Le mattine 10 alle 4 (recensione)

Il testo scritto e diretto da Luca De Bei ha come primo merito quello di non lasciare indifferenti

È uno spettacolo che - a distanza di ore - ritorna alla mente e costringe a confrontarsi con la realtà, purtroppo peggiore della messa in scena. Quella realtà che esiste, ma si preferisce non vedere, quella che non trova spazio nei telegiornali o nei vari programmi tv, se non quando è ormai troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Forse perché troppo cruda, come la vita di tre ragazzi della periferia romana che nel buio del mattino, quando mancano dieci minuti alle quattro, si incontrano alla spoglia fermata dell’autobus di una borgata.

È qui che inizia la loro giornata di lavoro e la loro amicizia. Ciranda (Federica Bern), detta Cira, fa le pulizie, William (Riccardo Bocci) e Stefan (Alessandro Marventi), “rumeno de Roma”, lavorano in un cantiere edile. Cosa li accomuna? Il lavoro in nero, pericoloso e sottopagato, ma anche sogni e ambizioni, la speranza di una vita migliore e il "bomber" - di plastica, imitazione di quelli di marca e costosi - indosso.

Originale e mai scontato, il testo di Luca De Bei (che firma anche la regia) racconta al pubblico la vita dei tre ragazzi attraverso battute e sorrisi amari. Costretti a crescere troppo in fretta, in una società dai ritmi frenetici, ripiegata su se stessa, che guarda ma non vede, che sente ma non ascolta; Cira, Will e Stefan rappresentano la solitudine dei nostri tempi, quella della porta accanto, ma comunque molto lontana da noi.

E' la semplice scenografia con la sua scheletrica pensilina a divenire metafora dell'esistenza dei tre ragazzi, una vita piena di incertezze, di vissuto alla giornata, di debolezze, di privazioni, di ingiustizie. Le luci dell’autobus, accecanti e fastidiose, sembrano sfidare gli spettatori a non chiudere gli occhi, a non voltarsi dall’altra parte. Perché in fondo lo sanno tutti che non esiste la famiglia del "mulino bianco", che la realtà non è quella bella e confezionata che i mass media propinano fino a illudere, che è l’egoismo a vincere quando non puoi vivere, ma provare a sopravvivere. La vicenda è fatta anche di "vuoti" coraggiosamente non riempiti, di lunghe attese in attesa del passaggio dell'auto (declinato romanamente al plurale: "auti"), di quel mezzo che ogni giorno decide, unico arbitro al loro posto, come le vicende dei protagonisti debbano dipanarsi. Perché se ti alzi alle 3 e mezza per andare al lavoro, nella vita non può succederti molto altro, se non perdere l'autobus per riacquistare il valore del giorno, della luce del sole (anche se in cambio di una indispensabile giornata di paga).

Ottima la performance degli attori, con una interpretazione veritiera, convincente ma mai esagerata. Nulla è lasciato al caso, dall'abbigliamento al rumore cittadino di sottofondo, che contribuisce a immergere il pubblico nel contesto. Sono anche queste le storie che vogliamo sentirci raccontare. A dimostrarlo è il successo che lo spettacolo ottiene da quattro anni a questa parte. Il merito? Riuscire a parlare all'anima, sciogliendo quella corazza che tutti indossiamo per affrontare la vita di ogni giorno.

LE MATTINE 10 ALLE 4
di Luca De Bei
con Federica Bern, Riccardo Bocci, Alessandro Casula
scene Francesco Ghisu
costumi Sandra Cardini
luci Alessandro Carletti
suono Marco Schiavoni
regia Luca De Bei
ufficio stampa Margherita Fusi & Maya Amenduni
riconoscimenti premio Golden Graal 2010 e Le Maschere del Teatro 2011

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Scrivere mi piace, ma correggere i testi di più. Se mi cerchi e non mi trovi, è probabile sia andata a caccia di refusi. Quando non ho la penna rossa in mano, elaboro strategie per i social.
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