni da osteria, si fa intrappolare dalla ragnatela costruita ad arte da Iago, nelle cui vesti da "mimo" eccelle Davide Calabrese, e dalla moglie Emilia, Graziana Borciani.
In una scena spoglia, il cui unico elemento è un letto che si trasforma all'occorrenza, come gli artisti, in un tavolo o nella nave dei Veneziani, anche il Maestro Denis Biancucci al pianoforte che diventa parte integrante dello spettacolo, interagendo spesso con i personaggi o "prendendo iniziativa" per alleggerire i momenti più drammatici.
Tra una canzoncina ed un'aria, tra un monologo alla Piero Angela ed una citazione alla politica non manca un delizioso omaggio da parte degli Oblivion a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini con Iago ed Emilia che ripropongono l'ormai indimenticabile "Sono stufa, sempre tu ed io, io e te..." a letto, con lo "spostamento di coperte".
Una performance che conferma la bravura dei cinque Artisti, sicuramente da scrivere con la A maiuscola, ottime doti vocali, capaci di presentare Manzoni in dieci minuti, Dante in sei, ma anche di calamitare l'attenzione di un teatro pieno per un'ora e mezzo abbondante. Anche Verdi e Shakespeare, ne siamo sicuri, sarebbero stati soddisfatti...








