Se ti sposo, mi rovino (recensione)

Una commedia che continua a mietere tante vittime sotto il suo palcoscenico: gli spettatori "morti dalle risate"

il cast femminile della commedia
m&s - il cast femminile della commedia (foto © media & sipario)

Se fosse il protagonista di una commedia americana degli anni '60, Marco Cavallaro potrebbe essere assimilato a Tony Randall o a Gig Young. Per gli anagraficamente troppo giovani lettori (o spettatori) i precedentemente citati attori erano considerati la "spalla" d'eccellenza dei più conosciuti Rock Hudson, Cary Grant o Tony Curtis (che comunque non disdegnava ruoli da coprotagonista).

In realtà sia Young che Randall erano l'incarnazione cinematografica del capocomico (figura professione del teatro con la quale, in passato - ma anche adesso e Cavallaro ne è la prova vivente - si identificava la direzione artistica e legale di una compagnia teatrale, con la responsabilità della scelta del copione da inscenare, dell'ingaggio degli attori e della messa in scena) e senza la loro presenza, i forse più sexy Hudson, Grant e Curtis (Cavallaro ci perdonerà) avrebbero perso molto del loro smalto... Magari non il loro fascino, ma la battuta scritta o "imbeccata" con l'espressione ed il tono giusto in certi film avevano sicuramente il loro peso e rendevano queste commedie gradevoli e "leggere", quanto bastava per trascorrere due ore al cinema senza pensieri, ma uscendo con qualche battuta "impressa nella mente" e per molto tempo.

Fra tutte potremmo citare quella del Comandante Matt Shermann - alias Cary Grant - in "Operazione Sottoveste" di Blake Edwards: "Quando una ragazza ha meno di 21 anni è protetta dalla legge, quando ha superato i 65 è protetta dalla natura. A qualsiasi età intermedia, è caccia libera." Chiunque, avendo visto questa pietra miliare e fondamentale della cinematografia del 1959, la dovesse leggere, anche ora, avrebbe chiaro in mente il fotogramma della commedia e accennerebbe sicuramente un sorriso.

Per questa commedia crediamo non ci sia bisogno di scrivere qualcosa di diverso rispetto a: "Luce! Buio!". Chiunque abbia assistito ad una delle rappresentazioni, non potrà che mettersi a ridere, ricordando la bravissima Ramona Gargano nelle vesti della svampita "sciampista" Melissa e chiunque abbia avuto la sfortuna di non aver ancora fatto parte dei "morti dal ridere" disseminati nei teatri ad opera di Cavallaro, non potrà che esclamare "Non ho capito!", suscitando ancora più ilarità tra gli spettatori.

Ilarità che ha riempito la sala dove abbiamo rivisto SE TI SPOSO, MI ROVINO e che si è veramente propagata a macchia d'olio anche per merito (ma non solo) di una spettatrice che Cavallaro ha ringraziato pubblicamente per la risata contagiosa. Talmente contagiosa da costringere anche gli attori a fermarsi durante una delle scene più esilaranti perché "innescati" a loro volta da questo travolgente divertimento. "E' una storia che avevo nel cassetto da tempo, ma non mi aveva ancora del tutto convinto", ci aveva raccontato in una breve intervista prima del debutto. "Poi ho dato l'autorizzazione a portarlo in scena a un'altra compagnia e vedendolo realizzato da loro, ho capito come - per farlo io - andava modificato, ed ora eccolo qua".

E come si può non ridere e non applaudire un meccanismo ben oliato come quello messo in scena dallo sconosciuto (così dice di sé stesso) attore/autore/regista? Nei panni di Ugo, il maggiordomo di Franco (Alberto Barbi), cura la casa, ma soprattutto gestisce la vita privata del ricco padrone/imprenditore, talmente sensibile al fascino femminile da avere ore, giorni, settimane, mesi scanditi dagli appuntamenti - Signore, lei ha appuntamenti fissati almeno fino al 2020 - con donne diverse. Quattro ricorrono costantemente, alternando i giorni della settimana: Melissa (Ramona Gargano), Camilla (Ludovica Bei), Luisa (Olimpia Alvino) e Amalia (Valentina Tramontana). Le quattro fidanzate "precarie" (ignare l'una dell'altra) si ritrovano nella stessa casa per organizzare il proprio matrimonio con Franco il quale, in un momento di estremo romanticismo, ha chiesto ad ognuna di loro di sposarlo. Il ritmo serrato, entrate ed uscite degli attori perfettamente sincronizzate fanno il resto per una commedia che grazie alla scrittura, ma anche all'adattabilità della battuta improvvisata rispetto al momento sociale che si sta vivendo, si regge in piedi da sola, strizzando l'occhio ai tempi serrati del cinema.

Le quattro protagoniste femminili dimostrano intelligenza nel non "intralciarsi" né da un punto di vista di presenza scenica, né da un punto di vista di "protagonismo". Plausi quindi alla gestione femminile (non solo nei panni di Ugo) operata da Cavallaro che è riuscito ad esaltare le caratteristiche versatili di ognuna di loro: la Gargano dà vita ad una Melissa assolutamente credibile nel suo essere una "Alice nel paese delle meraviglie"; la Alvino, una casta e "golosa" Luisa, riesce a passare dalla calma propria di una "paciosa ragazza" alla freddezza di chi si ingegna per cercare una vendetta (che va servita fredda), la Tramontana è perfetta nel ruolo di "malata" di fitness dalla battuta pronta e la Bei è la donna d'affari che sa essere appassionata e tenera con il proprio uomo, in questo caso uno scanzonato Barbi, l'eterno Peter Pan che invece di seguire la propria ombra preferisce seguire le Trilly del momento. Cos'altro aggiungere se non che aspettiamo con trepidazione che dalla "penna" di Cavallaro escano le battute di un'altra commedia come questa?

SE TI SPOSO MI ROVINO
una commedia di Marco Cavallaro
con Marco Cavallaro, Ramona Gargano, Olimpia Alvino, Ludovica Bei, Valentina Tramontana
e Alberto Barbi
scene Amodio
costumi Marco Maria Della Vecchia
aiuto regia Teresa Calabrese
durata circa 120 minuti compreso intervallo, ma escluse le tante risate.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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